15° sett.:”Il cappello”

By on 15 marzo 2007

Daniel Pennac ci insegna che il verbo “leggere” non sopporta l’imperativo. Neppure il verbo “amare”. “Votare” sì, nei manifesti e nei santini va coniugato così. Oppure – peggio – ma succedeva maggiormente in passato: “scrivi!”, non mi importa se hai coscienza dell’atto, l’importante è che “scrivi” il mio cognome.

L’imperativo. Comincio a sentirne il clima; e comincio a soffrirlo. Il reality volge al termine e le nominations sono sempre più impietose: ogni personaggio agonizzante, prima di essere tirato fuori del tutto, scalcia alla cieca senza ritegno, nel disperato tentativo di acchiappare qualcuno rimasto e lasciare una minima traccia, fosse anche un livido, a chi prosegue il percorso. Mi aspetto tanto dalle primarie del centro destra, mi aspetto sorprese, anche se a mio avviso la partita è apertissima per tutti e tre.
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Li vedete qui fieri, in cerca della Vostra fiducia: “Perchè aspettare? Castelbuono che cresce con il Tuo Sindaco“. Li cito d’un fiato per non far torto a nessuno e perché gli slogan di questo tipo vivono bene insieme. Come loro del resto, che per adesso sembrano più uniti dei fratelli siamesi; che a vederli domenica nel palco alzarsi la mano a vicenda verrebbe voglia di averli sindaci contemporaneamente.

E insieme anche Sandro Bonomo, Nuccio Di Napoli e Rosa Gentile. Ma anche Rosario Bonomo – noi siamo clementi – e Mario Cicero, ovvio. Otto sindaci sotto un tetto, basta che però ce la smettiate tutti voi, partitini partitoni e partitelli, a vedere il nostro mondo sotto l’unica lente elettorale, che distorce ogni cosa, ogni fatto, ogni iniziativa. Voialtri convinti che noi tutti siamo come voi: bramosi di fare i “politici”, in eccitazione da elezione e che se diciamo “biz” è per piacere a quello o ammorbidire quell’altro. Molti di voi si sorprendono che c’è gente che fa, gente che ha sempre fatto, di tutto. Sapete che vi dico? Io voterò chi ha sempre fatto e fa per natura. Per propensione naturale. E ve lo consiglio pure: se conoscete qualcuno che “fa”, spronatelo a candidarsi. E poi votatelo. Serve questa gente, non castelbuonesi che vedi in giro solo “a tempo di elezioni”, che rispuntano come funghi mutanti e votanti. Mozzicate la mano a chi elemosina il voto: interrogatelo, chiedetegli perché. Fatevi convinti solo se il pretendente è realmente in grado di convincervi. Io farò così. Nel frattempo resterò a guardare questo teatrino, e continuerò – fino alla settimana successiva al responso delle urne di maggio – con questi cari Insindacabili. E indosserò spesso un cappello di sicurezza.
Ma ci pensate? Chissà cosa ci aspetta. Chissà se a sinistra troveranno una mezza intesa: chissà se gli ex di Rosa Gentile convergeranno sul Nuccione Di Napoli o sul Marione Cicerone…

A proposito di Michele Spallino

4 Comments

  1. obiettivo

    15 marzo 2007 at 18:56

    Estratto da “Il Gattopardo”

    (?) adesso non voglio discutere se ciò che si è fatto è stato male o bene; (?) ma voglio dirle subito ciò che Lei capirà da solo quando sarà stato un anno fra noi. In Sicilia non importa far male o far bene; il peccato che noi Siciliani non perdoniamo mai è semplicemente quello di “fare”. Siamo vecchi, Chevalley, vecchissimi. Sono venticinque secoli almeno che portiamo sulle spalle il peso di magnifiche civiltà eterogenee, tutte venute da fuori già complete e perfezionate, nessuna germogliata da noi stessi, nessuna a cui abbiamo dato il ‘la’; noi siamo dei bianchi quanto lo è lei, Chevalley, e quanto la regina d’Inghilterra; eppure da duemila cinquecento anni siamo colonia. Non lo dico per lagnarmi: è in gran parte colpa nostra; ma siamo stanchi e svuotati lo stesso.” (?)

    Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo

    E’ bello l’incitamento che arriva da Michele sul “Fare”, sul premiare chi ha sempre fatto, in silenzio e a passi leggeri, a premiare la “storia” delle persone piuttosto che l’entusiasmo interessato della contingenza elettorale.
    Di molti non sappiamo granchè, non li abbiamo mai visti pertecipare alle tematiche sociali/culturali nell’interesse collettivo, non li abbiamo visti vicini neppure col saluto …o col sorriso!
    Adesso tutti si muovono, si agitano, si dimenano tra un bar e una piazza, tra una stretta di mano e un abbraccio d’occasione.
    Saremo capaci di leggere dietro, di leggere oltre?
    Chi ha sempre fatto continuerà a fare, i giovani puliti continueranno a sognare e vorranno superare le strumentalizzazioni feroci e ciniche di una politica subdola!
    Forza giovani, apriamo gli occhi, leggiamo i fatti, guardiamo avanti …a una Sicilia non più “reietta e irredimibile”, ma ad una Sicilia leale, seria, capace di costruire il suo futuro con il coraggio e con la fatica giornaliera, lontano dai clamori di un nuovo già vecchio prima di nascere!

  2. ophrys

    17 marzo 2007 at 11:21

    Per manuale Cencelli s’intende una formula algebrico-deterministica per regolare la spartizione delle cariche pubbliche in base al peso elettorale di ogni singolo partito o corrente politica. È attribuito a Massimiliano Cencelli, un funzionario della Democrazia Cristiana.
    Durante la cosiddetta prima repubblica italiana, il manuale Cencelli sanciva quanti e quali posti o cariche dovessero essere assegnati a soggetti appartenenti a ciascun partito e, all’interno di questo, a ciascuna sua corrente. Per esempio, in occasione della formazione di un nuovo governo, specialmente per un governo di coalizione, vi era un nutrito numero di cariche da assegnare o riassegnare (ministri, sottosegretari, direttori generali, funzionari speciali, presidenti, amministratori e consiglieri di enti e società partecipate, e così via) in funzione delle mutate condizioni politiche del momento.
    Il manuale Cencelli fungeva da “norma regolatrice”, così che nessuno dovesse avere da recriminare, secondo valori fissi in base ai quali le cariche assegnabili erano soppesate qualitativamente (pare, per esempio, che un ministro valesse due sottosegretari e mezzo). All’interno della cosiddetta “quota” di cariche spettanti a un dato partito, le correnti di quello stesso partito si spartivano le cariche in proporzione del numero di tessere dei rispettivi capicorrente.
    Tale manuale non sarebbe mai stato formalizzato in una vera pubblicazione, anche se si favoleggia che fosse distribuito in un vero e proprio pamphlet, la cui circolazione era strettamente riservata agli ambienti della politica italiana.
    Poi venne la seconda repubblica e con essa il manuale Cencelli divenne una formula ripudiata e disprezzata a parole però, SOLO a parole!!! Perchè la prassi è rimasta identica ed ai tavoli della politica Centrale e Perifierica il manuale Cencelli fu sostituita dall?espressione ?….per opportunità politica è necessario che le diverse sensibilità vengano rappresentate……?
    E quì il valzer delle poltrone, delle nomine ma SOPRATTUTTO dell?ipocrisia……

    Mi piace l?idea di un manuale Cencelli legato all?età, alla freschezza mentale ed alla competenza per cui la prossima Giunta dovrebbe essere Under 40 e le Istituzioni Museali nella figura del Presidente rappresenti da 2 studenti un liceale al Museo Civico e un agrario al Minà Palumbo (tanto il presidente ha funzione di rappresentanza, è il direttore la mente pensante insieme al Consiglio di Amministrazione!).

    Così si valorizzano i Giovani, non con le spaghettate….e TUTTI vissero felici e Cencelli!

    p.s.: se un ministro valeva due sottrosegretari e mezzo, quale sarà il rapporto fra Presidente di un Museo e Assessore di una Giunta???????

  3. golaprofonda

    19 marzo 2007 at 12:00

    il cencelli da noi è pronto (che schifo!):vicesindaco pappalardo, assessore botta,assessore castiglia,assessore tumminello jr,presidente del consiglio allegra.

  4. testa-fina

    19 marzo 2007 at 13:22

    Mi dispiace golaprofonda ma sei male informato.dimentichi la lista civica che quasi sicuramente convergerà con “castelbuono unita” (vicesindaco Sandro Bonomo?).il bello deve ancora venire, per ora gustiamoci questo bagno di democrazia che Castelbuono ci ha regalato.

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