Il calcio e l’Ecuador

By on 10 dicembre 2016

A distanza di un anno dall’ultima uscita ritorna la rubrica OltreFiumara in occasione del decennale di Castelbuono.org, torna con un’edizione speciale, chiamata Molto Oltre Fiumara.

Il nome è dovuto al fatto che io, Aneurisma (alias Alessandro Piro), racconterò fatti e curiosità dal Sud America, dove viaggerò per un anno.

Ogni articolo sarà accostato ad un album musicale. Non ci sono relazioni tematiche con quanto raccontato, ma solo affinità emotive e magari sarà tutto molto soggettivo, ma cosa importa… vi assicuro che si tratta in ogni caso di buona musica.

 

I latinoamericani sono famosi per essere degli ottimi ballerini, gente festaiola e soprattutto degli appassionati di Calcio. Gli ecuadoriani non fanno eccezione. Camminando per qualsiasi città si incontra circa una persona su cinque con indosso una maglia di una squadra di calcio, spesso si tratta della maglia della nazionale ecuadoriana, o di un club locale (la squadra più forte qui si chiama Barcellona e oltre al nome ha anche lo stesso simbolo della squadra catalana), oppure può essere la maglia di una squadra europea.

Qui seguono i campionati europei probabilmente più che nella stessa Europa, in particolare quello inglese e spagnolo. Si vedono in giro tante maglie di Manchester United, Real Madrid, Barcellona, Chelsea, Manchester City. Capita non di rado di vedere anche casacche di squadre italiane, oltre a Juventus, Inter e Milan, si vedono anche quelle di Napoli, Roma, Lazio. A destare grande successo è anche la maglia azzurra della nazionale italiana. Sembra un oggetto di moda e sia ragazzi che adulti indossano felpe, giubbini e tute azzurre con il gagliardetto tricolore, come abiti eleganti per uscire la sera.

La volta che mi sono stupito di più è stato andando per una zona piuttosto rurale piena di bananeti, dove vengono prodotte il 30% delle banane vendute in tutto il mondo. L’unico momento di sfogo dei lavoratori che passano 12 ore al giorno, sottopagati, raccogliendo banane è giocare nel campetto in cemento, costruito nella piazza centrale (come avviene in tutti i paesi qui).

A San Simon, paesino di 3 mila abitanti nascosto tra i bananeti, è in corso un torneo di ultra quarantenni. Oltre alle squadre coinvolte nel torneo, c’era tutto il paese a guardare attorno, tra cui la coppia di donne che vedete in foto con indosso la maglia del Catania calcio. Mi sembrava davvero incredibile! Non ho avuto il coraggio di chiedere perché indossassero quella maglia.

L’amore per il calcio non ha limiti di sesso o di età, capita di trovare una famiglia intera, mamma, papà e 3 figli, tutti con addosso la maglia giallo flash del Barcellona di Guayaquil andando in giro a far la spesa o a passeggio. I giorni di campionato la percentuale di gente in abbigliamento sportivo cresce sproporzionatamente.

Anche in tv i programmi sul calcio sono molti. Me ne accorgo quando entro in un ristorante per mangiare e a qualsiasi ora la TV trasmette programmi sportivi. Una sera trasmettevano uno speciale sul calcio italiano. Il servizio era una lunga intervista a tal Pasqual difensore della Fiorentina passato all’Empoli. Un reportage molto dettagliato con i familiari, la casa, interviste ai tifosi per un giocatore a me sconosciuto (anche se non seguo molto il calcio, non credo che comunque sia un super campione famoso).

Gli ecuadoriani sono anche orgogliosi della propria terra, tutti ci chiedono le stesse cose: “da quanto siete qui?”, “cosa avete visto?”, “vi piace il nostro Paese?”. Se la conversazione avviene tra uomini e si prolunga un po’ di più allora le domande vertono subito sul calcio, si passa a parlare del calcio italiano, di Balotelli, di Buffon dei grandi allenatori nostrani. Come già detto, non sono un grande conoscitore dell’argomento e se riesco a stento a rispondere sulle squadre italiane, li deludo quando mi chiedono un parere su tale Valencia, il giocatore ecuadoriano più forte che gioca nel Manchester United.

In realtà avrei voluto dire che l’unico ricordo che ho del loro calcio risale a quando seguivo appassionatamente questo sport: era una partita dei mondiali del 2002 tra Italia e Ecuador. Alla vigilia si parlava continuamente di un certo De La Cruz, giocatore di punta dell’Ecuador di allora. Alla fine la partita l’ha vinta l’Italia 2 a 0, doppietta di Christian Vieri, senza storie. De La Cruz fu impalpabile. Questo lo ricordo bene, però non glielo dico per non ferire il loro immenso orgoglio.

Consiglio musicale:

 

A proposito di Alessandro Piro

Trentunenne laureato in Ingegneria Gestionale, musicista amatoriale, è un abituale frequentatore del blog con lo pseudonimo Aneurisma e cura la rubrica settimanale OltreFiumara con cui ha la pretesa di "castelbuonesizzare" tutto ciò che avviene oltre le cinta murarie.

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