Cosa succede in città: valutazioni di uno dei tanti interessati alle prossime elezioni comunali

Proprio quando ci ponevamo domande sulla legittimità – secondo il nostro personalissimo disciplinare – di pubblicare i contributi di “Maurizio Cangelosi” (una volta assodato che il nome-cognome verosimile fosse inventato, uno pseudonimo, e non corrispondente ad una persona con quell’identità anagrafica) abbiamo ricevuto nella scorsa puntata l’ involontaria “firma” dell’autore e tanto ci basta per continuare per dare spazio alle opinioni di “Maurizio”.
Pertanto, riceviamo e pubblichiamo.

 

Iniziamo premettendo di considerare archiviato, almeno per il momento e a parte un piccolo inciso sull’ultima evoluzione di Andiamo oltre, l’argomento Mario Cicero-Andiamo oltre. Cicero, in futuro, ci potrà dire tante cose, ma non potrà accusarci di non averlo avvertito circa i rischi connessi ad una candidatura politicamente in perdita per la sua ratio esclusivamente autoreferenziale. Spendiamo invece ancora qualche parola sul movimento Andiamo oltre che, a seguito della recente fuoriuscita dei sostenitori della candidatura Cicero, sembra essere diventato Andiamo avanti. Se avrete voglia di seguire il nostro ragionamento, converrete con noi che, da “oltre” ad “avanti”, il cambio di significato è determinante. A questo proposito teniamo a precisare preliminarmente che si tratta esclusivamente di nostre considerazioni e che non sappiamo se quanto diremo possa essere l’effettivo motivo ispiratore dei responsabili, nella scelta del nuovo nome.

Entrambe le espressioni, Andare oltre e Andare avanti, includono in modo evidente il significato di superamento di qualcosa. Ma il primo, quello originario, non ne precisava il senso né la direzione; così poteva essere un “oltre” verso l’alto (il cielo, i sogni ma anche gli incubi riusciti o meno che fossero); verso il basso (la pochezza delle motivazioni, l’oligarchia, il narcisismo, l’autoreferenzialità, il culto di se stessi); verso destra (e qui l’unica definizione che ci viene è l’assenza, chissà perché: è come se ci fosse un condizionamento ancestrale e freudiano, legato a qualche episodio assimilabile ad un’assenza, occorsa in questo contesto, che ha particolarmente inciso nella sostanza dei suoi risultati recenti); verso sinistra … ah no, verso sinistra proprio non c’era possibilità con l’originario “Andiamo oltre”. E non tanto per il senso nobile e politico che noi attribuiamo a questa parola; ma perché questo aveva allontanato dal movimento buona parte della base di sinistra di quell’elettorato. Semmai possiamo concedere che il movimento originario fosse, per usare un termine che contiene qualcosa di sinistra seppure con ben altre vocazioni, un Andare oltre sinistrorso (il famoso, a noi molto caro, conte Lello Mascetti lo avrebbe meglio definito da “supercazzola … con scappellamento a sinistra”).

E poi in realtà qualcuno sostiene che “oltre” poteva anche indicare rotolamento “oltre”; anzi, poiché il rotolamento produce movimenti anche notevoli, nel caso che qui rileva avremmo dovuto parlare, molto più appropriatamente, di un “avvoltolamento”. I puristi della lingua italiano ci perdonino, sappiamo che questo termine non è riconosciuto dall’Accademia della Crusca seppure, a onor del vero, diversi dizionari e tra questi il Sabatini Coletti, ne hanno sdoganato almeno l’uso verbale della radice; ad ogni modo, nel linguaggio pratico il termine “avvoltolamento” delinea mirabilmente quei rotolamenti lungo l’asse longitudinale di una cosa o di una persona, che pur producendo notevoli movimento ed effetto per se e gli altri, di fatto e a differenza del rotolamento, hanno lo stesso risultato cinematico di una sterile “corsa sul posto”: in altre parole si resta fermi pur agitandosi. Un “avvoltolamento” quindi, che nel caso di specie si concretizzava effettivamente attraverso immagini con allegoria molto presunta e forzata e fraseggio ostentatamente cultural-chic: definizioni di colpi di scena -non da compagnia teatrale- per annunciare con enfasi prima e condannare poi, decisioni democratiche che sovvertivano quelle oligarchico-demagociche; termine pornografia usato per esecrare episodi che, per quanto da censurare, avevano un nesso assolutamente risibile –a meno di non volerla vedere a tutti i costi dappertutto- con questo termine; sussurri e grida attribuiti capovolgendo diametralmente l’appropriatezza del loro significato; formulazioni di ragioni politiche, basate su decisioni oligarchiche e non democratiche, che assurgevano a irricevibile motivo di principio tradito ed orgoglio ferito (“de noantri” direbbero a Trastevere).

Ecco, tutte queste ambiguità dell’Andare oltre originario, potrebbero essersi chiarite con il nuovo Andare avanti, indice proprio della volontà di percorrere la strada in avanti, a fronte alta, quasi che prima non si potesse fare per la presenza di zavorra. Sarà davvero così? Onestamente non possiamo ancora dire di saperlo. A scanso di equivoci, infatti precisiamo che Andare avanti non può solo essere dichiarato a parole o nei titoli ma richiede espressamente di essere coniugato con i progetti e i fatti, che devono essere entrambi innovativi, concreti e distanti, il più possibile, da logiche stantie per quanto elettoral-remunerative. Più realisticamente ci tocca dire quindi che la concretezza degli intenti dobbiamo scoprirla, magari a partire da domenica.

Ma cosa succede negli altri schieramenti politici di Castelbuono? Quanti sono? Quali sono? Cosa vogliono?

Finora non ce ne siamo occupati, indirizzando la nostra attenzione solo agli avvenimenti di Andiamo oltre, con i suoi squilli di tromba. Purtroppo, se da quel lato ci sono stati tali squilli, dal lato opposto non ci sono state, a fronteggiarne l’eco, né fanfare né bande. Anzi, ora che ci pensiamo, la sensazione che ci fossero bande dal lato opposto l’abbiamo avuta ma non si trattava di formazioni musicali bensì, almeno questa era l’impressione che destavano, di bande di ragazzini scapestrati che aspettavano la comunicazione di un nome per capire quante e quali marachelle si potevano concedere.

Ora è il momento di parlarne, di occuparsene. Cominciamo così a rispondere alle domande sopra poste,riportando di seguito gli schieramenti che il comune sentire ci ha permesso di individuare o almeno ipotizzare ad oggi. Ne indicheremo anche il riferimento e il titolo che la nostra fantasia ci ispira al riguardo.

1. Romè, schieramento n. 1: del diritto democratico e del rinnovamento, da confermare
2. Mario Cicero, schieramento n. 2: della forzatura oligarchica, populista e dell’io, confermato
3. Tummy, schieramento n. 3: della possibilità e dell’attesa diversamente attiva
4. Polizzotto, schieramento n. 4: del travaglio, della ricerca, dell’incertezza e della eterogeneità
5. Allegra, schieramento n. 5: della speranza di affinità elettive
6. ?, schieramento n. 6: dall’assenza
Il ? di quest’ultimo non è un refuso. Lo schieramento n. 6 è senza referente perché è attualmente solo previsto dalla nostra speculazione ma non ancora avvistato. Un po’ come la particella elementare “bellezza” prevista con largo anticipo dalla teoria e poi scoperta solo tanti anni dopo.

Dello schieramento n. 1 e dello schieramento n. 2 abbiamo finora detto tanto; pertanto, anche se finora non siamo ancora entrati effettivamente nel loro merito, ci sia consentito, almeno per il momento, di sorvolare, di rimandare.

 

Tummy, schieramento n. 3: della possibilità e dell’attesa diversamente attiva

Per diritto di carica, il primo schieramento che consideriamo è quello di Antonio Tumminello, affettuosamente Tummy nel seguito, usando un vezzoso nomignolo che il destinatario dello stesso ha mostrato di apprezzare. In teoria dovrebbe essere lo schieramento da battere poiché: è quello uscito vincente dalle ultime elezioni ed ha amministrato fino ad ora. In realtà non è così e Tummy viene additato da tutti, per motivi in parte dipendenti da fattori esterni a lui e non sempre fondati sulla realtà dei fatti. Infatti le accuse più pesanti che gli sono state mosse sono quelle di aver operato ben poco e quella relativa ai numerosissimi esodi subiti dal suo schieramento nel tempo: la quasi totalità dei consiglieri di maggioranza, il vicesindaco, assessori vari.

E’ fuori discussione che l’azione insufficiente o assente e una tale sequenza di abbandoni, traggano origine anche da vizi politici, amministrativi e relazionali, di Tummy. E sicuramente sarà così. In realtà, e ne diamo solo un accenno per evitare di rifocalizzarci su fatti e persone che per il momento abbiamo archiviato, qualcuno maligna che sia l’insufficienza dell’azione che tutti gli abbandoni abbiano avuto, in qualche misura, un’altra sostanziale concausa: sono stati abilmente sollecitati da un regista, un fine tessitore (Chi? Non vogliamo far torto alla vostra intelligenza spiegandolo) che ordiva la trama di un suo subentro al vertice fin dalla sua forzosa partenza. C’è poi da aggiungere che in realtà le ultime due defezioni (Marcello D’Anna e Carmelo Mazzola, con quest’ultimo da definire tecnicamente e più appropriatamente, defenestrato più che dimesso) non sono opera di quel tessitore ma di un altro ricamatore (Chi? Vi rimandiamo a più avanti, quando parleremo di altri schieramenti). Infatti se è vero che l’uscita dei due suddetti è il risultato di un aut aut, posto a Tummy dagli stessi, che suonava più o meno: “O fai un passo indietro, non ricandidandoti a sindaco, o noi ce ne andiamo e resti solo”, sembra anche che le solite malelingue sussurrino che l’aut aut sia stato sollecitato dal ricamatore. Per inciso l’abbandono non è stato dei due soltanto ma dei due più uno, con l’uno che aveva abbandonato già da anni il ruolo operativo con Tummy ma era inizialmente rimasto nel suo entourage, per motivi che sarebbe interessante approfondire ma non rilevano in questo contesto e quindi trascuriamo.

Peraltro Tummy li ha subito rimpiazzati. Con due donne, senza pensarci troppo e senza farsi scoraggiare dalle difficoltà, forte del motto, “ogni centu mala fiuri … un sordu”. Il nostro Tummy continua ad inanellare una nomina femminile dopo l’altra. Una amministrazione veramente al femminile, quella di Tummy, tra giunta ed incarichi vari. Così, se è fuori luogo considerare quella di Tummy una giunta rosea, potremmo legittimamente definirla una giunta rosa. Tanto da spingerci a definire Tummy … la pantera rosa: il perché del rosa è scontato, quello della pantera si giustifica nell’incedere e nel parlare morbido, felpato, di Tummy: una vera panterona.

Ritornando all’aut aut, pur senza voler criticare le convinzioni e i modi di pensare di nessuno, ci chiediamo: ma è giusto pretendere da qualcuno che ne ha pieno titolo (ed a Tummy tutto possiamo dire ma non che non abbia titolo per ricandidarsi, visto che è il sindaco uscente) di farsi da parte per far spazio a qualcun altro che si professa più capace, più ben voluto, più fattivo, più facilmente eleggibile perché in possesso di un grosso serbatoio di voti (logica squallida ma redditizia in certi frangenti e settori)? Tra l’altro l’analisi dell’azione amministrativa di Tummy durante la sua sindacatura, pur tra manchevolezze incontestabili, porterebbe ad analizzare e valutare fatti oggettivi legati al tipo di opposizione, quasi sempre di tipo ostativo e, pur in presenza di inadeguatezze nell’amministrazione, non sarebbe sempre e necessariamente scontato l’addebito a Tummy di ogni malefatta.

E se anche decidessimo per l’affermatività della risposta a questo interrogativo, ci chiediamo ancora: è lecito chiedere a Tummy di farsi da parte in favore di qualcuno che ha governato assieme a lui (i famosi due più uno)? D’altro canto, delle due l’una: o Tummy ha amministrato bene ed allora è lui che deve ricandidarsi, per continuare un’azione amministrativa considerata egregia sulla base del precedente assunto. Oppure Tummy ha amministrato male; e allora non vediamo perché sia opportuno candidare qualcuno che è stato con Tummy quasi fino alla fine: anche ammesso e non concesso che la paternità delle presunte malefatte della corrente amministrazione siano principalmente di Tummy, i due più uno avrebbero comunque culpa in vigilando nel cattivo andamento. Ne hanno infatti condiviso l’azione senza fiatare. Questo è quello che si vede ai morsetti. Ed è certo che eventuali precisazioni: “io all’interno ho cercato di…”, “io glielo avevo sempre detto…”, avrebbero lo stesso sapore e risultato di un giocatore di poker il cui bluff viene smascherato: la chiacchiera sta a zero.

Ma, infine, il colmo è che anche se rispondessimo affermativamente ad entrambi questi due quesiti, ce ne sarebbe un terzo che avrebbe risposta negativa certa: si può chiedere a Tummy un passo indietro senza avere un candidato certo e forte pronto? Pensiamo di poterci sbilanciare rispondendo di no. Eppure è ciò che ha progettato il ricamatore. E probabilmente la motivazione che addurrebbe è che ormai Tummy non lo vuole nessuno, che ormai è perdente, è lontano dal cuore della gente. Ci perdonino sia il ricamatore che i suoi, ma noi non riteniamo che una motivazione così massimalista sia vera con assoluta certezza.

In sintesi (e qui invochiamo la comprensione e il perdono di quei lettori che ci hanno accusato di poca sinteticità, sperando che continuino ad essere magnanimi nel sopportarci –o, perché no, eventualmente decidano di non leggerci- per il continuo abuso di questo termine che, secondo loro, non ci appartiene) possiamo dire che quello di Tummy, nonostante la evidente riduzione di gruppi di consenso che lo costituiscono, resti uno schieramento significativo per le elezioni comunali. E’ vero, lui è quasi solo ma ha l’amministrazione ancora nelle sue mani, evidente ossimoro perché avere l’amministrazione è certamente un elemento che dissolve la solitudine dotandola anzi di formidabili strumenti di aggregazione e di raccolta di consensi. Inoltre Tummy ha un suo bacino di voti, la possibilità di stare defilato in attesa degli eventi e una perseveranza, rodata in 5 anni di avversità politiche e consiliari, che gli ha consentito di resistere all’Aventino, ai tentativi di impeachment, alle continue dimissioni. Senza pensare che i suoi supporter includono anche un gruppo di simpatizzanti a vario titolo che, cosa non secondaria, nella precedente tornata ci pare che appoggiasse il ricamatore.

E’ poco? Certo non è molto allo stato dell’arte, per l’assenza di alleati sostanziosi. Ma se riuscisse a stringere una alleanza con qualcuno dei fuoriusciti dagli altri schieramenti, potrebbe riprendere quota e possibilità. Ecco perché l’immagine che abbiamo di lui, in questo momento, è quella del proverbiale e paziente cinese che, seduto sulla riva del fiume sembrando inattivo, o meglio, diversamente attivo, resta in attesa del cadavere (metaforico) di qualche nemico che gli possa offrire le possibilità che spera. E non si può dire che non sarà davvero così. Dipenderà dal numero e dal tipo di (metaforici) cadaveri che ci saranno negli altri schieramenti. E anche qui ci viene in mente, come nel precedente nostro scritto, “Ai posteri l’ardua sentenza” ma a differenza di quello, stavolta non riteniamo maggiormente appropriato l’incipit dell’ode.

Passiamo ora allo schieramento 4.

Anzi, per non risultare noiosi, rimandiamo il completamento dell’analisi degli schieramenti e le nostre considerazioni finali al prossimo appuntamento.

Maurizio Cangelosi

 

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