“Aspettando Godot”, la metafora di Beckett secondo il Movimento Andiamo Oltre

By on 9 gennaio 2017

Mai come in questi giorni dentro e fuori il Movimento Andiamo Oltre si respira il greve alito dell’Attesa.

Non vi è una occasione di incontro, dal barbiere o al supermercato, per strada o al bar che non sia buona per chiedere: “Allora? Novità?”. E se anche con snobistica sufficienza si voglia accettare l’altrui pensiero della propria deficienza chiedendo: “Novità di cosa?”, non passa un attimo che l’esclamazione irrompe inarrestabile nella realtà: “Insomma, lo facciamo ‘sto Sindaco? Chi è il Sindaco?”. A questo punto chi prima dimostrava deficienza è del tutto giustificato a sentirsi pervadere dalla prepotenza: allora siamo noi a fare il Sindaco! Se tanti e tanto si attende il nostro candidato, allora il destino di Castelbuono è nelle nostre mani! Che le cose stiano così o meno, forse vale la pena riflettere sul valore di questa attesa, come è nostro uso da quando ci siamo abbracciati in Andiamo Oltre, ascoltando con attenzione e attribuendo valore a ciò che riceviamo prima e più di ciò che crediamo di poter o saper dare.

Qualcuno ha detto che la differenza tra il mito e il romanzo è che il romanzo parla di lumi a petrolio oppure di lampadine alogene mentre il mito parla della luce. Proviamo a fare luce chiedendo aiuto a Samuel Beckett.

Estragone: Andiamocene.

Vladimiro: Non si può.

Estragone: Perché?

Vladimiro: Stiamo aspettando Godot.

Estragone: Già è vero.

(S. Beckett, Aspettando Godot, in Teatro, Einaudi, Torino 2002, p. 12)

Nel 1952 Beckett scrive forse la sua più famosa opera teatrale, sicuramente pietra miliare di tutta la cultura del Novecento. Straordinariamente attualissima, “Aspettando Godot” è un’opera che distrugge e ricrea il teatro: turpiloquio e teologia che disintegrano i registri tradizionali, tragedia, commedia, gag mescolate in un genere indefinibile, silenzi, pause, ritorni inconcludenti che polverizzano azione, trama, significato e centinaia, forse migliaia di testi critici scritti nel tentativo di dare una corretta interpretazione ad una vicenda che va oltre il teatrale per diventare ontologia.

E che persino, oggi, è possibile specchio del nostro sentire, tutto castelbonese.

L’attesa di Vladimiro ed Estragone è l’Attesa con la A maiuscola, la sintesi di tutte le attese possibili.

La domanda, forse l’unica domanda che veramente interessa Beckett, è la possibilità o meno che il Fondamento di senso si manifesti […], che si riveli e incontri gli uomini nella storia: è una domanda alimentata dalla suggestione biblica del Dio che incontra appunto l’uomo nella storia […] Beckett ama nascondere nei giochi di parole  i sensi più profondi: la Bibbia aiuta a passare il tempo, ma anche ad andare oltre il Tempo“. (Annamaria Cascetta)

Insomma, amati concittadini, lasciateci Tempo, andiamo oltre il Tempo. Pensiamo di sentire che la vostra attesa, anzi: Attesa, non si accontenterà di un nome – che arriva, arriva, siatene certi – ma guarda al giorno dopo, al mese dopo, all’anno dopo. Ed è lì che stiamo guardando, con l’attenzione che ci meritiamo. Ma vi prego: non smettete mai di attendere.

Silvia Scerrino
Presidente del Movimento Andiamo Oltre

A proposito di Redazione

La Redazione di Castelbuono.Org, deus ex machina del progetto sin dal 2007, coordinata da Michele Spallino.

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