Cani randagi. Lettera di Mirco Francioso

By on 5 novembre 2017

Pubblichiamo qui di seguito la nota che un concittadino ci ha inviato in merito alla questione del “randagismo” che a Castelbuono ultimamente è stato oggetto di dibattito.
Qualche giorno fa ci è arrivata una segnalazione da un residente che denunciava la presenza di molti randagi in via Mazzini. (Qui l’articolo).
Di seguito la risposta di Mirco Francioso.

Rispondo in qualità di presidente dell’associazione “I Delfini Onlus Distaccamento di Castelbuono” in merito alla segnalazione da parte di un residente di via Mazzini riguardante il problema randagi vostro articolo
Sono ormai tanti anni che ci occupiamo, di prevenzione del randagismo, e contestualmente di tutte le attività necessarie ed ordinarie per la tutela e la protezione degli animali.
Grazie all’esperienza e alle professionalità impegnate in tanti anni di attività logistica con gli animali e più specificatamente con i cani riteniamo di avere le competenze e le conoscenze giuste per individuare e organizzare un progetto che limiti il fenomeno randagismo e produca effetti di assoluta vivibilità tra animale e uomo.

Siamo di fronte ad un fenomeno assai diffuso che se da un lato limita la libertà dei cittadini dall’altro offende l’orgoglio di animalisti e la serenità degli animali.
In questi anni abbiamo assistito ad un processo di intensificazione del problema e le cause, nonostante il grande lavoro svolto, sono da imputare ad una sempre maggiore azione dell’uomo che, contestualmente alle sue esigenze, immette sul territorio (abbandono) una quantità di cani tale da vanificare l’impegno e il lavoro di quanti ogni giorno si spendono per limitare il fenomeno randagismo.
Alla base del problema quindi si accentra la responsabilità dell’uomo, oltre ad una condizione di carattere legislativo (Legge 15/2000) che ha disciplinato la tutela e il mondo degli animali d’affezione ma non ha predisposto gli strumenti e le risorse finanziarie necessarie alla sua applicazione.
Il fenomeno randagismo in Italia negli ultimi 40 anni è cresciuto in maniera allarmante e cioè da quando con l’abbandono delle campagne si sono liberati i territori. I cani costretti dalla fame si sono insediati nei centri abitati costituendo una vera e propria popolazione che aggiunta a tutti i cani traditi e abbandonati dall’uomo supera il milione (negli anni 70 venivano abbattuti 100.000 cani all’anno).

Siamo di fronte ad una vera e propria realtà condizionante che ha bisogno di essere affrontata seriamente e subito prima che diventi ingestibile e “pericolosa”. Ricordiamo che in questi anni tante sono state le aggressioni perpetrate ai danni dell’uomo (tralasciamo i motivi) molte con gravi conseguenze altre con conseguenze per la vita.
In questo generale giro di informazioni entriamo nello specifico del nostro territorio considerando che CASTELBUONO, come Sciacca e Palermo ecc.. vive uno stato di assoluta necessità sociale se consideriamo l’alto numero di randagi presenti e che comporta non solo un peso economico quasi insostenibile ma anche un peso sociale al quale occorre porre rimedio.
Molti Comuni, tra i quali Licata, hanno affrontato il problema attuando ogni riferimento legislativo (canile sanitario, convenzioni con l’ASP, conferenze di servizio, ecc..) e lo hanno fatto con precisa applicazione. Ma tutto ciò da solo non basta occorre fare di più e soprattutto in maniera sinergica coinvolgendo tutti gli uffici preposti e stilando un piano progettuali che abbia effetti a breve e medio termine.

La sintesi del dibattimento pone quindi alla base del problema tre aspetti fondamentali:

– L’informazione;
– La carenza di strumenti e comparti ricettivi;
– L’applicazione delle sanzioni per i privati che non si attengono alla normativa vigente.

L’informazione è il processo attraverso il quale si avvia un processo di sensibilizzazione verso il problema, attraverso manifestazioni, consulte, dibattiti, tavoli tecnici, materiale pubblicitario ecc… una sorta di progetto divulgativo strutturato sulla base dell’analisi e della conoscenza. Sensibilizzare dunque le coscienze attraverso, iniziative, confronti, attraverso un processo identificativo che suggerisca al cittadino un “comportamento” corretto e lo induca ad agire secondo una coscienza sociale e non secondo una propria esigenza.

La carenza di strumenti (utilizzo di personale e strumenti di lavoro) ad esempio l’aumento di Veterinari per l’effettuazione chirurgica delle sterilizzazioni, aree attrezzate per la permanenza sociale dei cani (spiagge, giardini, ecc…) l’incentivazione delle adozioni anche attraverso un bonus o delle convenzioni specifiche e infine l’adeguamento delle strutture ricettive (canili) esistenti e la costruzione di nuovi rifugi anche attraverso una partecipazione di più Comuni.

Infine l’applicazione delle sanzioni previste per legge a tutti coloro che non si atterranno al rispetto della normativa e nei casi più gravi (abbandono) l’attribuzione penale del reato.
Come procedere non è semplicissimo ma occorre farlo.

Sono 6 i passaggi obbligati per la formazione di un progetto esecutivo:

– Individuazione di un Tutor che disponga di ampi poteri decisionali;
– Individuazione dei soggetti preposti e attribuzione di una squadra di vigilanza;
– Creazione di un canile rifugio e sanitario anche attraverso la partecipazione di più Comuni o Comuni consorziati;
– Aumento del personale Veterinario per una maggiore proposta di sterilizzazione;
– La divulgazione di materiale a carattere informativo con le istituzioni di tavoli tecnici e il coinvolgimento delle scuole e di tutte le associazioni che intendono collaborare;
– Un bonus per le adozioni o specifiche convenzioni (si andrebbe a risparmiare sul mantenimento).

I tempi per raggiungere un vero equilibrio sociale e ridurre o addirittura risolvere il “fenomeno randagismo” possono variare da due a cinque anni.
I costi dipendono dalla tipologia del progetto, dal personale impegnato e dagli strumenti utilizzati e possono variare in funzione dell’applicazione del progetto.
Per ogni altro accorgimento rimaniamo a Vostra completa disposizione.

A proposito di Redazione

La Redazione di Castelbuono.Org, deus ex machina del progetto sin dal 2007, coordinata da Michele Spallino.

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