10° sett.: “Chi spartisce ha la miglior parte”

Antico adagio siculo: colui che più di altri si spende per una causa, alla fine ha nelle mani la possibilità di riservarsi la parte più grossa. Ah, che bella la saggezza popolare: così difficile da smentire, e così – per natura – reiterata che ti salta fuori quando non te l’aspetti. Proprio come le candidature improvvise. O come la pioggia d’estate.

Non perdiamoci in chiacchiere, soprattutto per coloro che ancora navigano col 56K e magari pagano lo scatto telefonico: al Laboratorio qualche giorno fa balenò l’idea di avanzare un nome. E visto che a sinistra di nomi “ne bastano e non ne avanzano”, la cosa causò una certa seducente apprensione. Risultato? Il nome uscì, e nell’immediato fu pure capace di trovare il consenso della Nuova Primavera e persino della famiglia Allegra. Figuratevi voi l’imbarazzo nel Piddiri, visto che si tratta dell’organizzatrice laboriosa e soprattutto di un assessore della giunta Cicero: la Rosa Gentile. E mo’ che si fa? Marione Cicerone, reduce dalla vittoria interna contro il temutissimo rivale (tale Quorum), si trova adesso nella scomoda parte di chi… non può che invocare la primaria. Ventidue schede bianche sono un numero che potrebbe suggerire anche questo.
Nel frattempo i rifondelli hanno sostituito il loro candidato preferito: l’avvocato partenopeo pare abbia disertato, e così subentra direttamente il Grande Fratello in carne e ossa, Lino Mazzola. Ma chissà che, in vista di primarie a sinistra, non rinuncino e dimostrino anche loro una convergenza verso il gentil fiore. Fosse anche solo per uno smacco al Piddiri. Beh, gli autori del reality a questo punto non prevedono che primarie. Si tende ad escludere che il Piddiri tenti una strada solitaria, o chissà quali ammiccamenti al placido Bonomo. Egli che, nel frattempo, si gode sornione la sua sala vestita a festa e gli applausi, con la moderazione propria della X della schedina.
E poi, nella puntata precedente vi avevamo promesso un’analisi sul centro destra. Ebbene, i fatti ci hanno preceduto, e a noi è servito per conferma: le fazioni precedentemente sfaldate pare abbiano trovato una sintesi. L’opera certosina di taglia e cuci, il districarsi tra le annose geometrie tra i vari personaggi, non poteva che divincolarsi solo al cospetto del “Grande Geometra”. Maestro del righello e della linea dritta, ma anche del colloquio interpersonale tra cani sciolti, il Grande Geometra (Antonio Campo) ha ricucito rapporti e isolato gli impopolari, ritagliandosi la parte del leader e facendo intorno a sé terra bruciata… ma edificabile. Col suo incedere, piano e regolatore, gli resta adesso da ammaestrare il più ostinato della banda: il pluricandidato Tumminello. Perchè quest’ultimo, si sa, scende sempre in Campo; anche se stavolta la frase gli si potrebbe rivoltare contro. E, non è ancora molto chiaro, ma pare che persino cotanto baluardo uddiccino possa accordarsi, e si eviterebbero quindi anche le primarie (ad oggi, almeno ufficiosamente, ipotesi probabile). Niente Peppinello, niente marescialli, nessun campanieddru.
Come disse Bixio (o secondo moderne letture degli storici “Biperio”) in via Cavour: qui si fa la storia o si muore. Che lo dissi anch’io; qualche giorno prima dell’esame di maturità. Ma non importa giustamente a nessuno.