Abusi nel convento di San Pio, la testimonianza: “Volevano trasformare Anna in una donnaccia”

By on 23 gennaio 2017

[Immediato.net] Giorni caldi per il processo sugli abusi nel convento di San Pio. Oggi nel Tribunale di Foggia si è discusso della richiesta di archiviazione formulata dalla procura per i reati riguardanti i frati e bollati come semplici “maltrattamenti sul posto di lavoro”. Davanti al gip Ferrucci, gli avvocati di Anna Verde, la donna – oggi 40enne – vittima di abusi, hanno presentato tutta la memoria e gli elementi che potrebbero convincere il giudice a disporre nuove indagini per il pm. Massima contrarietà, dunque, all’ipotesi archiviazione. La decisione finale spetterà al gip che dovrebbe esprimersi entro qualche settimana.

Intanto prosegue il processo a carico di Matteo Nardella, il laico che lavorava nel convento, anche lui accusato di aver abusato della donna. Prossima udienza il 3 febbraio. Ed è proprio nel processo a Nardella che stanno spuntando nuovi particolari su quanto avvenuto tra le mura del convento a San Giovanni Rotondo. Uno dei frati cappuccini che con le sue dichiarazioni aveva complicato la posizione di Nardella, ha clamorosamente ritrattato quanto affermato in precedenza, lasciando di stucco le parti a processo. “Ma la ritrattazione – fanno sapere i legali di Anna Verde – sarebbe inammissibile e inutilizzabile”. “Quello che sta accadendo nel dietro le quinte di questo processo non l’ho mai visto in vita mia”, ha commentato a l’Immediato l’avvocato Alessandra Guarini, biellese, nota per aver seguito il caso della Costa Concordia e per aver difeso Emilio Fede

A rendere ancora più paradossale la vicenda, la strana sparizione per alcuni giorni di don Peppino Campanaro, uno dei testi della difesa resosi irreperibile nel periodo subito precedente all’udienza che lo vedeva protagonista. Campanaro, poi raggiunto, in aula ha confermato “il clima particolare all’interno del convento”. E aggiungendo che “ad Anna Verde la volevano trasformare in una donnaccia”. Ha infine confermato le frasi e il ruolo di spicco in tutta questa vicenda di padre Gianmaria Digiorgio, economo del convento, accusato anche lui di aver molestato la donna.

Minacce e frasi hard

Da sinistra, Digiorgio e Cangelosi

Da sinistra, Digiorgio e Cangelosi

Anna Verde venne accolta in convento quando era poco più che 20enne nel 1999. Aiutava in cucina lavorando in nero per i primi tre anni. Guadagnava 400mila lire al mese. “Pensavo di trovare la casa di Dio, l’amore cristiano, invece ho trovato un porcile”, si legge nella querela presentata nel febbraio 2014 alla procura di Foggia. Padre Gianmaria Digiorgio, economo del convento, la molestò sessualmente in cucina. “Mi veniva a trovare, metteva la mano sotto il saio e si masturbava”. Lei non ci stava e Digiorgio reagì così: “Mi rifiuti? Ed io allora vicino a te ti metterò i più maiali”. Frase ascoltata anche da un testimone e confermata davanti ai giudici. Digiorgio dal 2010 è stato trasferito a Foggia: “Anna ha denigrato l’abito che noi frati cappuccini indossiamo”, ha detto durante l’interrogatorio. “Ha denigrato l’abito del nostro confratello Padre Pio da Pietrelcina, facendo delle accuse contro la moralità”. E ancora: “Io ero seminarista con Padre Pio, siamo esenti da tutto questo malcontento che la signora Anna Verde ha presentato contro la nostra moralità. Noi diciamo quello che accade e che è accaduto ma senza offendere l’uno ed accusare l’altro. Abbiamo un abito da difendere”, in riferimento a coloro che hanno collaborato con la giustizia.

Anna scelse padre Felice Cangelosi, all’epoca vicario generale, oggi alla guida dei cappuccini di Messina, per un sostegno. Ma secondo i legali della donna, Cangelosi la isolò tanto da disporre che un frate la accompagnasse ogni volta che doveva uscire dalla struttura. Anche il frate scelto per questo “affiancamento”, avrebbe molestato la donna nell’estate 2009, durante un viaggio verso Bassano del Grappa.

Cangelosi ha sempre sminuito il problema, parlando solo di possibile mobbing. Eppure la donna ha raccontato ai giudici ben altre storie: “Ho continuato a subire avance da alcuni frati e ricevevo immagini sconce di frati in mutande. Volevano farmi impazzire per il disagio”. Ad ottobre 2013 un frate le disse: “Mi piaci con le gambe aperte”, conversazione registrata dalla donna.

Ben 328 i file audio registrati da Anna e centinaia di sms. Anna era prigioniera del convento. 14 anni infernali. Senza relazioni con l’esterno. E se avesse lasciato la struttura i frati avrebbero fatto in modo di ridurla in miseria. L’ultima molestia giunse da un laico che lavorava nel convento, Matteo Nardella, attualmente imputato al Tribunale di Foggia. Nel luglio 2012 l’uomo provò a molestarla poi la aggredì. Anna dovette ricorrere alle cure del Pronto Soccorso e ai medici, preoccupati dalle sue condizioni, raccontò tutto. La vendetta dei frati fu tremenda: venne dapprima licenziata, infine sfrattata dall’abitazione messa a sua disposizione dagli stessi cappuccini a fronte di un piccolo affitto. Nardella, come detto, è ancora sotto processo. 

 

A proposito di Redazione

La Redazione di Castelbuono.Org, deus ex machina del progetto sin dal 2007, coordinata da Michele Spallino.

Un commento

  1. Laura

    5 febbraio 2017 at 21:11

    Lettera aperta
    Padre Domenico Costanzo e Anna Verde,
    Siamo un gruppo di amici dei Frati Cappuccini, i collaboratori ed ex collaboratori di P. Piergiovanni nella Casa di Accoglienza di Troina “S. Maria degli Angeli” . Siamo stati particolarmente colpiti e “scandalizzati”dal vostro comportamento tenuto in questa brutta e triste vicenda che vede coinvolti voi e i Frati Cappuccini. Siamo stati impressionati negativamente non solo dal tono e dai modi delle vostre reazioni, ma soprattutto dalle falsità e calunnie imbandite in maniera subdola, tese a infangare la Chiesa e gli stessi Frati Cappuccini, nonché confratelli di P. Domenico. E’ chiaro che noi, e moltissimi con noi, non abbiamo mai creduto alla verità che voi avete preteso di far passare come verità nel programma delle Iene, e nei continui teatrini dei messaggi su Facebook. Singolare, a dir poco, è il fatto, poi, che voi abbiate affidato la vostra difesa ad uno che si dichiara “anticlericale convinto, per essere aiutati ad avere giustizia e ad esseresottratti dalle mani criminali dei frati”! Per un cristiano, e soprattutto per un frate, sarebbe stato più normale affidarsi alla Chiesa, nella difesa dei propri diritti!
    Noi siamo a conoscenza di molti fatti, attraverso testimonianze e documenti.Noi operatori della Comunità avremmo voluto denunziarla, P. Domenico, per quanto ha scritto su di noi e la Comunità nella lettera indirizzata al suo confratello P. Piergiovanni, su suggerimento di Anna. Solo la bontà di P. Piergiovanni ci ha trattenuto sino ad ora. La trascriviamo nella parte che ci riguarda, perché non “sembrino parole buttate al vento”:
    “Carissimo Piergiovanni, avrei desiderato non essere qui (= Reggio Calabria) e nelle condizioni in cui mi trovo, per venire di persona incontro a te, non tanto perché con te c’è Anna verde, che tengo sempre e gelosamente nel cuore, ma per te, proprio per te. Ho vissuto in questi giorni momenti di trepidazione e di paura, e figurati come si vivono questi momenti a distanza e senza potersi muovere e non poter far niente. Ho sentito più volte Anna e anche te. Ho capito che le speranze nutrite e la certezza che Anna finalmente avesse trovato quello che da tempo sospirava, un po’ di pace e di quiete, dopo anni di persecuzioni assolutamente ingiustificata… tutto va sfumando come cera che si scioglie alla luce … tutto diventa carente e svanisce come una bolla di sapone, ma purtroppo, in una situazione di tensione e drammaticità. Per questo, Piergiovanni, voglio raggiungerti, almeno con questo scritto. Ho induito(!) qual è il problema, in linea di massima. La comunità che tu hai messo su, di cui io sono stato entusiasta e ti ho ammirato da sempre, vedendoti come una persona speciale per il coraggio e l’induizione (!) evangelica, il senso della solidarietà e la tensione verso i poveri, i bisognosi, la gente abbandonata a se stessa… tutto questo era per me ossigeno che mi ricreava e motivo di vanto dinanzi ai soliti mormoratori di turno e mi sentivo onorato tutte le poche volte che mi recavo a Troina venire con te a parlare e a conversare e confrontarci”. E quando è capitato il caso di Anna io ero felice della opportunità che tu assicuravi nei suoi confronti sia riguardo al lavoro e alla sicurezza di una sopravvivenza dignitosa. Ora ho capito che la comunità, che non offre per niente una chiara identità specifica, poggia su una specie di piattaforma fortemente minata di gelosie imperanti nei tuoi confronti che ti impediscono di essere te stesso e ti paralizzano al punto che non puoi incidere liberamente nei confronti della comunità stessa e, di conseguenza, va come va, senza ordine e senza leggi con tutto quello che può logicamente seguire. IL peggio è che essendo la gelosia una patologia non facilmente gestibile, può determinare improvvise e non prevedibili scoppii (!) di mine a sorpresa proprio come è avvenuto, cosi ho capito, a proposito della presenza di Anna per la quale tu avevi previsto diversamente, con oculatezza e con l’induito (!) del senso della solidarietà…. Comunque, Piergiovanni, io ritengo che, conoscendo in profondità Anna e la sua spiccata personalità di donna matura e consapevole, non si troverà bene in comunità per i motivi che ti ho esposti prima…. una situazione di chiusura, di un muro che consente nessun respiro, nessuna apertura a causa della piattaforma minata dalla gelosia permanente che determina il rigetto e il rifiuto, senza senso, in questo caso di Anna e del suo inserimento in comunità… sarebbe sempre una continua lotta, dato il tipo di persone che non riescono a uscire dal proprio punto di vista e dalla logica di potere di cui si sentono esclusivi, definitivi nonché unici padroni in assoluto. Cosa questa che nuocerà sempre, per primo a te, Piergiovanni. Anna in questo caso potrebbe fare un lavoro da esterna, stando a casa sua. Peccato, sarebbe un beneficio veramente grande e pertinente per la comunità se si impostasse un lavoro a favore degli ospiti che beneficerebbero della spiccata sensibilità e l’umanità di Anna e il senso di quella solidarietà di cui Anna è dotata con dote naturale. E’ un tema, comunque da studiare con serietà e serenità”.
    P. Domenico, non ce l’aspettavamo da lei che conosceva molto bene P. Piergiovanni, la Comunità, le storie e i miracoli che sono avvenuti nella Comunità, questo giudizio falso e calunnioso. Lei con la sua lettera ci ha profondamente delusi, e nello stesso tempo, offesi e denigrati. Nella nostra Comunità non avviene nulla di quanto lei ha riferito nel brano sopra citato. Anna Verde per il tempo che è stata ospite della Comunità non si è dimostrata affatto quella “donna matura e dalla spiccata personalità”. La verità è ben altra. Per Anna Verde P. Piergiovanni aveva previsto il lavoro per cui, considerata la sua presunta “spiccata personalità di donna matura e consapevole” avrebbe dovuto e potuto affiancare i collaboratori della segreteria. Anche il “lavoro da esterna, stando a casa sua”, P. Piergiovanni aveva previsto per lei. Ma sin dai primi momenti la pretesa di Anna fu quella di diventare l’unica e assoluta segretaria della Comunità, e l’amica speciale di P. Piergiovanni. Da tutto questo è scaturito il mobbing incredibile e pazzesco praticato da Anna nella comunità contro i collaboratori di P. Piergiovanni, e il conseguente turbamento che vi ha portato! Nella Comunità non c’è alcuna sete di potere, ma armonia tra gli operatori e gli ospiti, spirito di collaborazione e di servizio, dove l’autorità morale e spirituale di P. Piergiovanni è indiscutibile. E poi c’è tanto amore verso gli altri poveri del Territorio, solidarietà e promozione verso le tante famiglie bisognose di Troina, proprio come sapeva e aveva visto lei, quando non c’era ancora Anna. P. Piergiovanni ci ha ricordato quando lei, P. Domenico, gli chiese per una persona conosciuta da entrambi, ma a lei molto cara, la somma di L. 7.000.000 (7 milioni) per evitare che compisse qualche gesto insano. Come può dichiarare, e lei lo fa esplicitamente in altri suoi interventi, che nella Comunità di P. Piergiovanni non si fa promozione umana! Molte famiglie a Troina, sfrattate e/o senza casa, abitano case messe a disposizione dalla Comunità S. Maria degli Angeli; a moltissime altre famiglie, oltre i generi di prima necessità, vengono pagate le utenze, e quant’altro. Lo chieda ai Troinesi, e non ad Anna, se P. Piergiovanni fa promozione umana! Doveva giungere Anna, per aprirle gli occhi e farla ricredere dopo 30 anni di conoscenza, di amicizia, di esperienza con P. Piergiovanni, che nella Comunità si vive “senza ordine e senza leggi”! La parola di Anna ormai da tempo vale e conta più della parola di P. Piergiovanni, dei suoi confratelli e delle persone che le sono state a fianco per moltissimi anni, e che lei ha abbandonato solo perché non la pensano come Anna! Sappia, e questo ci dispiace tanto, che anche la gente di Troina ha già imparato a conoscere Anna e la sua personalità problematica. (Ci dica:- Fu espressione della spiccata personalità di Anna,”donna matura e consapevole”, ritenere P. Piergiovanni “malato mentale”, “plagiato”, al punto da “costringerlo” ad andare dalla sua psicologa a Foggia, per farlo “analizzare psicologicamente”, e così distoglierlo dalle sue fissazioni -?! Soltanto una persona saggia e paziente come lei, P. Piergiovanni, ha potuto sopportare le angherie di Anna! Noi da tempo l’avremmo denunziata!)
    Noi siamo a conoscenza, P. Domenico, che il suo trasferimento a Reggio Calabria non è avvenuto – e lei lo sa bene – per avere “difeso” e sostenuto la sig.ra Anna Verde, che – sempre secondo le sue personali convinzioni – sarebbe vittima di torti e di ingiustizie. Non è in questione l’essere e il comportarsi da “Buon Samaritano”, se questa ispirazione evangelica serve a farsi prossimo di ogni persona bisognosa e non viene strumentalizzata per accusare e condannare altri.
    Il suo trasferimento “è dovuto” a un comportamento estremamente negativo nei confronti:
    – del Ministro generale dei Frati Minori Cappuccini: ha abusato della fiducia dei Superiori e con telecamera nascosta ha ripreso e registrato il Ministro generale, in maniera subdola e a sua insaputa, e poi ha consegnato il tutto a emittenti televisive;
    – dei Frati di San Giovanni Rotondo e dell’intero Ordine Cappuccino con dichiarazioni rilasciate ad emittenti televisive, mettendo i frati in cattiva luce, gettando fango, recando sofferenza e smarrimento nell’Ordine, deturpandone e falsificandone l’immagine di fronte a molti telespettatori ( Cfr Castelbuono.org)
    Con la presente vi preghiamo in nome di Dio e della Chiesa in cui professate di credere: “Desistete dal vostro comportamento ostile e calunnioso verso i Frati Cappuccini. Ritrattate le vostre accuse false e calunniose, come ha ritrattato coscienziosamente e onorevolmente P. Ernesto, dichiarando così che ha testimoniato il falso, e che lui non è stato testimone di alcunchè, meno che mai delle presunte violenze e abusi sessuali. Ricordate che dovete rendere conto soprattutto a Dio del male fatto”. Tutti attendiamo da voi questo gesto di ravvedimento. Ma una cosa dovete sapere, che se qualora doveste continuare, non saremo più omertosi, perché finalmente si conoscano le vostre falsità, e si sappia che sinora i Frati Cappuccini sono stati in silenzio non per debolezza, per stupidità, o per colpevolezza, ma per amore cristiano e per rispetto della sua veneranda età. Non costringeteci a pubblicizzare documenti e fatti in nostro possesso e ben documentati, in difesa della verità e dei Frati Cappuccini, che vi coprirebbero ancora di ridicolo, di compassione, e di maledizioni di Dio.
    “Est modus in rebus”!- C’è una misura in tutte le cose, – dice il poeta – vi sono determinati confini, al di là e al di qua dei quali non può esservi il giusto” (Orazio). Voi l’avete abbondantemente superata.
    Restiamo in attesa di un vostro cenno di buona volontà.
    Distinti Saluti.
    Gli amici dei Frati Cappuccini e i collaboratori della Comunità:
    Annalisa Bottitta, Schiera Rosalia, Eugenia Schiera, Tania Liccardi, Marcella Catania, Catalina, Giorgina, Viviana Messina, Pippo Pettinato, Liton, George, Santino, Gabriela, Maria Carovana, Ednir, Renata, Beatrice, Fabiana, Jefferson, Adriana, Franklin, Angela Fallico, Milva Fallico, Stefania Cocomero, Erika Monastra, Francesco L’Episcopo, Arturo Vazzano, Roberta Bongiovanni, Rita Concetta Di Fini.
    P.S. All’Ordine Cappuccino, ai Frati di S. Giovanni Rotondo, in particolare a P. Giammaria Digiorgio, a P. Felice Cangelosi, al sig. Matteo Nardella, esprimiamo il nostro sincero affetto, la nostra stima e la nostra vicinanza.
    Pace e Bene!

Effettua il log in per postare un commento Login

Lascia un commento

Per continuare ad usare il sito, accetta i cookies. Leggi la cookie policy

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi