Elezioni, Democrazia e Icebergs

By on 27 febbraio 2013

La parola ?governo? deriva dal greco Kybernan, che ha il significato preciso di dirigere una nave. Colui che quindi si mette al timone del governo (in questo caso non è una metafora) deve decidere quale direzione imprimere alla nave. Risalire all?origine delle parole è sempre illuminante, specie in un momento come questo in cui l?Italia somiglia davvero a una nave, a una grossa nave alla deriva, al Titanic. Il timoniere ha quindi un enorme potere e due compiti: 1. Il potere consiste nel decidere dove portare la nave, e 2, nell?arrivare alla meta senza schiantarsi sugli scogli. Quando pensiamo alla politica troppo spesso pensiamo al secondo compito del timoniere, ovvero quello di evitare naufragi e catastrofi, e dimentichiamo il primo compito, che dovrebbe essere quello di decidere dove portare la nave, che sarebbe la società.

Platone e Aristotele definiscono le forme di governo in base al numero dei partecipanti al potere politico: quando il timoniere è uno solo la forma di governo si chiama Monarchia. Quando a timonare la nave sono in pochi si chiama Aristocrazia, e quando a dirigerla sono una moltitudine questa si chiama Democrazia. La Democrazia non è mai stata la forma di governo preferita dagli antichi: uno degli argomenti più usati scaturisce immediatamente dal significato originario della parola governo: se è uno a governare la nave se ci va male può essere Schettino, ma se al timone si mettono 60 milioni di persone immaginate cosa potrebbe succedere: confusione, liti, urla, pugni, schiaffi, sputi, male parole. Cose mai viste, in Democrazia. Platone la considerava una forma degenerata di governo perché a suo dire la libertà condurrebbe alla mancanza di freni morali, tanto che alla fine:

?Il maestro, per esempio, teme e adula gli scolari e gli scolari si ridono dei maestri e dei pedagoghi? Repubblica, 563a

Che pessimista Platone: questa immagine del professore che teme di rimproverare gli alunni maleducati perché sa che i genitori se la prenderebbero con lui invece che con i figli è veramente fuori dal mondo.

Uno degli argomenti più utilizzati contro la democrazia è il seguente: il governo del popolo favorisce l?incompetenza e il dominio dell?eloquenza, ovvero della demagogia. Se di fronte a una assemblea popolare arriva Tizio e si mette a urlare: ?Mettete me al governo, e vi farò arrivare a casa ogni giorno una cesta piena di mortadella e cacio, e le tasse ve le abbuono!? l?assemblea popolare lo acclama immediatamente con tanto di coretti calcistici, tipo ?Po-popopopo-po-po?, dicono in sequenza Platone, Bodin, Hobbes, Locke, Vico, Montesquieu. Nemmeno la formazione di partiti era vista di buon occhio, visto che ostacolava la volontà collettiva e la dirigeva verso questioni marginali per la società. Metti che mentre la nave-società si sta dirigendo verso gli scogli, un partito cominci a dire: ?Eh, però queste tendine fucsia a poppa non vanno bene. Secondo noi le tendine devono essere blu.? Il popolo frastornato comincia a interrogarsi sulla questione delle tendine a poppa mentre la nave si sta dirigendo verso l?abisso. Dipinta così la democrazia sembra il regno della confusione e dell?irrazionalità, ma bisogna sempre comparare questa forma di governo con i suoi opposti: sotto le antiche monarchie non c?erano problemi di confusione istituzionale (tranne quando le mogli dei sovrani avvelenavano i figli dei precedenti matrimoni per assicurare la successione ai propri), ma il Monarca poteva abusare del suo potere. Tutta la storia del pensiero politico può considerarsi infatti la ricerca del modo per limitare gli abusi del potere: la democrazia rappresentativa sarebbe secondo i teorici il migliore modo evitare gli abusi dei monarchi (visto che non ce ne sono più) e per essere finalmente liberi di scegliere chi abuserà di noi.

Ma torniamo alla nostra nave e alle questioni della navigazione. Storicamente si sono affermati due stili di navigazione diversi: il primo stile di navigazione ha come meta il profitto economico, e in quella direzione punta la prua della nave. Della sicurezza alla guida non gli interessa, anzi, la capitaneria di porto non deve avvicinarsi alla nave, dei radar facciamo a meno, e dei passeggeri chissenefrega: viriamo di qua e di là come vogliamo, loro se vogliono si assicurino con le cinture o finiscano in mare, non ci interessa. Questo è lo Stile Libero, o Liberistico. Il secondo stile invece ha come meta il benessere dei passeggeri: dovunque si vada l?importante è che le virate non siano troppo brusche per non rischiare che la vecchietta in carrozzella sul ponte finisca contro il parapetto e quindi in mare. Questo sarebbe lo Stile Protezionistico. Ora è accaduto che col tempo il secondo stile sia praticamente passato di moda: piloti dello Stile Protezionistico non se ne trovano più, vogliono andare tutti nella stessa direzione, innamorati dello Stile Libero. Due giorni fa siamo andati a scegliere chi deve guidare la nostra nave. Tra piloti che promettono cesti di mortadella, altri che si chiedono qual è il migliore colore per le tende e i terzi che vogliono cacciare via tutti i capitani di tutti gli stili, per il momento siamo senza nessuno al timone. A occuparsi delle due mansioni del timoniere, scegliere dove andare, e non fare schiantare la nave, al momento non c?è nessuno. Attaccate la nonna al pilone e attenti agli Icebergs.

A proposito di Vincenzo Castagna

Laureato in Filosofia e Storia delle Idee, gli è venuta l'Idea di fare una Storia della Filosofia per divertirsi un po'. Ha cominciato ad andare in bici per stare in forma, ha smesso perché in bici gli è venuta la bronchite. Si vanta di saper concludere il primo livello di Sonic in 29 secondi.

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