Abete delle Madonie, “L’albero di Natale” più raro al mondo è in Italia

[rivistanatura.com | Andrea Di Piazza] Lo chiamano “arvulu cruci cruci”, letteralmente albero croci-croci per via della caratteristica forma dei rami, e lo si può considerare il più raro “albero di Natale” esistente al mondo. Stiamo parlando dell’Abies nebrodensis, conifera endemica delle Madonie, in Sicilia, la cui popolazione naturale consta di appena 30 esemplari confinati in una stretta valle a 1600 metri di altezza. Eletto nei giorni scorsi come pianta simbolo dell’isola da parte della Società Botanica Italiana, l’ Abete delle Madonie è uno dei casi più interessanti tra le conifere che caratterizzano il patrimonio forestale italiano, sia per l’interesse botanico che per la sua condizione di specie relitta, a causa dell’intervento dell’uomo che ne ha profondamente modificato l’habitat originario.

L’abete ritrovato 

Un tempo diffuso su tutte le montagne del nord Sicilia, l’abete fu ritenuto estinto agli inizi del Novecento a causa del suo eccessivo sfruttamento. Poi la sorpresa. Nel 1957 un gruppo di botanici scoprì una popolazione superstite nel Vallone Madonna degli Angeli, nel territorio di Polizzi Generosa. Trenta piante dislocate in un’area di circa 150 ettari che dal 1968 sono state dichiarate specie protetta e dal 1989 inserite nella zona a massima protezione del Parco Regionale delle Madonie. Ritenuto inizialmente una varietà del più comune Abies alba (Abete bianco) dal botanico Michele Lo Jacono, l’abete siciliano venne identificato per la prima volta come specie a sé stante da Giovanni Ettore Mattei nel 1908. Oggi il dibattito scientifico sulla sua identità tassonomica è ancora acceso, tra chi lo associa ancora ad una sottospecie di abete bianco, differenziatosi per isolamento geografico, e chi ne vede il prodotto dell’ibridizzazione tra quest’ultimo e l’abete del nord Africa (Abies numidica). Una cosa è certa, a causa dell’esiguo numero di esemplari e del ridotto numero di piante in grado di produrre strobili fertili -appena 24-, l’ abete delle Madonie è in pericolo critico di estinzione tanto da essere inserito dall’IUCN nella lista rossa delle specie minacciate. La sua conservazione è inoltre fortemente a rischio a causa dei cambiamenti climatici in corso.

I progetti per la salvaguardia dell’Abete siciliano

Il primo serio progetto per la conservazione del raro abete è stato finanziato tramite un Life Natura avviato nel 2001 dall’Ente Parco delle Madonie, con la collaborazione dell’Azienda Foreste Demaniali e dell’Università di Palermo. Un lungo percorso, durato circa sei anni e dedicato non soltanto alla corretta gestione e manutenzione dell’area di indigenato, ma anche ai primi tentativi di conservazione ex situ ed alla sensibilizzazione della popolazione tramite incontri divulgativi, visite guidate, mostre e pubblicazioni. Tra gli interventi realizzati la manutenzione ordinaria e straordinaria degli abeti superstiti, l’abbattimento degli abeti estranei (per garantire la conservazione del patrimonio genetico di Abies nebrodensis), la produzione di materiale di propagazione geneticamente puro, la realizzazione di parcelle sperimentali dove mettere a dimora nuove piantine e la costituzione di una prima banca dati. A questo è seguito un altro progetto, questa volta finanziato dal Cipe, che ha avuto come obiettivo non solo l’abete ma anche le torbiere di Geraci Siculo. Si tratta dei cosiddetti “margi”, ovvero degli acquitrini alimentati da sorgenti perenni di esigua portata dove, tra i fitti strati di materia organica marcescente, si trovano i pollini delle specie forestali che hanno caratterizzato la vegetazione madonita degli ultimi 10,000 anni, tra cui ovviamente Abies nebrodensis. Grazie al progetto, questi veri e propri “archivi naturali” sono stati salvati dall’essiccamento dovuto ad un eccessivo sfruttamento della falda idrica. Il progetto ha inoltre permesso di ottenere oltre 5,000 piantine grazie ai semi prodotti dall’impollinazione controllata degli abeti, mentre sono stati circa 1,000 gli innesti di Abies nebrodensis su abeti esotici, questi ultimi con il doppio fine di aumentare la popolazione esistente e ridurre quella di altri abeti che metterebbero a rischio la conservazione. Grazie a tutte queste azioni, nel 2013, la popolazione naturale di abete delle Madonie contava già circa 150 piante con un’età compresa tra 1 e 30 anni.

Come sta oggi l’Abies?

I progetti per la conservazione dell’abete siciliano continuano senza sosta, visto che il numero di esemplari è ancora sotto la soglia minima (~500, ndr) che consentirebbe alla specie di non essere più classificata come “in pericolo critico di estinzione”. «Grazie alle azioni di conservazione” – spiega il Prof. Rosario Schicchi, Professore Ordinario di Botanica Sistematica dell’Università di Palermo nonché direttore dell’Orto Botanico del capoluogo siciliano e promotore dei progetti per la salvaguardia di Abies nebrodensis – l’aumento del numero di abeti nati da seme è espressione di una positiva inversione di tendenza nella dinamica della popolazione di questa delicata specie». Oggi infatti il numero di esemplari da rinnovazione naturale è salito a circa 200 unità, oltre a quelle messe a dimora in varie zone del Parco delle Madonie nel corso degli anni. «Uno degli interventi più delicati è stato quello dell’impollinazione manuale per aumentare la variabilità genetica – continua a spiegare il Prof. Schicchi – Questa pratica, necessaria, visto l’esiguo numero di piante, ci permetterà di rendere la specie più resistente ai futuri cambiamenti climatici. Inoltre abbiamo appena proposto un progetto con il Cnr di Firenze per la crio-conservazione dei semi di Abies nebrodensis».
Il futuro degli abeti sembra dunque più al sicuro, tuttavia gli studiosi continuano a tenere alta l’attenzione su possibili ulteriori minacce: «Ovviamente ci sono anche altri fattori che continuano a mettere a rischio la popolazione, gli incendi per esempio, oppure i numerosi daini che spesso si cibano delle gemme o delle piantine più giovani. Per non parlare dei visitatori che, abbandonando i sentieri durante le escursioni, magari pestano e danneggiano inavvertitamente giovani piantine che si stanno rinnovando». Proprio da questo punto di vista i ricercatori dell’Università di Palermo, insieme al Parco delle Madonie ed all’Azienda Foreste Demaniali, stanno portando avanti un intenso programma di divulgazione scientifica e sensibilizzazione che culminerà presto con il completamento del Museo dell’ Abete delle Madonie a Polizzi Generosa.

Simbolo della Sicilia

Da emblema del Parco delle Madonie a simbolo della SiciliaAbies nebrodensis è stata la specie che ha ricevuto il maggior numero di voti, insieme alla Sassifraga dell’Argentera, nel concorso indetto dallaSocietà Botanica Italiana per scegliere le venti piante simbolo delle regioni d’Italia. I risultati del sondaggio sono stati presentati ufficialmente lo scorso 7 dicembre durante la giornata di studio “La flora in Italia: stato delle conoscenze nuove frontiere, divulgazione” presso l’Università di Roma La Sapienza. Una bella vittoria, quella dell’abete siciliano, che premia i tantissimi sforzi compiuti negli ultimi decenni da tutte le persone che stanno ancora contribuendo ad allontanare lo spettro dell’estinzione da questo prezioso e fragile gioiello botanico italiano.

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