“Gite fuori porta”. Le Catacombe dei Cappuccini a Palermo

By on 1 maggio 2018

“Ma in nessun luogo come qui a Palermo vi è un popolo intero di morti” – Carlo Levi (1902-1975)

La meta di questo particolare viaggio è un po’ difficile da raccontare. Non è infatti qualcosa che desta “meraviglia” nel senso classico del termine. Si tratta tuttavia di uno dei luoghi che trovo personalmente tra i più affascinanti di Palermo: le Catacombe dei Cappuccini. Non a caso questo è il primo viaggio, tra quelli in cui mi sono cimentata finora, a essere stato non solo “virtuale” ma anche reale.
Nonostante la loro unicità, le Catacombe dei Cappuccini non sono molto conosciute. La loro stessa natura, e il loro legame così forte con l’idea della morte, non le rendono certo una meta adatta a tutti. Non parliamo infatti di un semplice cimitero: la particolarità delle Catacombe è quella di ospitare un ragguardevole numero di mummie (si parla di quasi 8000 corpi), collocate in file e sezioni ordinate, perfettamente in mostra, come testimoni silenziosi di epoche passate e allo stesso tempo monito di un futuro che accomuna tutti. Percorrere i suoi corridoi e osservare le file di corpi che si susseguono, sentendosi quasi osservati a sua volta, può generare un profondo senso di disagio oppure uno strano senso di fascino. O forse entrambe le cose insieme.

Tradizionalmente, la mummia più antica è considerata quella di Fra Silvestro da Gubbio, la prima a essere stata ospitata nel cimitero nel 1599. A partire da quel periodo, i frati misero a punto un sistema che permettesse loro di mummificare naturalmente i defunti, esaudendo le richieste di coloro che desideravano sottoporre i loro cari a questo tipo di trattamento. Per quanto possa sembrare strano dal nostro punto di vista, la pratica era piuttosto comune, anche se non alla portata di tutti, dal momento che era abbastanza costosa.
In quella che ci appare come una vera e propria “città dei morti”, troviamo una suddivisione fatta a immagine e somiglianza della società dei “vivi”, secondo il sesso, la professione o la posizione sociale: uomini e donne, prelati e ufficiali dell’esercito, vergini e bambini, commercianti e membri dell’alta borghesia, tutti appositamente preparati, attraverso un lungo processo di essiccazione naturale, per poi essere vestiti nei loro abiti “della Domenica” e sistemati nelle rispettive categorie. Non dobbiamo dimenticare che essendo un cimitero, questo luogo era innanzitutto un luogo di culto ed era molto comune, per chi veniva a far visita al proprio caro defunto, soffermarsi a parlare, chiedere consigli e persino consumare un pasto in sua compagnia.

Tra le sezioni, quella più impressionante è forse quella dedicata ai bambini. Se già di per sé le Catacombe sono infatti un luogo che suscita sentimenti e sensazioni contrastanti, non possiamo nascondere una certa dose di tristezza se pensiamo a queste testimonianze tangibili di un’epoca in cui la mortalità infantile era drammaticamente alta. I corpicini di questi bambini sono il simbolo di una vita che non ha nemmeno avuto il tempo di affacciarsi al mondo.
E proprio una bambina è la mummia più conosciuta di questo luogo. Non possiamo infatti parlare delle Catacombe dei Cappuccini senza spendere qualche parola anche sulla piccola Rosalia Lombardo. Uno degli ultimi defunti a essere accolti dai cappuccini, e anche uno dei pochissimi corpi a essere stati mummificati artificialmente, Rosalia Lombardo era una bimba di due anni morta di broncopolmonite nel 1920. La conservazione di questo corpicino è straordinaria e fino a pochi anni fa il processo che l’aveva resa “la mummia più bella del mondo” era del tutto misterioso, poiché non si conoscevano le sostanze esatte usate per trattare il corpo. Il mistero è stato risolto grazie a una serie di studi effettuati negli ultimi anni, coordinati dall’antropologo siciliano Dario Piombino-Mascali e raccolti in una relazione dal titolo The Sicily Mummy Project. Oggi la mummia di Rosalia Lombardo è ancora perfettamente conservata, al punto da dare l’impressione che la bambina stia solo dormendo (un altro nome con cui è nota è infatti “la bella addormentata”) ed è custodita in una teca di vetro high-tech che ne garantisce la protezione.

Insomma, le Catacombe dei Cappuccini sono un luogo decisamente insolito da visitare. Hanno la capacità di raccontare storie di vita e di morte, di usi e costumi appartenenti a una società che non esiste più ma che non è poi così lontana dal nostro presente. Dietro quei corpi, dietro i loro volti più o meno consumati dal tempo, dietro i loro consunti vestiti “della Domenica”, si percepisce il tentativo disperato di rimanere attaccati a un qualcosa che ricordi la vita, anche se ciò che ne risulta non è che una pallida imitazione. Di certo è un luogo che suscita una certa dose di fascino, eppure è difficile pensare o definire tutto questo come una vera e propria “meraviglia”. Le Catacombe dei Cappuccini raccontano la storia dei loro ospiti, ma raccontano di riflesso la nostra stessa storia, il nostro passato e (volenti o nolenti) il nostro futuro. Ed è una storia che probabilmente non tutti siamo pronti ad ascoltare.

Ecco un breve video tratto da una puntata di Passaggio a Nord Ovest in cui Alberto Angela esplora proprio le Catacombe dei Cappuccini:

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