“Gite fuori porta”. La Miniera di sale di Realmonte

By on 5 febbraio 2018

Che la Sicilia sia una sorta di “Paese delle Meraviglie” nostrano, è una cosa di cui mi convinco sempre di più col passare del tempo. Vestendo quindi i panni di una confusa quanto curiosa Alice, quello che mi interessa è esplorarne i tesori semi-nascosti o quasi. Oltre alla costante curiosità, si aggiunge la genuina sorpresa che provo nell’apprendere di luoghi straordinari per me totalmente nuovi.
Proprio queste sono le sensazioni che mi hanno accompagnato nella “scoperta” della destinazione che mi accingo a raccontare, la Miniera di sale di Realmonte. Questa località si trova non lontana da Agrigento, molto vicina in effetti alla ben più nota Scala dei Turchi. La miniera, da cui si estrae tuttora il salgemma, è una delle tre ancora attive in Sicilia. Essa rimane pertanto, e innanzitutto, un luogo di grande importanza economica per il territorio e non nasce come destinazione turistica. Tuttavia, ha attratto sempre più visitatori nel corso degli anni, proprio per la natura unica e spettacolare del luogo in sé.

Cominciamo col dire che si tratta di un giacimento molto antico, formatosi circa 6 milioni di anni fa. Un tempo così lontano dalla nostra quotidianità da sfuggire all’immaginazione. Eppure immaginare dobbiamo, ed è proprio qui che sta il fascino (e la sfida) del comprendere le origini di questo luogo. Immaginiamo un Mediterraneo quasi completamente prosciugato, in un tempo in cui era persino possibile, viaggiando tra pianure acquitrinose, raggiungere a piedi le coste del Nordafrica. La ragione dietro questo fenomeno fu la temporanea chiusura dello stretto di Gibilterra, che impedì l’apporto di acqua oceanica al Mediterraneo per decine di migliaia di anni. Dal momento che l’acqua continuava a evaporare, il Mediterraneo arrivò quasi a prosciugarsi del tutto. I sali marini cominciarono a depositarsi sul fondo, strato dopo strato, formando giacimenti che sono sopravvissuti fino ai nostri giorni. La miniera di sale di Realmonte rappresenta una delle tracce ancora tangibili di questo fenomeno. Essendo un giacimento attivo, non è facile organizzare una visita, che si può effettuare solo su prenotazione. Forse però, proprio questa difficile accessibilità rende la meta persino più appetibile per i viaggiatori determinati. 

All’interno, la nostra esplorazione si sviluppa lungo 25 km di ampie gallerie, che si inoltrano nelle viscere della terra su almeno tre diversi livelli di profondità. Il primo di questi ci porta a circa un centinaio di metri sottoterra e ci regala già uno dei tesori di questo luogo. I minatori vi hanno infatti realizzato una cattedrale di sale, in cui tutto è interamente ricavato dal salgemma. Troviamo un altare, due acquasantiere e un ambone, tutti scolpiti a partire da blocchi unici. Ci sono bassorilievi raffiguranti il Crocifisso, la Sacra Famiglia e Santa Barbara, patrona dei minatori. Tutti questi elementi religiosi sono ancor più impreziositi dalle sfumature di colore del salgemma insieme all’argilla e ad altri sali, uno spettacolo che sembra faccia emergere le venature stesse della terra. Un luogo in cui la paziente opera della natura incontra la maestria dell’uomo, dando vita a qualcosa che difficilmente trova eguali nel mondo. 

Scendendo di livello, la miniera rivela un altro dei suoi tesori. Siamo a circa 180 metri di profondità, e stavolta è la natura nella sua essenza più autentica a lasciarci senza fiato. Ad accoglierci troviamo infatti un rosone naturale, formato da cerchi concentrici, le cui gradazioni di colore vanno dal bianco al grigio scuro, in un gioco cromatico che lascia a bocca aperta. Guardandolo, si comprende perfettamente perché questo capolavoro sia anche definito “un mare intrappolato”. Nei suoi cerchi e nelle sue linee ondulate c’è infatti tutta la storia del Mediterraneo, che emerge raccontata dal salgemma.

Distogliamo a fatica lo sguardo da questa meraviglia e ci dirigiamo verso l’ultima tappa del nostro viaggio virtuale nelle profondità della terra. Il terzo livello ci porta a circa 250 metri sottoterra, in un’ampia galleria con un soffitto ricoperto da un tappeto di stalattiti. Qui ci troviamo davvero in un’atmosfera che ricorda quasi il Viaggio al centro della Terra di Jules Verne. A creare questo spettacolo incredibile sono le infiltrazioni di acqua, che sciolgono il sale, che poi a sua volta si cristallizza. Il risultato appare quasi come un cielo fatto di pioggia congelata, una visione surreale e sospesa nel tempo. Ci ritroviamo ammaliati, con lo sguardo all’insù, a fissare lo spettacolo della natura come se i nostri occhi non potessero mai averne abbastanza.

Proprio qui troviamo la chiave della meraviglia. La volta scorsa, con le teste di Bentivegna, l’incanto proveniva dalla follia interiore dell’autore, e per creare un legame con esso occorreva fare appello al nostro personale pizzico di follia. Questa volta invece l’incanto viene dall’esterno, dallo spettacolo che la natura, paziente e implacabile, è in grado di presentare agli occhi dei visitatori curiosi. Tutto quello che dobbiamo fare è semplicemente accogliere la bellezza che con tanta semplicità ci viene presentata, e concederci ancora una volta di rimanerne meravigliati.

Per approfondire, ecco di seguito un video della trasmissione Rai “Linea Verde”, in cui viene esplorata proprio la Miniera di sale di Realmonte:

Segnalo anche alcuni link utili:

  • Sito ufficiale di Italkali, la compagnia che si occupa dell’estrazione del salgemma in questa e nelle altre due miniere siciliane (Petralia e Racalmuto)
  • Pagina di Wikipedia sulla Crisi di salinità del Messiniano, che 6 milioni di anni fa ha quasi prosciugato il Mediterraneo

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A proposito di Valentina Bonomo

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