Ai tempi della Targa Florio

Pubblicato da il 14 aprile 2013
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[FICARAZZI.eu] La strada era sempre la stessa, tutte curve, brevi rettilinei, il sole batteva forte come sempre, con il vento che faceva parlare la ramaglia, folta, dei grossi platani, che un tempo fungevano da paracarri pericolosi. Dopo l?ultima curva spuntarono delle casette basse, con i muretti scrostati, la quacina era caduta tutta; le lanne, le lamiere dei tetti cigolavano; qualche vecchio cartellone pubblicitario s?annacava lentamente, si leggeva ?Shell?; su un muro una marca di gomme ?Pirelli?; a terra bianche righe sbiadite.
Sembrava una piccola città fantasma, era la cittadella della Targa Florio, appena fuori dall?abitato di Cerda, con i suoi vecchi box abbandonati, da dove un tempo partivano i bolidi delle Ferrari, delle Porsche che fecero la storia della corsa più bella del mondo. Il silenzio era da camposanto, solo il ciusciare del vento; bicchieri di carta, sacchetti di plastica, carta di giornale danzavano nell?aria al suono di una musica inesistente. Su un muro una scritta sbiadita ?vai Ninni?, più in là sul selciato ?alè Arturo?.
Erano i nomi di due eroi della Targa Florio, Ninni Vaccarella, il preside volante, e Arturo Merzario, il capellone, sicco sicco come uno scheletro. Chiusi gli occhi e mi ritrovai proiettato nel passato, anni 60, quando andare alla Targa era una festa, un avvenimento, una scampagnata. Quante Targhe vissute lungo quelle strade tortuose delle Madonie, tra carretti, pecore, paesi dimenticati da Dio; con Nicola, Franco e Pinè si partiva all?alba, o a volte anche la notte, accampati ai bordi delle strade, a scegliere la migliore timpa di Scillato per vedere passare la Ferrari di Vaccarella e Bandini; o la più rischiosa curva a esse prima di Caltavuturo per ammirare la bravura di Elford e Maglioli su Porsche, grigia e lucente; o come quando scegliemmo il rettifilo di Buonfornello e vedevamo passare solo missili rossi a 300 km orari, quell?anno vinsero Merzario e Munari su Ferrari 312P, vedemmo ben poco ma ci consolammo con una bella grigliata di carne, salsiccia e carciofi arrostiti, con Nicola grande cuoco.

Che festa in quelle campagne, quanta gente con tanta passione per quei prototipi che dal rumore in lontananza già avvertivano chi stava arrivando: ?chistu lu Ferrari di Vaccarella è!? ? ?Ma chi stai dicennu, la radio dissi ora ora ca a Collesano la Ferrari n?tipò ?nta na casa?? ? ?Picciotti, la Porsci di Ridmani sta vulannu!? ? ?Tantu vulò ca finiu supra nu pagliaru? -. Quante risate e quante battute, che erano tra il serio e lo babbio o che facevano nascere leggende. Ricordo bene quella annata quando ci piazzammo tra Isnello e Castelbuono, c?era caldo afoso, ma tra quei boschi, tra quelle montagne cacciava una brezza fresca e poi che paesaggio, un vero sogno.
Ebbene, ad un tratto, una Porsche prese la curva diritta e finì nel vallone, corremmo tutti credendo che il pilota si era fatto male, invece dall?abitacolo uscì, sano come un pesce e bestemmiando in lingua inglese Hawkins, che guardava la macchina, un poco ammaccata ma ancora funzionante. Allora, tutti cominciammo a tirare e a spingere, e portammo fuori dal vallone la Porsche che ripartì rombando. Che rumore ragazzi, che suoni, ancora oggi quel rombo è musica. Sapete che Hawkins in coppia con Stommelem vinse quella Targa? E quando passava Vaccarella? Era un trionfo, c?era gente che quasi si faceva mettere sotto per incitare il bravo Ninni, che vinse 3 volte la Targa Florio, nel 1965 con Bandini, nel 1971 in coppia con Hezemans su Alfa Romeo 33/3 e nella corsa più bella, quella del 1975 in coppia con Arturo Merzario su Alfa Romeo 33 T12.

576 chilometri di fuoco, di curve, di sorpassi, bucatine, sbandate, fuori strada, alberi, gigghiate, timpe, contro avversari quotati come le Lancia Stratos di Larousse-Ballestrieri, l?Osella di Amphicar, le Porsche di Muller Van Lennep, che vittoria, rimase senza annali. Percorso faticoso, quello della Targa, ma meraviglioso e quando vedevi sfrecciare Schutz sulla Porsche 908 o Restivo ?Apache su Chevron?, passava la stanchezza di una giornata passata al sole.
Poche volte passammo per i box durante la Targa; un giorno assistemmo alle prove, era una passerella di belle donne, di gente importante, onorevoli, tanti fotografi, un mare di meccanici tra una montagna di copertoni e fusti d?olio; tanti curiosi, ma anche tanta polizia e carabinieri, che poi, la domenica, per la corsa, si piazzavano lungo il circuito, lungo 74 chilometri a garantire la sicurezza ad un popolo che era affascinato da una corsa che era amata da tutto il mondo.
I migliori piloti del mondo scendevano a fare la Targa Florio, se no, non erano piloti: dal grande Nuvolari, ad Achille Varzi, da Luigi Villoresi su Maserati a Taruffi su Lancia, da Bonnier a Graham Hill, da Rodriguez al grande Giunti. La mitica Targa Florio, la corsa più vecchia del mondo, simbolo della Sicilia dei Florio, che vedeva la partenza nella prima decade di Maggio, in piena primavera, con lo spettacolo della splendente terra sicula in un clima che permetteva ai numerosi ospiti di partecipare ad uno spettacolo agonistico eccezionale e visitare e conoscere le nostre bellezze turistiche, dopo la prima metà del 1970 comincia a cambiare formula.

Non più i potenti bolidi tedeschi, o le veloci rosse modenesi ma le prove che riguardano i rally, e la Targa perde tutto il suo fascino e cade nel dimenticatoio. E ritornano le leggende, come quando correva Enzo Ferrari che arrivò fuori tempo massimo e fu bloccato dai carabinieri perché nel corso c?era un comizio. La creatura di Vincenzo Florio, che quest?anno ha compiuto 100 anni, fu vinta anche da un personaggio locale, il barone Antonio Pucci, che in coppia con l?inglese Davis nel 1964 dopo 7 ore e 10 minuti di folle corsa a bordo della Porsche 904 battè le più potenti Porsche 908 e le Ferrari.
Trasformata in rally per sopravvivere, la Targa Florio, un sogno lungo un secolo che testimonia un?epoca finita. Cosa ci resta a noi siculi che abbiamo vissuto il periodo, forse, più bello della Targa? I ricordi spensierati di domeniche passate ai bordi di strade oggi abbandonate; di paesi che vivevano momenti di gloria e che oggi vivono tra sagre e processioni; di allegre manciate sotto il fresco di alberi, tra fumo d?arrosto di carciofi e fumo di tubi di scappamento di Porsche Carrera, era la prima domenica di maggio del 1977, una triste domenica, con un incidente che funestò quell?edizione, due spettatori morti; arrivò l?ultimo colpo di cannone dalle tribune di Cerda e ci fu l?ultimo ?cà è!? che precedeva di un pizzico di secondo il passaggio di Nino Vaccarella.
Gli occhi si riaprirono, il film della Targa Florio è passato, veloce, come veloce passa una Spider con due giovani che provano la loro vettura, proprio lì, su quel circuito che oggi è diventato un sogno durato 100 anni.

Giuseppe Morreale

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Un Commento

  1. Antonio Barreca

    14 aprile 2013 at 16:29

    bella cavalcata di ricordi, ancora e per sempre vivi anche nella mia mente.

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