93° Giro Podistico: la corsa più antica d’Europa nelle parole del Prof. Lorenzo Palumbo

By on 26 luglio 2018

Condividiamo lo splendido testo pubblicato da Lorenzo Palumbo in un post su Facebook, dedicato al Giro Podistico che si terrà tra poco sulle nostre strade. Ci ha fatto ridere e riflettere, e soprattutto ci ha ricordato perché una corsa come il Giro, in cui sono davvero talento e impegno a fare la differenza per la vittoria, sia importante nel mondo di oggi.
Riproponiamo anche “Curri curri picciriddra”, il brano dedicato al Giro Podistico che mostra la storia e i personaggi iconici della corsa.
Buon Giro a tutti!

C’è un posto nel mondo emerso dove ogni anno, da un secolo, si organizza una corsa a piedi per le strade. E così ogni anno si radunano dietro il nastro di partenza bei giovanottoni che vengono da ogni parte.
Scarpette colorate, gambe di marmo levigate e lucide di corpi nerboruti, scomodissimi alloggi per trigliceridi e colesterolo.
Assiepati e scalpitanti come cavalli dietro i tornelli, gli atleti sono dentro una melassa di gente, caldo, gelati, bancarelle, telecamere, amplificatori come fossero artiglieria pesante, transenne, vigili urbani, speakers modello venditore di angurie che declamano imprese mirabolanti e signorine coscialunga con trucco da combattimento.
D’un tratto, alle 7 della sera un botto e via, si parte, si va sulle pietre del paese in cui ci sono settanta associazioni culturali che non ricevono soldi da nessuno, ma hanno un programma annuale di iniziative che manco l’Operà di Parigi, si fa per dire.
Si arrampicano per l’erta di San Francesco correndo come una piccola valanga che sale, come disse il generale Cascino ai fanti della grande guerra, tutti insieme bianchi e neri, la fatica la vedi sempre allo stesso modo sulla faccia di ciascuno di loro, è la fatica dell’uomo che cerca di salvare se stesso e gli altri dalla quotidianità, dalla routine, dal vuoto che ognuno di noi ha dentro.
Balconi e porte delle case spalancate, ogni spazio intorno ricolmo di gente che applaude e incita chi scappa lesto e si distacca e chi arranca, chi sta cedendo e chi quasi senza sudare macina minuti e chilometri come un freccia rossa. Corre, corre il serpentone dei podisti in mezzo alla gente e sotto i vessilli rossi e gialli del comune, gli unici colori che hanno un qualche senso.
Punto di partenza. La gente del luogo che ogni anno assiste alla gara si sbraccia per il migliore, ma senza irridere chi non ce la fa. Ha applaudito per tanti anni i connazionali: Pizzolato, Zarcone, Bordin, Fava, Ortis e tanti altri, poi, negli ultimi anni, gli applausi e le urla: “vai vai” sono stati per i ragazzi del Kenia dai nomi impronunciabili, per gli etiopi magrissimi, per tutti gli altri africani di ogni dove, e una volta anche per un messicano basso e tarchiato, tale Germàn Silva, che ha pure vinto. Negli anni, la corsa ha visto tanta gente diversa e tanti corridori di ogni parte del mondo, ma tutti, dico tutti, vincitori e non, italiani e forestieri, hanno dichiarato di essere felici di aver partecipato e di avere particolarmente apprezzato il calore umano del pubblico presente.
Discussione. Arriva il vincitore nella piazza Margherita stracolma di gente festante, evviva, è stata una bella gara. Tuttavia, ogni volta, sopratutto negli ultimi anni, quelli in cui vincono regolarmente le gazzelle africane, mi faccio sempre la stessa domanda.
Come possiamo applaudire la vittoria nella corsa di un etiope, per esempio, se poi non soccorriamo i loro fratelli e loro sorelle in mare e chiudiamo i porti alle navi che li recuperano?
C’è chi dice portateveli a casa vostra se proprio li volete in Italia. Una prima replica ad una rozza esortazione razzista come questa potrebbe recitare così: l’Italia è casa nostra e la Costituzione della Repubblica prevede il diritto di asilo e l’accoglienza (art.10).
Conclusione. Se guardiamo al problema dei flussi migratori con gli occhi dello sport e quindi anche di questa splendida corsa, abbiamo che le regole della convivenza civile e della competizione sociale dovrebbero essere le seguenti:
1) corri ad armi pari. Vincere o perdere dipendono da quello che sai fare, non da altro (prima regola dello sport);
2) non conta assolutamente nulla la tua nazionalità, non vogliamo sapere di che religione sei, se sei ateo o agnostico, se ti piacciono le donne o gli uomini, se sei un liberale conservatore, un comunista, un socialdemocratico o un anarchico, quel che conta è che devi rispettare la Costituzione (Voltaire & co.);
3) sei uguale agli altri, con uguali diritti e doveri, in particolare hai diritto a vivere, hai “un eguale diritto al più ampio sistema di eguali libertà fondamentali compatibilmente con un simile sistema di libertà per tutti” (Rawls);
4) se non ce la fai, devi essere aiutato (Il Vangelo);
5) Non è la terra che appartiene all’uomo, ma è l’uomo ad appartenere alla terra (Indiani d’America).
Non ci sono altre regole, e mai e poi mai ci potrebbe essere una norma che dicesse che non puoi partecipare alla corsa e quindi alla vita perché non ti abbiamo salvato dal mare che ti inghiottiva. Nomos non può contrastare Physis. La legge non deve essere in conflitto con la natura. La naturale propensione di ciascuno di noi a vivere non può essere repressa da una norma.
La corsa di Sant’Anna è una corsa podistica per tutti, ma è valida come laboratorio di riconversione umana per razzisti. Si tiene a Castelbuono, il 26 luglio, alle 19.00 in punto si comincia, iscrizioni gratuite.
Evviva Sant’Anna!
Lorenzo Palumbo

A proposito di Redazione

La Redazione di Castelbuono.Org, deus ex machina del progetto sin dal 2007, coordinata da Michele Spallino.

Effettua il log in per postare un commento Login

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Per continuare ad usare il sito, accetta i cookies. Leggi la cookie policy

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi