“Gite fuori porta”. La Fornace Penna a Sampieri (Scicli)

By on 14 giugno 2018

É un monumento d’architettura industriale, ma è anche stata definita una “Basilica laica in riva al mare”. Negli ultimi anni ha conosciuto un rinnovato successo, diventando la Mannara della serie TV Il Commissario Montalbano.
Tante definizioni, ma il luogo è sempre lo stesso. Curioso come lo stesso posto possa ispirare – e diventare – così tanti luoghi diversi. Di certo stuzzica l’immaginazione, abbastanza da partire per un viaggio alla sua scoperta.

La Fornace Penna a Sampieri (Scicli) fu progettata dall’Ingegnere Ignazio Emmolo per volere del barone Guglielmo Penna. Destinata alla produzione di laterizi, fu costruita tra il 1909 e il 1912 su un promontorio chiamato Punta Pisciotto. Una cornice naturale scelta per motivazioni puramente pratiche (il fondale profondo permetteva l’attracco delle navi e nei pressi si trovava una cava d’argilla), ma che ha contribuito negli anni a donare alla fornace quel suo fascino particolare che la distingue ancora oggi, pur nella sua condizione di “rovina”.

Ma non è il caso di saltare già alla fine della storia. La Fornace Penna era un vero e proprio gioiello dello sviluppo siciliano dei primi anni del ‘900, un edificio all’avanguardia tanto in campo industriale quanto in quello architettonico. Non a caso l’Ing. Emmolo aveva realizzato in precedenza anche il progetto dell’ospedale di Scicli, il Busacca, ispirandosi alle linee classiche del Policlinico Umberto I di Roma.
Guardando oggi la fornace, è ancora possibile distinguerne le sezioni e i reparti che servivano a farla funzionare. Osservandone gli ambienti interni, gli archi e le bifore, ciò che viene in mente è più una cattedrale che uno stabilimento industriale. “Basilica laica in riva al mare” non è infatti una definizione casuale, ed è stata usata da Vittorio Sgarbi in occasione di una sua visita.
Indipendentemente da questo fascino e dal promettente ruolo che la fornace avrebbe dovuto ricoprire nello sviluppo del territorio, la sua storia è però piena di amarezza. Tra alti e bassi, rimase in funzione fino al 1924. Poi, una notte di Gennaio scoppiò un incendio e la fornace fu distrutta. Sulla natura dolosa dell’incendio non c’erano già allora molti dubbi: era pieno inverno, e la fornace non era in attività, escludendo quindi l’ipotesi di un incidente. Sui mandanti però, ancora oggi girano diverse teorie: c’è chi sostiene si sia trattato di un attacco da parte dei socialisti, chi da parte dei fascisti. Altri ancora pensano si trattasse di uno stabilimento rivale. Secondo la tradizione, all’apprendere la notizia, il Barone Penna avrebbe esclamato amaramente «Hanno tolto il pane a tanti operai, a me non hanno tolto nulla». Dopotutto, la fornace dava lavoro ad almeno un centinaio di giovani tra i 16 e i 18 anni. Si dice invece che l’Ing. Emmola, amareggiato dall’accaduto, avrebbe lanciato una sorta di anatema proclamando «Non una sola ora, non una sola lira per il Pisciotto» e rifiutandosi di avere a che fare con la fornace negli anni successivi. 

Il risultato fu che la fornace venne col tempo totalmente abbandonata diventando poco più che un ammasso di rovine. L’incendio distrusse  tutti i componenti in legno dell’edificio, mentre rimase in piedi lo “scheletro”, che era costruito in calcare duro. Anatema o no, le parole dell’Ingegnere si sono rivelate veritiere fino ai giorni nostri. Numerosi sono stati i tentativi di riqualificare l’edificio, con diverse proposte: si è parlato prima di trasformarlo in un hotel, poi di metterlo in sicurezza ed effettuare un restauro conservativo, al fine di non alterarne la natura. Tutti tentativi caduti nel vuoto. Nemmeno la rinnovata fama ottenuta grazie alla Serie TV Il Commissario Montalbano è servita a smuovere qualcosa. La Fornace, che nella serie è la Mannara, è diventata meta di molti visitatori, attratti dall’innato fascino del promontorio su cui le rovine si affacciano e dal successo della serie stessa. Tuttavia, la struttura ha subìto sempre maggiori danni nel corso del tempo, fino al recente crollo di parte della ciminiera. Dal 2016 è chiusa al pubblico a causa del rischio di crolli, e da allora nulla più è stato fatto per renderla quantomeno agibile ai visitatori. Molti gli interventi (raccolta di firme, proteste, manifestazioni), ma a conti fatti ancora nessun risultato.

Non ci resta che sperare che la storia di questo edificio, testimonianza di un’era di sviluppo e speranza, non si sia ancora conclusa e che questa “basilica”, che austera e silenziosa contempla la propria rovina, possa invece tornare a essere valorizzata e protetta.

Link utili

Entrambi i link fanno riferimento a un recente finanziamento stanziato dalla regione per la Fornace Penna.

  • Articolo su  Ragusanews.com che dà la notizia di un finanziamento di 500 mila euro per la messa in sicurezza del luogo.
  • Video su Youtube di un servizio del TG Prima TV che parla del finanziamento ed esprime dubbi relativi all’insufficienza dei fondi stanziati.

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A proposito di Redazione

La Redazione di Castelbuono.Org, deus ex machina del progetto sin dal 2007, coordinata da Michele Spallino.

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