“Gite fuori porta”. La ferrovia di Ciccio Pecora

By on 26 febbraio 2018

C’era una volta una piccola locomotiva a vapore che attraversava tutti i giorni una bellissima valle. Il trenino viaggiava allegramente, anche se faticava parecchio. Dopotutto era piccolo e non molto veloce, e talvolta mentre arrancava su su per le salite più ripide, era costretto a far scendere i suoi passeggeri, perchè proprio non ce la faceva ad arrivare in cima. Ma la gente gli voleva bene lo stesso, o almeno così pensava. Gli avevano dato un nomignolo affettuoso, lo chiamavano “il trenino di Ciccio Pecora” e una volta lo avevano persino vestito a festa. Era proprio un treno fortunato …

Mi sono lasciata trasportare un po’ dall’immaginazione, lo ammetto, ma credo che la meta di questo particolare viaggio me lo conceda: la realtà infatti non è poi così distante dalla favola.
Il treno di Ciccio Pecora è reale, o almeno lo è stato. Oggi non esiste più, ma rimane nei racconti e nella tradizione popolare. La linea ferroviaria era quella che collegava Siracusa e Ragusa a Giarratana e poi a Vizzini. È rimasta attiva per qualche decennio, dagli anni ‘10-’20 fino alla metà degli anni ‘50.

Ciccio Pecora, che mai probabilmente avrebbe immaginato di passare alla storia per un motivo tanto insolito, si chiamava in realtà Francesco Battaglia Ciulla, ed era un commerciante ragusano che possedeva un negozio di giocattoli. Proprio in vetrina, faceva la sua bella figura uno scintillante trenino giocattolo che, a detta dei passanti, somigliava proprio al treno della linea ferroviaria. Da qui il nome pittoresco.  Il momento di maggior notorietà della piccola locomotiva fu forse quello della visita di re Vittorio Emanuele III, nel 1933: in quest’occasione infatti, il treno fu davvero “vestito a festa” per accogliere il re. Con il tempo però il suo utilizzo diminuì progressivamente e la linea fu infine soppressa nel 1956. Binari e traversine furono smontati e della ferrovia originaria rimane oggi solo il tracciato.
Nonostante la sua breve vita, questo trenino è riuscito a lasciare il suo personale segno sul territorio, al punto da essere ancora oggi ricordato. Un treno talmente lento, si racconta, che nei tratti in salita i passeggeri (almeno quelli più giovani) erano costretti a scendere per permettergli di proseguire. Risalivano poi sul treno senza nemmeno bisogno che si fermasse.
Al di là dell’aneddoto curioso, si capisce che non fosse proprio l’ideale come treno passeggeri.

La locomotiva fu usata infatti per il trasporto merci e in particolare per uno dei prodotti tradizionalmente più redditizi dell’area, la neve. Sembrerà strano da immaginare per noi, eppure il commercio della neve è stato per secoli molto diffuso nei territori siciliani. La neve che cadeva durante l’inverno veniva raccolta e conservata in apposite grotte, le “neviere”, in strati su strati separati da paglia, per essere poi riutilizzata durante l’estate. La cosa sorprendente è che di questa pratica abbiamo testimonianze molto datate. Fino al XVII secolo, la neve era usata soprattutto in ambito medico, ma dal ‘600 in poi, tra i nobili e gli aristocratici si diffuse la moda del sorbetto e la neve fu quindi usata per la produzione di questa prelibatezza tutta siciliana. Purtroppo di questo antico commercio, un tempo così fiorente, nulla rimane oggi se non le vecchie neviere in cui veniva conservata la preziosa neve.

Quello che colpisce del trenino di Ciccio Pecora è che, benché in effetti non esista più, abbia saputo in un certo senso reinventarsi, sopravvivendo alla sua stessa scomparsa, per così dire. Parte del vecchio tracciato della ferrovia è stato infatti riconvertito in una pista ciclopedonale e sono molti gli appassionati che organizzano delle escursioni per esplorare la zona. 

Parliamo pur sempre della Valle dell’Anapo, uno tra i più splendidi patrimoni naturali siciliani, che incanta con le sue bellezze paesaggistiche e archeologiche. La valle è un insieme di cave scavate nella roccia dal fiume Anapo e ospita una natura pressochè incontaminata, su cui domina la Necropoli di Pantalica, patrimonio UNESCO e autentico gioiello della nostra terra.
A incorniciare tutta questa bellezza, snodandosi a fondovalle e passando quasi inosservato, troviamo il vecchio tracciato della ferrovia, silenzioso e immutato, che attraverso sentieri e gallerie percorre il tratto più affascinante della valle. Un’escursione rappresenta un’occasione unica per godersi un territorio dove natura, archeologia e storia della Sicilia si mescolano, dando vita a una combinazione di suggestioni che sono esclusive di quest’area.

Proprio qui sta la chiave, il motivo che mi ha spinto a scegliere di raccontare la storia del trenino di Ciccio Pecora. Quello che mi lascia meravigliata è la consapevolezza di come una cosa tutto sommato così insignificante, e dalla vita così breve, abbia invece in qualche modo lasciato la sua impronta sul territorio. Il treno di Ciccio Pecora ha così tanto da raccontare, su così tanti aspetti della Sicilia: sulla sua gente e sulle ricchezze della sua terra, sulla sua storia e sulle sue bellezze naturali. In questo modo, un treno piccolo, lento, quasi dimenticabile, genera invece un ricordo che rimane vivo e vitale e cresce insieme alla terra che lo ospita, regalandole ancora più bellezza, più possibilità di “meravigliare”. Magari il treno in sè non esisterà più, ma possiamo immaginare questo come un lieto fine per la sua “favola”, no?

Per approfondire:

  • Segnalo la pagina in cui viene raccontata nel dettaglio la storia della ferrovia, corredata da foto e documenti d’epoca.
  • Dallo stesso sito, una pagina che racconta il commercio della neve sui monti Iblei
  • Qui la pagina dedicata alla ferrovia sul sito della Necropoli di Pantalica

Mappa

A proposito di Valentina Bonomo

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