Circolo PD: “Sul Museo Minà Palumbo diciamo un vibrante no. Non è la soluzione”

[Riceviamo e pubblichiamo] Con la lettera aperta sul trasferimento del Museo Minà Palumbo nel palazzo municipale, il Sindaco lancia una consultazione che ci auguriamo sia un nuovo metodo che utilizzerà anche per altre decisioni, ma soprattutto affronta un tema molto delicato e a dir poco complesso su cui dovrebbero esprimersi persone titolate e competenti.

Noi cercheremo di dare il nostro modesto contributo rispondendo all’invito che il Sindaco ci ha rivolto ad intervenire ed analizzare gli aspetti positivi e le criticità.
L’incipit dal quale il Sindaco parte è che “ci sia oggi l’esigenza di un confronto per rivedere l’offerta culturale e turistica della nostra comunità, consapevoli dell’investimento fatto in questi anni.” Noi siamo d’accordo. Solo che però, nonostante riguardi un’ampia esigenza, in questa occasione si presenta una sola idea ed è su questa che interveniamo in questa sede, auspicando che ci siano altri luoghi, altre opportunità per intervenire sulle politiche culturali sulle quali altro abbiamo da dire e sulle quali ci riserviamo successivamente di intervenire.

L’idea di trasferire il Museo F. Minà Palumbo nel palazzo municipale, nei locali adibiti agli uffici comunali e spostare questi nel complesso di San Francesco, per quanto scriveremo di seguito, ci appare fantasiosa e surreale e cozza maldestramente con la strategia degli investimenti che sono stati effettuati proprio negli anni passati dalle amministrazioni precedenti e da quella classe politica a cui ha fatto riferimento, tesa alla valorizzazione di immobili comunali diffusi sul territorio da “connettere” tra di loro e con una precisa destinazione d’uso.

Ma andiamo con ordine.
La premessa fatta dal primo cittadino è orientata tutta al turista, ma interessando anche gli uffici comunali, non tiene conto dei bisogni e delle esigenze quotidiane dei cittadini residenti e dell’ambiente di lavoro dei dipendenti comunali.
Il Municipio rappresenta il Palazzo della Città, per questo, piaccia o no, è la Casa di tutti. In esso si svolge la vita amministrativa, politica, si erogano servizi per i cittadini, si scrive la vita quotidiana del paese. Dal Medioevo in poi, il Palazzo di Città, proprio per tutti questi elementi che lo distinguono dagli altri edifici, è stato posto nel centro urbano, rendendogli così anche plasticamente quell’importanza morale, politica e civica che chiunque gli riconosce.

L’analisi costi-benefici che il Sindaco propone è carente e parziale. Non tiene conto fino in fondo dell’ubicazione favorevole del Museo Civico all’interno del Castello dei Ventimiglia, il quale sarebbe visitato da molti visitatori, anche se non ospitasse le sale del Museo. A tal proposito vogliamo rilevare, che gli eventi che egli quasi a margine cita, non sono frequentati come quelli di un tempo. Sappiamo d’inaugurazioni deserte e mostre surreali molto costose che hanno però poco seguito. Non tiene conto, per esempio, dei costi di manutenzione relativi al Castello comunale. Chiediamo, qual è l’ammontare dei fondi destinati al Castello? Dobbiamo ricordare che senza una adeguata manutenzione, il nostro Castello che è il vero volano del turismo per Castelbuono, non avrà vita lunga.

L’edificio di San Francesco, luogo storicamente importante per il nostro paese, è un immenso patrimonio artistico, un complesso monumentale di rara bellezza con l’ala dell’ex convento, il chiostro che tanto racconta della nostra storia, la Chiesa di San Francesco, unica e ricchissima di opere importanti, compreso il bellissimo Mausoleo dei Ventimiglia. Uno dei più grandi complessi monumentali delle Madonie, luogo naturale per un centro culturale di alto livello. Esso non può e non dovrà mai ospitare gli uffici del Municipio. Piuttosto qual è il progetto culturale che ha predisposto il consiglio di amministrazione del Museo F. Minà Palumbo per attrarre nuovi visitatori? Nell’ambito di quale programmazione culturale? L’Amministrazione comunale ha un progetto per divulgare maggiormente il contenuto del Museo F. Minà Palumbo e l’intero complesso monumentale? Che fine ha fatto la promessa di un collegamento tra il giardino del Belvedere dei Ventimiglia di Palazzo Failla e quello di San Francesco?

In nessuna città d’arte o turistica i musei sono tutti nella stessa via, anzi la dislocazione aiuta la crescita dell’intero tessuto sociale ed è un errore dover paragonare due strutture (il Museo Civico ed il F. Minà Palumbo) così diverse per genere, tipologia urbanistica, ubicazione e storia.
Il Sindaco scrive anche che l’ubicazione a San Francesco degli uffici comunali sarebbe auspicabile perché renderebbe più facile, per i cittadini, il loro raggiungimento in automobile. Ma al contrario, non si dovrebbero favorire politiche che riducano l’uso delle automobili e favorire soluzioni più sostenibili? Esiste già un parere dell’ufficio tecnico che tiene conto degli effettivi costi-benefici? E’ stato fatto un calcolo economico del cambio di destinazione d’uso di entrambi gli edifici? E quelli per i lavori di adeguamento dei locali del Municipio a Museo e viceversa? Nel caso di cambio di destinazione d’uso ci sarebbero conseguenze in ordine al finanziamento concesso per il restauro del complesso monumentale di San Francesco? Che fine farà l’arredamento museale del Museo F. Minà Palumbo realizzato proprio sulla base dei locali di San Francesco, con progetto ad hoc? Che cosa dicono le normative sugli spazi museali e quelli per ufficio? Essi sono intercambiabili? Esiste un parere nel merito del Responsabile dell’ufficio dei lavori pubblici?

Facciamo queste domande, perché l’idea del Sindaco appare irragionevole, in contrasto con la vigente normativa e caratterizzata da sensazionalismo estremo.
Occorre, invece, un progetto di crescita dei cittadini, che unisca e lavori insieme a tutte le associazioni che operano nel campo della cultura e del sociale, in raccordo con la scuola, con tutte quelle personalità che hanno animato culturalmente Castelbuono nel tempo favorendone la crescita civica e culturale. E’ un appello che rivolgiamo perché si esca da un certo torpore che percepiamo, per una battaglia di civiltà per l’oggi e per le nuove generazioni.

Castelbuono, 3 febbraio 2019

Il Coordinamento del Circolo