Eraclito l?Oscuro e un augurio siciliano

Puntata III

Eraclito di Efeso era soprannominato ?l?Oscuro?. Tale aggettivo sembra gli venisse attribuito per la sua poco invidiabile capacità di rendere complicato ciò che era semplice; si racconta infatti che una volta un suo compaesano gli chiedesse: ?Caro Eraclito, devo andare a trovare il nostro comune amico Ammonio, sta in campagna, ma non rammento più dove si trovi il suo pezzo di terra. Ricordo solamente che a segnalare l?ubicazione della sua casa vi era un filare di vite, ma non ricordo se questo fosse dritto o curvo, mi sapresti aiutare??  Eraclito lo guardò con la sua solita aria misteriosa, si grattò il mento, e proferì con aria grave le seguenti ispirate parole:

 La via della vite è diritta e curva, ed è la medesima ed una. (Frammento 29)

Parole alle quali il concittadino sbigottito non poté fare a meno di rispondere: ?Grazie Eraclito, sei chiaro come al solito?. Si narra che durante una festa un suo parente, indubbiamente alterato dal vino, tentasse di deriderlo imitandone le pose e la profondità filosofica; si alzò dunque in piedi e declamò: ?È ben strano come una salita vista dall?alto somigli tanto a una discesa!? parole alle quali tutti i convitati sbottarono in fragorose risate. Eraclito attese che l?ilarità scemasse, e nel più profondo silenzio lo si sentì dire:

La via in su e la via in giù sono una e la medesima.  (Frammento 31)

?Hai sempre un grande senso dell?umorismo, o Eraclito?, gli rispose il parente, adesso un po? meno allegro. Le feste erano sempre motivo di scontro tra Eraclito e i suoi amici; questi gli volevano bene, ma le frasi sibilline di Eraclito erano fonte di continui malintesi, come quella volta che se ne andò via sbattendo la porta e urlando:

Increduli? non sanno né ascoltare né parlare. (Frammento 5)

Non intendono come da sé discordando seco stesso concordi. (Frammento 20).

Concetto al quale la brigata replicò con quello che tecnicamente si può definire una ?pernacchia?. Eraclito era ben rispettato soprattutto per le sue teorie fisiche, nelle quali riversava tutto il suo impegno di uomo di scienza:

 Il mare è l?acqua più pura e la più contaminata: i pesci la bevono e li tiene in vita, agli uomini è imbevibile e dà la morte. (Frammento 34)

La fondamentale scoperta che l?acqua del mare non fosse bevibile gli valse numerosi premi ad Efeso. Ma la sua scoperta più importante riguarda il campo astronomico; Eraclito non disponeva di attrezzature adatte (il cannocchiale sarebbe stato inventato giusto qualche secolo più tardi) e le sue teorie si basavano dunque sulla osservazione diretta degli astri:

Il sole ha la larghezza di un piede umano. (Frammento 42)

Osservazione diretta, dicevamo. La sua teoria più famosa, quella sulla quale dovete sapere articolare almeno tre parole in croce se volete passare l?esame, è la famosa dottrina del fiume; vediamo cosa ne riferisce Platone:

 Eraclito dice che tutto è in movimento e nulla sta fermo, e paragonando le cose alla corrente di un fiume afferma che non si può entrare due volte nello stesso fiume. (Platone, Cratilo 402 a)

Questo è quello che riferisce la tradizione, ma vediamo cosa ne dice lo stesso Eraclito:

 Il fiume in cui entrano è lo stesso, ma sempre altre sono le acque che scorrono verso di loro [?] (Frammento 52)

Secondo Eraclito tutto è in eterno mutamento, e non potremmo nuotare due volte nello stesso fiume perché l?acqua nella quale saremmo immersi sarebbe sempre diversa. Questo concetto è esemplificato benissimo dalla nostra fiumara: non nuoterete mai due volte nella fiumara perché è così poco profonda che la prima volta vi annoierete e non ci tornerete più. Questo principio è stato però di recente confutato a seguito di esperimenti condotti in America: basta infatti nuotare nello stesso verso della corrente e alla stessa velocità perché le acque che ci circondano siano sempre uguali. Nella nostra fiumara non è nemmeno necessario tutto questo sforzo, visto che vi trovate sempre nella stessa pozza. Ma Eraclito doveva avere una particolare idiosincrasia verso l?acqua, se è vero ciò che si racconta della sua morte. Si ammalò di idropisia, ovvero di un eccesso di acqua nel corpo (dato l?hobby del nuoto controcorrente?) ed escogitò un metodo geniale per liberarsene; ma lasciamo il racconto alle fonti:

 Eraclito di Efeso [?] ammalatosi di idropisia non permise che i medici lo curassero come essi volevano, ma fattosi cospargere di letame lasciò che seccasse al sole. (Suda, s.v.)

Le fonti non riferiscono di che letame si tratti, ma la quantità necessaria per ricoprire l?intero corpo di un filosofo efesino suggerisce l?impiego di letame di mucca. Oggi come allora è pericoloso non dare ascolto al parere medico e darsi al fai da te, con rimedi improvvisati trovati su wikipedia; la morte che incolse su Eraclito ne sia da monito:

 ?fattosi cospargere di letame lasciò che seccasse al sole. Così disteso, sopravvenuti dei cani lo sbranarono. (Suda, s.v.)

Ecco finalmente trovata l?origine del famoso augurio siciliano: ?Ti manciassiri i cani?.

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