GdS: “Nessuna violenza sulla ex moglie: assolto”

By on 15 maggio 2017

Era finito agli arresti domiciliari con la pesante accusa di aver continuamente maltrattato l’ex moglie fino a stuprarla contro la sua volontà. Adesso il Tribunale collegiale di Termini Imerese ha assolto A. L., 45 anni di Castelbuono, «perché il fatto non sussiste». In dibattimento sono cadute le accuse ipotizzate dagli inquirenti in seguito alla denuncia della donna: maltrattamenti contro familiari, lesioni personali e violenza sessuale consumata. A dare la notizia è il Giornale di Sicilia con un articolo a firma del giornalista castelbuonese Giuseppe Spallino.
L’inchiesta giudiziaria è iniziata nei primi mesi del 2014, quando M.C., di 39 anni, si è recata alla stazione dei carabinieri del paese madonita per denunciare il marito di una serie di maltrattamenti che l’uomo avrebbe posto in essere all’interno del nucleo familiare. La donna ha raccontato ai militari dell’Arma che il marito la ingiuriava, picchiava, percuoteva con schiaffi e pugni in testa e sulla schiena, provocandole più volte lesioni, che sono stati refertati dall’Ospedale «Giuseppe Giglio» di Cefalù, fino all’abuso sessuale che egli avrebbe commesso inducendo la moglie a sottostare alle sue voglie mentre era in stato di ebrezza.

Così la denuncia è passata alla Procura termitana, che come atto dovuto ha prima iscritto A.L. nel registro degli indagati e poi ha affidato il procedimento penale al pm Annadomenica Gallucci, che ha chiesto e ottenuto dal gip la misura cautelare del divieto di avvicinamento, prescrivendo a A.L l’obbligo «di non avvicinarsi ai luoghi di dimora ed eventualmente di lavoro della parte offesa e comunque di non avvicinarsi alla stessa mantenendo una distanza da essa di almeno 20 metri». Successivamente, a seguito di ulteriori dichiarazioni della donna alle forze dell’ordine, il giudice ha disposto per l’indagato gli arresti domiciliari, che poi sono stati tramutati in obbligo giornaliero di presentazione alla polizia giudiziaria.
All’udienza preliminare A.L è stato rinviato a giudizio. Le accuse, però, vengono contraddette al processo da una serie di testi, dai vicini di casa dei coniugi alle due figlie minori della coppia per finire al dirigente dei servizi sociali del Comune di Castelbuono Vincenzo Schillaci. Inoltre il medico legale di parte professore Livio Milone, docente alla Facoltà di Medina e chirurgia dell’Università di Palermo, ha dichiarato che non vi era compatibilità tra quanto detto dalla signora e quanto riscontrato dal referto. Nelle fasi finali del giudizio la difesa ha rinunciato all’esame di ulteriori testimoni che aveva indicato, ritenendo che, da quanto emerso in dibattimento dalle proprie indagini difensive, era già sufficientemente chiaro il quadro probatorio.
Alla fine della la requisitoria, quindi, il pm Luisa Vittoria Campanile, in ragione dello svolgimento dell’istruttoria dibattimentale, ha chiesto l’assoluzione dell’imputato. Richiesta alla quale si è associato l’avvocato difensore Giuseppe Minà. Pertanto il Tribunale presieduto dal giudice Sabina Raimondo (a latere Claudia Camilleri e Teresa Ciccarello) ha assolto l’imputato con la formula più ampia e liberatoria, «perché il fatto non sussiste».
«Ho avuto sempre fiducia nella giustizia – afferma A.L –. Non ho nessun rancore nei confronti della mia ex moglie, porto soltanto il rammarico che questa vicenda si è protratta negli anni, anche se alla fine ha portato all’esito sperato».

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La Redazione di Castelbuono.Org, deus ex machina del progetto sin dal 2007, coordinata da Michele Spallino.

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