Di Giorgi: “Cara Castelbuono, ecco perché ho votato contro la decadenza di Minzolini”

By on 21 marzo 2017

Riceviamo dalla senatrice Rosa Maria Di Giorgi, e di seguito pubblichiamo, una nota esplicativa con cui la vice presidente del Senato intende motivare ai lettori di Castelbuono il proprio voto contrario alla decadenza del senatore Minzolini, condannato in via definitiva per peculato. Scelta dalla stessa senatrice rivendicata con forza pubblicamente e ragione di forti polemiche e attacchi nei suoi confronti.

 

Alla luce delle polemiche di questi giorni sul caso Minzolini e degli attacchi violenti ed eversivi del Movimento 5 stelle contro i senatori, in particolare i senatori del Pd, per la loro contrarietà alla decadenza dello stesso Minzolini, vorrei condividere con gli amici di Castelbuono le ragioni che hanno determinato la mia scelta in piena coscienza. Accanto a me due terzi del gruppo del Pd 58 senatori (tra non partecipanti al voto e astenuti) contro i 41 colleghi che hanno invece voluto votare per la decadenza.

Abbiamo studiato molto bene le carte processuali e abbiamo visto che si era in presenza di un caso che presentava elementi certi di fumus persecutionis (che è ciò che noi siamo chiamati a giudicare). Uso illecito di carta di credito aziendale. Questo il reato, ossia peculato. Assoluzione piena in primo grado. Condannata la Rai da parte della Corte dei Conti a restituire a Minzolini quanto da lui precedentemente rimborsato per via amministrativa, ossia “il mal tolto” oggetto del contendere. Tuttavia condanna in appello. I pubblici ministeri chiedono due anni. La Corte commina due anni e sei mesi e Minzolini così incorre nella legge Severino sulla incandidabilità che non avrebbe avuto effetto se la condanna fosse stata di due anni. Ci si chiede come mai ci sia stata questa durezza. Si verifica che un giudice del collegio giudicante è un vecchio avversario politico di Minzolini militante per molti anni nelle file di un partito dell’altro schieramento e sottosegretario del governo Prodi. Forse non esattamente neutrale verrebbe da pensare. Avrebbe potuto dimettersi da quel collegio ma non lo fece. Poi la Cassazione confermò la condanna senza rilevare (altra stranezza) che in presenza di un capovolgimento di sentenza, ossia da innocente a colpevole, non fosse stata riaperta l’istruttoria come da prassi. Siamo giunti quindi ala questione che si dibatte in questi giorni. Può il Senato non applicare una legge dello Stato, la Severino appunto, che prevede la decadenza quando si è condannati in terzo grado?
Invito a questo proposito a guardare le norme e la Costituzione italiana. Molti dicono che noi avremmo contravvenuto alla legge Severino. Sbagliato. Basta leggere. Articolo 3 della Severino: « qualora una causa di incandidabilità sopravvenga, la Camera delibera ai sensi dell’articolo 66 della Costituzione». E cosa dice la Costituzione? «Ciascuna Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte di sua ineleggibilità e incompatibilità». Giudica, non prende atto. Nel caso Minzolini c’è stato un uso politico della giustizia?  Alcuni senatori del Pd, io compresa, hanno avuto il dubbio che non tutto fosse limpido. Hanno torto? Il dubbio resta.Rispetto i colleghi che hanno deciso diversamente da me. Abbiamo esaminato gli atti come ci chiede la Costituzione e abbiamo preso la nostra decisione in piena coscienza e responsabilità. E come anche la  la legge Severino prevede.
Ma di che cosa stiamo parlando allora? Dell’ennesima strumentalizzazione fatta dal Movimento 5 stelle che non perde occasione per mestare nel torbido con una buona percentuale di ignoranza delle norme e con lo  spirito distruttivo che lo contraddistingue. Aggiungo un altro elemento. Se così non fosse qualcuno mi spieghi la logica di far pervenire al Senato la questione dopo la condanna in terzo grado. Signori, lo prevede la Costituzione e noi siamo tenuti a esaminare il caso e a decidere secondo coscienza. Questo abbiamo fatto. Le interpretazioni del caso Minzolini sono state diverse fra noi? Legittimo. Ma poi si vota. E in democrazia il voto è la cosa più importante.
Ma voglio rispondere anche all’accusa di chi parla di uno scambio per la fiducia a Lotti il giorno prima. Si leggano i nomi dei senatori e si veda che la trasversalità del voto è stata totale e che niente ha avuto a che fare con renziani e non renziani, come tutta la stampa ha dovuto riconoscere. Le farneticazioni strumentali dei grillini quindi non hanno alcun rilievo in un percorso legittimo che è stato compiuto secondo la Legge e la Costituzione.
 
Rosa Maria Di Giorgi

A proposito di Redazione

La Redazione di Castelbuono.Org, deus ex machina del progetto sin dal 2007, coordinata da Michele Spallino.

3 Comments

  1. Daniele Di Vuono

    22 marzo 2017 at 01:49

    Ridicola giustificazione che lei è il suo partito state pagando caro in termini di consensi! Fumo persecutionis un corno! Avete rinnegato una vostra stessa legge (la Severino) pur di salvare Minzolini! Ovviamente perché dovevate ricambiare il favore fatto per il salvataggio di Lotti! Per fortuna che nonostante stiate prolungando la vostra agonia con questa legislatura oramai incancrenita, presto anche voi lascerete lo scranno. Personalmente non mi sento rappresentato da lei e non mostro riverenza alcuna alla sua presenza in Parlamento. Di sicuro mi sento più rappresentato dai porta voce del MoVimento 5 Stelle, unica ed ultima speranza e baluardo di legalità di questa nazione!

    • Tonino Spallino

      25 marzo 2017 at 12:14

      Gent. Direttore

      Sono stupito e deluso dalle spiegazioni (forse sarebbe meglio chiamarle giustificazioni) della sen. Di Giorgi ,che pure stimo per la sua competenza e la sua intelligenza, sul voto contro la decadenza del sen.Minzolini.
      Mi si consenta una prima considerazione:

      1) Per il ruolo istituzionale (V.Presidente del Senato) che ricopre, la Sen.Di Giorgi avrebbe dovuto avere piu’ prudenza e mostrare piu’ attenzione prima di entrare a far parte del club dei sostenitori dell’inesistente fumus persecutionis. Una occasione di imparzialita’ persa !

      2) Ma di quale fumus persecutionis parla la sen.Di Giorgi ?
      Il dato giuridico oggettivo e’ che ci troviamo di fronte ad una sentenza di condanna PASSATA IN GIUDICATO , confermata dalla S.Corte di Cassazione ,e che quindi riguarda una vicenda sottoposta a tutte le verifiche di merito e di legittimita’,previste dal nostro ordinamento giuridico e costituzionale. A fronte di questo dato obiettivo ,era inevitabile l’applicazione della legge Severino, (votata qualche anno fa,da quasi tutti i gruppi parlamentari); altro che liberta’di coscienza ! E qui siamo al punto centrale: in uno Stato di Diritto ,quale dovrebbe essere il nostro, le leggi si applicano a tutti, o, ad alcuni no ? La risposta e’ facile ed elementare :le leggi si devono applicare allo stesso modo a TUTTI, compresi i politici, ed i parlamentari ! Mi spiace dirlo; ma ritengo che chi ha votato contro la decadenza del sen.Minzolini ha dato una manifestazione di superficialita’ ed al contempo di pericolosa spregiudicatezza.
      Quello che a seguito di tale vicenda ,viene percepito dall’opinione pubblica e dal semplice cittadino, e’ che esistono cittadini di serie A (taluni politici e parlamentari ) “contra legem” , e di serie B (i normali cittadini ed i deboli) a cui invece le leggi di applicano anche con il massimo di rigore.

      3) Vengono illustrate in maniera semplicistica le varie fasi processuali della vicenda Minzolini per giustificare l’asserito inesistente fumus persecutionis. Ma forse si dimentica che le sentenze di legittimita’ della S.Corte sono definitive, con il conseguente passaggio in giudicato, come nel caso di Minzolini.
      E allora di fronte ad un sentenza del genere di quale fumus persecutionis si puo’ parlare ? E’ inesistente ! La realta’, mi sembra invece di poter dire ,e’ che con questa scelta taluni senatori hanno di fatto calpestato il principio di Montesquieu sulla divisione dei poteri ,e nei fatti hanno preannunziato l’ingresso nel nostro paese di principi antidemocratici ed anticostituzionali come quello per cui la legge non e’ uguale per tutti .
      In tale contesto non e’ certamente un caso che la pattuglia di Renzi faccia alla magistratura,che pure non e’ esente da responsabilita’, la stessa battaglia che Berlusconi ed i suoi hanno condotto in tutti questi anni contro la medesima.
      E veniamo alla questione dell’asserito magistrato “vendicativo”: ma perche’ il magistrato accusato che faceva parte del collegio di appello avrebbe dovuto astenersi ? Dice la Di Giorgi perche’ era un “nemico politico” del Minzolini.
      Ma suvvia siamo seri ! Quando il magistrato in questione era deputato, sottosegretario dei governi Prodi e D’Alema (quindi nel periodo 1996-1999), il Minzolini era un giornalista ( quindi ne’ direttore del Tg 1,ne’ tantomeno parlamentare) .
      Ora se c’era della inimicizia tra i due (cosa non credibile) perche’ il Minzolini ed il suo legale ,non hanno avanzato istanza di ricusazione nei suoi confronti ? Forse perche’ evidentemente ritenevano che non esisteva alcun fumus persecuctionis. Peraltro la sentenza di appello e’ stata emessa non da un giudice monocratico, ma da un collegio di magistrati di cui faceva parte anche il cosiddetto “nemico” del sen.Minzolini. Perche’ allora prendersela con un solo componente del collegio ? Perche solo adesso si scopre tale fumus ? E’ evidente la strumentalita’ e la pretestuosita’ delle affermazioni messe base della scellerata scelta politica di votare contro la decadenza.
      Cara sen. Di Giorgi, perche’ se la prende con i grillini ? E quelli del suo partito che hanno votato per la decadenza, anche loro hanno voluto “mestare nel torbido” ,o invece hanno espresso una valutazione piu’ serena, piu’ autonoma, e piu’ consona ai dettami della nostra costituzione?
      Ah, mi scuso: dimenticavo che il suo partito (PD) la costituzione la voleva stravolgere in senso autoritario. Peccato che gli e’ andato male, in quanto il 60 % dei cittadini (essi si che hanno votato in piena coscienza) il 4 dicembre hanno,per fortuna, rimandato al mittente (Renzi e company) le pericolose ed incresciose proposte di modifica. Certo,sen.Di Giorgi, che in democrazia il voto e’ importante, ma la democrazia e’ anche il rispetto delle regole, delle leggi, il rispetto della Stato di diritto, il diritto dei cittadini di partecipare e decidere . Ecco perche’ e’ naturale per il cittadino, pensare che ci sia stato uno scambio di “cortesie” relativamente alle vicende Lotti (l’evanescente ministro allo sport ..sic !) e Minzolini.
      E allora : riflettere con umilta’, uscendo da una logica di servitu’ volontaria nei confronti del “tiranno” (come diceva gia nel 1500 il filosofo francese La Boetie nel suo libro Discorso sulla servitu’ volontaria, che sarebbe opportuno che i parlamentari leggessero) servirebbe a ridare quel ruolo di autonomia, di critica,di oggettivo interesse nazionale,di autorevolezza che deve caratterizzare la funzione dei parlamentari,quali rappresentanti del popolo, secondo lo spirito della nostra costituzione . Forse cosi’ quel 40% di cittadini che non vanno piu’ a votare (ma forse al neo centrista Renzi e company ,cio’ non interessa) potra’ riacquistare la fiducia nella politica (la polis aristotelica) come strumento democratico di partecipazione,discussione e decisione sulle varie problematiche del nostro paese.
      Cosi’ com’e’ la politica e’ oggi solo uno strumento (anche nepotistico) per imporre il potere di pochi, giustamente definito dal costituzionalista Zagrebelsky come potere oligarchico nei confronti dei cittadini,che cosi’ invece rischiano di diventare i nuovi servi del nostro secolo. E tutto cio’,non e’ certo edificante,ne’ tantomeno democratico !

      Cordiali Saluti avv. Tonino Spallino.

  2. Daniele Di Vuono

    25 marzo 2017 at 00:46

    “Sul caso Minzolini a parte quello che ha detto la Giunta e su cui non voglio pronunciarmi perché lascerò la presidenza tra pochi giorni e non voglio pregiudicare il mio successore, faccio una considerazione. Al di là della legge Severino e della decadenza, Minzolini ha riportato la pena accessoria dell’interdizione dai pubblico uffici quindi non può fare il parlamentare, non lo può fare! La camera di apparenza nella fattispecie il Senato ha il dovere di dichiararlo decaduto. Va fatto, è successo in altri casi. Non sta a me giudicare se un atto del parlamento è eversivo, dico semplicemente che è in contrasto con la legge, la autonomia della Camere fa si che la misura delle pene accessorie nei confronti di un parlamentare si eseguono comunicando alla Camera di appartenenza l’avvenuta interdizione poi la Camera lo deve dichiarare decaduto. I parlamentari dovrebbero ricordarsi che la Costituzione dice che coloro a cui sono affidate funzioni pubbliche anche quella di parlamentare deve essere adempiuta con disciplina e onore. Il problema è questo, uno interdetto da pubblico ufficio non vota. Quando ci sono le elezioni come cittadino non può votare, lo si tiene in Parlamento a votare le leggi che obbligano tutti noi? A me sembra una cosa nettamente in contrasto.”

    Piercamillo Davigo

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