“Esercito negato ai tatuati e tre padri per un figlio.”

Non ho mai pensato di entrare nell’esercito, ma se mai dovessi farlo dovrò considerare che esiste una nuova regola per l’arruolamento che riguarda i tatuaggi. La misura è volta a “prevenire e contenere situazioni che possano incidere sul decoro dell’uniforme”. In pratica i selezionatori dovranno verificare se l’aspirante militare ha dei piercing o tatoo visibili nelle parti non coperte dall’uniforme, o comunque, anche nei casi nascosti, se “abbiano contenuti osceni, con riferimenti sessuali, razzisti, di discriminazione religiosa o comunque possano portare discredito alle istituzioni della Repubblica italiana e alle forze armate” e in tal caso respingere la richiesta. Per chi è già arruolato verrà effettuato un censimento e dovranno essere denunciati i tatuaggi già esistenti, perché dall’entrata in vigore della direttiva, non sarà più possibile farne altri secondo quanto detto sopra. Tutto questo per preservare il decoro dell’arma e non ledere il senso di uguaglianza che sta dietro l’indossare una divisa, inoltre altre motivazioni concernono la possibile identificazione con usi e costumi molto diversi da quelli della nazione italiana, con possibili fraintendimenti o discrediti in situazioni di missioni in paesi esteri. Questa misura ha già sollevato numerose critiche e sicuramente costerà caro a moltissimi ragazzi con il sogno di arruolarsi nell’esercito e che magari hanno compromesso il loro sogno a causa di un tatoo.

Per portare a termine un’impresa è richiesto un immenso coraggio. Se poi alle spalle c’è una motivazione nobile allora si trovano forze e stimoli  straordinari. Qualcosa di simile è successo qualche giorno fa nello stretto di Bering, la lingua d’acqua che separa il continente americano da quello asiatico all’altezza dell’Alaska. I protagonisti dell’impresa sono stati i francesi Philippe Croizon e Arnaud Chassery, il primo dei quali è senza arti. Il senso della sua impresa, che si è completata raggiungendo l’obiettivo di nuotare nelle acque di tutti i continenti del pianeta, era “esprimere l’uguaglianza e la fraternità tra tutti gli uomini validi e invalidi”. Nuotare senza arti è già parecchio complicato. In più si trattava di un periodo di tempeste e freddo, con la temperatura dell’acqua intorno ai 4 gradi. Il che rendeva l’impresa ardua anche per chi ha gambe e braccia. I due hanno addirittura dovuto aspettare 4 giorni per attendere che la tempesta si placasse e quindi arrivasse il momento giusto. E’ stato in quel momento che Philippe si è rivolto all’amico dicendo “dobbiamo andare Arnaud. O adesso, o mai più.” E via così, a nuotare per dimostrare che un handicap fisico è un ostacolo che con forza di volontà può sempre essere oltrepassato.

Infine la curiosa notizia del parto avvenuto a Palermo qualche giorni fa, all’ospedale Civico, in cui si sono presentati in tre ragazzi, tutti ventiquattrenni, a rivendicare la paternità del neonato. Il fatto singolare stava prendendo una piega sbagliata nel momento in cui i tre stavano venendo alle mani, è stato necessario l’intervento dei carabinieri. Tutto si è risolto infine quando la madre ha individuato uno di loro come vero padre del bambino e si è allontanata con lui verso casa. A quel punto gli altri due si sono guardati in faccia e se ne sono andati via. La ragazza ventiquattrenne aveva sicuramente avuto relazioni con tutti e tre ma ha scelto quello che era il suo attuale partner. Chissà se ha ragione oppure uno degli altri due ragazzi aveva un reale motivo per rivendicare di essere padre del bimbo.

Con questo si chiude l’edizione odierna di OltreFiumara a risentirci Giovedì prossimo.

?Oltre Fiumara ? Rubrica settimanale che apre uno spiraglio tra le cinta murarie del borgo, per far passare qualche notizia fuori dal comune.?

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