Vox populi, vox dei (curtigliari).

Il curtiglio è lo sport ufficiale del Villaggio. È un gioco di squadra che si fa con le parole. Appartiene alla famiglia dello scarabeo solo che mentre quest’ultimo è un gioco da tavolo, il curtiglio è un gioco principalmente da balcone o da piazza. Si gioca almeno in due e consiste nel diffondere voci che suscitano in chi ascolta, meraviglia e incanto esponenzialmente crescenti.

Così come una palla di neve si ingrossa man mano che scende a valle trasformandosi in valanga, così il curtiglio si ingrossa man mano che scende verso la Fiumara trasformandosi in una palla (o balla per i nordici).
Si parte dall’assioma che le parole sono pietre per costruire strutture verbali enormi. Lo scopo del gioco è riuscire, pietra dopo pietra, a ingrossare la voce sempre di più, finché non si viene proclamati “soprani” per acclamazione o “lapidati” per diffamazione. Ai soprani, maestri nel girare la pietra sette volte, vengono cambiati i connotati e conferita la cittadinanza onoraria di Petralia Soprana.
Fondamentale alla fine della buona riuscita del gioco, è la padronanza della tecnica di diffusione del curtiglio che può avvenire secondo due criteri. Il primo è per strasentimento da assonanza, tecnica molto comune tra gli anziani, dove la frase “oggi si sposa Fiorella” si trasforma in “Moggi si scopa mia sorella”. Di solito queste voci vengono smorzate al primo tentativo di diffusione vista la testata inaffidabilità della fonte.
Il secondo criterio di diffusione è quello per accrescimento iperbolico. Si inizia da una notizia presunta, una semplice frase composta da soggetto, verbo e complemento. A questa ognuno aggiunge del suo, a piacere. Tanto più piacere ci si mette, tanto più si avranno esiti pirandelliani.
L’inizio del gioco viene sancito dal catartico U sintisti?”. Questo incipit provoca nell’interlocutore di turno tutta una serie di effetti collaterali come lo spalancamento e successiva paralisi della cavità orale e, nei casi più gravi, l’inibizione del respiro e del battito cardiaco sottolineato dalla tipica frase “Morta sugnu!”.
Affinché la fonte possa dar vita alla propria opera di accrescimento iperbolico è necessario che essa prenda debite precauzioni proferendo l’impersonale “Dici ca…”, tipico espediemente atto a garantire l’efficacia del divenire curtigliesco e a preservare la fonte da eventuali linciaggi. Capita però che l’interlocutore si insospettisca dubitando dell’attendibilità della notizia (“Cu t’u dissi?”), ed è qui che si vede la bravura del vero curtigliaro che, abilmente, delega la fonte a terzi a lui ovviamente ignoti (“U dicivani no varvieri” oppure “U sintii a chiazza”).
Il curtiglio è un gioco altamente pericoloso. Per la qualità dei temi trattati e l’accuratezza dei particolari descritti è caldamente sconsigliato ai minori di 18 anni. Al Villaggio questo sport vanta un gran numero di tesserati. La sede locale della “D.C.CA” (Diffusione Certificata Curtiglio Autorizzato), si trova proprio nella piazza principale del Villaggio e rende onore al Barbiere di Siviglia considerato il padre fondatore del Curtiglio moderno.


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Vedi anche:

  • Prove tecniche di profezie
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    3 Responses to “Vox populi, vox dei (curtigliari).”


    1. 1 dorideni

      Forse perché non mi sono mai sentito un castelbuonese nella “castelbuonesità” intesa in questo forum.
      Io nel “curtigghiu” ci sono nato, e mio malgrado, l’ho pure alimentato, e sinceramente, è un“gioco” che non mi piace. È un killeraggio continuo, la gente parla e commenta per sentito dire, cose che non ha mai visto, nè vissute. Eppure ne parla come se fosse l’unica persona in grado di raccontare come realmente fosse andata la vicenda.
      Con il “curtigghiu” succede di tutto: liti familiari, amicizie frantumate, amori dissolti, rapporti disgregati. Perfino atti criminali vengono commessi per “sentito dire”.
      No amici, questo è un aspetto della castelbuonesità. e direi di tutto il meridione, che non mi piace, e non ne farei un gioco o un culto, così come lo vuole proporre Luca e non c’è motivo di scomodare Pirandello, lui scriveva tutt’altra cosa.
      Sarebbe opportuno “curtigghiari” meno ed evitare, per gioco, di coinvolgere persone in processi kafkiani.
      Di che dobbiamo compiacerci della nostra abilità di “curtigghiari”? Che poi, se messi di fronte all’interessato del “curtigghiu” ce ne usciamo: “mà, io nenti ’ni sacciu. ‘U sintii diri”. E viene fuori l’altro aspetto negativo della nostra sicilianità: l’omertà.
      Buon anno a tutti

    2. 2 Luca Di Garbo

      Suvvia per ischerzo! (cito Belcredi visto che di Pirandello ne mastichi). Lungi da me proporre il curtiglio come un gioco o un culto. Semmai i miei sono veniali intenti di “satira preventiva”.
      Son d’accordo con te circa gli esiti, spesso nefasti, del chiacchiericcio selvaggio e capisco che il tema meriterebbe ben altra trattazione, ma questo non penso impedisca di vedere la cosa secondo un’ottica differente, la mia, senz’altro “strabica” ma non miope.
      Purtroppo non faccio il sociologo ma per mestiere gioco con la parola. Quindi, come vedi, “perfettamente secondo il gioco delle parti”.

      Buon anno anche a te.

    3. 3 sempre di passaggio

      bhe che il curtiglio sia una realtà castelbuonese è sicuramente insindacabile…a tale proposito un’anziana una volta mi racconto una strana leggenda secondo la quale furono le nostre donne che scoprendo (curtigliando)l’amore del principe venitmiglia per una donna furi dal matrimonio lo costrinsero minacciando di svelare tutto, a intessere la cittadina di cortili… luoghi dove poter curtigliare e i cortili in onore al curtifglio furono appunto chiamati CURTIGLI(Singolare)

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