Il Distretto Turistico è alla ricerca di un nuovo Presidente. E mentre c’è chi pensa a liberarsi «dalle presenze ingombranti e dalle zavorre», russi, polacchi e giapponesi hanno già scelto dove trascorrere le prossime vacanze

[ILCALEIDOSCOPIO] La Sicilia detiene il 26,4% del patrimonio culturale italiano e riesce ad attrarre soltanto il 9,2% dei visitatori. Un esempio “macabro” –  sottolineato da un quotidiano on line – è quello del museo archeologico  di Centuripe, dove i 20 custodi hanno “staccato” appena 398 biglietti in un anno. Questo da l’idea di come vanno le cose nell’ambito del turismo siciliano.

E si capisce anche il perché, pensando che l’ultimo “movimento” in Gazzetta Ufficiale che riguarda la Regione Sicilia risale al 15 settembre 2005 che, con la Legge 10, regolamentava le “Norme per lo sviluppo turistico della Sicilia”. Segno che i Governi alla guida della Regione negli ultimi anni hanno avuto cose più importanti a cui pensare. Ogni tanto qualcuno si sveglia dal letargo ed emana qualche Circolare o Decreto. Ci sono voluti altri cinque interminabili anni per uscire dalla tana e partorire un altro “figlio”. Si tratta del Decreto Assessorile n° 4 del 16 febbraio 2010 che, tra le altre cose, detta i “Criteri e modalità per il riconoscimento dei Distretti Turistici”.

Pensate, cari lettori, che lo stesso è stato emanato in attuazione “dell’art.7 della legge 15 Settembre 2005, n°10”.

Ecco perché in Sicilia non ci viene nessuno. Perché mancano le idee, i progetti, la visione e la capacità di andare a prendere da “casa” il potenziale turista e portarlo a dormire e a mangiare a “casa nostra”. Semplicemente, senza bisogno di mettere in moto meccanismi perversi progettuali che servono solo a sperperare denaro per poi lasciare i turisti dietro le porte dei musei in quanto chiusi “per ferie” o  perché è domenica.

Il nostro territorio ha avuto la (lunga) capacità di aspettare e risvegliatosi dal lungo letargo ha reagito al decreto del 2010 (d’altra parte non poteva fare altrimenti). Dopo interminabili tavoli tecnici, dopo avere scritto fiumi di parole traducendo i “sogni” di ogni “iscritto” al tavolo in idee progettuali “per fare venire turisti sul territorio”, ecco che  prende forma il “Consorzio Turistico Cefalù – Madonie – Imera”.
Un nome che è frutto di una lunga mediazione, atta a non urtare la sensibilità di ognuno, che non contiene la parola “Parco”, in prima battuta, come se tanti anni di investimenti e sacrifici dei residenti in “area parco” non siano serviti a niente. Come se il Parco delle Madonie, ed il suo logo universalmente conosciuto (grazie ai milioni di euro spesi per la promozione del Parco) fossero un entità astratta e non appartenente alle “mura” del Consorzio.

Ci chiediamo perché? E qual è stata la strategia di chi avrebbe dovuto considerarlo e non l’ha fatto dal primo momento. Il problema di tutti era l’ottenimento del  riconoscimento del Distretto, ai sensi della normativa di riferimento, e imbucarsi nel treno del finanziamento che avrebbero portato a delle inique provvidenze per “rilanciare” (ancora una volta!) il Territorio.

Un Territorio che si allargava oltre i 22 Comuni e che abbracciava anche il termitano, in quanto la condizione necessaria per il riconoscimento era quella di avere un’adeguata consistenza demografica di almeno 150 mila abitanti, una capacità ricettiva di almeno 7500 posti letto ed almeno un esercizio commerciale ogni 350 abitanti. Come si legge nell’allegato al decreto “Il territorio del Distretto deve, inoltre, avere infrastrutture culturali materiali ed immateriali (siti museali, archeologici, architettonici etc., manifestazioni e/o rassegne con almeno tre anni consecutivi di rappresentazione) o naturalistiche (parchi naturali) od altro”.

Promotrice del “Distretto Turistico”, responsabile di investimenti nel comparto turistico ricettivo (finanziato dai patti territoriali), per effetto della normativa risulta essere la Società di Sviluppo delle Madonie, ossia la Sosvima Spa. Il coinvolgimento di una Società di Sviluppo avrebbe consentito di ottenere ulteriori deroghe su alcuni “paletti” intoccabili che imponeva la normativa.

Ecco, gli ingredienti ci sono tutti, i buoni propositi non mancano la locuzione latina “Quis, quid, ubi, quibus auxiliis, cur, quomodo, quando?” sostanzialmente è tradotta! Mancava la governance del Distretto e tutto doveva essere deciso, prima di formalizzare l’adesione davanti ad un notaio. Insomma la parte “pubblica” (Sindaci e Amministratori) e la parte “privata” (imprenditori e rappresentanti di associazioni e enti di diritto privato) avrebbero dovuto indicare i loro rappresentanti nel Consiglio di Amministrazione. Un Consiglio di Amministrazione composto da 9 persone che dovrebbero esprimere, per un gentlemen’s agreement, una rappresentanza di parte pubblica (49 %) ed una rappresentanza di parte privata (51 %), senza alcuna interferenza l’una sull’altra… Condizione che andava “affidata” ad una norma statutaria e non ad un “patto d’onore”  tra le parti. Un giro di mail e telefonate e l’appuntamento viene dato al cospetto del notaio Minutella alle ore 9.30 del 14 dicembre 2011, in una location di Lascari.

Dalle prime battute si comprende che qualcosa non funziona nel meccanismo che faticosamente si vorrebbe mettere in moto e, nonostante gli incontri preparatori, l’avere consumato tutti i “riti” preliminari ed avere “accontentato” tutti, la seduta “formale” si protrae per diverse ore. Eppure non si stava celebrando l’assemblea degli azionisti di una multinazionale dei biscotti, si stava semplicemente, se pur tardivamente,  intraprendendo un percorso consortile che per molti imprenditori  rappresenta una chimera per l’affermazione sul mercato di “una vita di sacrifici”, degli operatori, tra gli altri, del turismo, il biglietto da visita del “distretto”.

Certo qualcosa di anomalo c’era. In una “seduta” per la costituzione di un consorzio che inizia la mattina, che si conclude nel tardo pomeriggio e che non riesce ad esprimere gli organi previsti dallo statuto. Sicuramente il notaio avrà fatto fatica a “gestire” la situazione.

Riusciti nell’opera la macchina doveva assolutamente partire e il fatto che siano state riscontrate delle incongruenze tra lo statuto “concordato” e quello formalizzato aveva poca importanza, “la questione si affronterà in un secondo momento”. Un esempio tra tutti è quello del “fondo consortile”.
Ai privati, ovvero gli imprenditori, che nel prossimo futuro dovranno scommettere sul distretto, gli è stato imposto il limite massimo  di 5 quote, del valore di €  200 cadauna; alla parte pubblica non sono stati posti limiti. Ci chiediamo chi è l’imprenditore, con un minimo di razionalità, ad avere interesse d’investire su un progetto proposto da un consorzio, o a diventarne socio,  sostanzialmente in “mano” alla parte pubblica?

Ed in un secondo momento si affronterà la questione dell’elezione del CdA, del Comitato Tecnico, della Consulta delle Categorie e della Segreteria Tecnica, il quella sede viene indicato “artigianalmente” Presidente l’imprenditore Angelo Miccichè, il quale si è impegnato a convocare l’Assemblea elettiva entro il mese di marzo del 2012.
L’assemblea si celebra il 28 marzo 2012 e vengono eletti gli 8 membri “mancanti” del CdA: Magda Culotta, Francesco Vasta, Filippo Dolce e Angelo Cascino (parte pubblica), Antonio Mangia, Giuseppe La Placa, Vincenzo Pottino e Francesco Randone (parte privata). Si costituisce quindi il Comitato tecnico, che guiderà il dott. Agostino Porretto, e la Consulta delle Categorie del Consorzio che, all’interno della governance, ha il compito di farsi latore delle istanze, delle rispettive categorie, provenienti dai “Territori”. Ma cosa avremmo voluto di più dalla vita? Tutto sembrava perfetto, le nevicate erano state talmente abbondanti in montagna, nel corso dell’inverno che le buche (chiamiamole così ch’è meglio) che insistevano sul percorso erano ben nascoste.

Ma si sa, la bella stagione è alle porte e il sole inevitabilmente ha fatto sciogliere la neve e le “buche” iniziano ad affiorare. Il 26 aprile di quell’anno si riunisce per la prima volta il Cda e lo stesso è chiamato a “confermare” il Miccichè alla guida del Consorzio, ad eleggere il vice presidente, per effetto del manuale Cencelli toccherà ad un Sindaco (Francesco Vasta – Campofelice di Roccella) ed a formalizzare, con la relativa accettazione delle cariche, il Consiglio di Amministrazione.

Fin dall’inizio si evince una diversità di vedute tra il Cda ed il Presidente il quale, fin dal primo momento, chiede a tutti i membri del Cda, del Comitato Tecnico e della Consulta delle Categorie «secondo le proprie competenze, di trasmettere le proprie proposte, osservazioni o semplici indicazioni – ci riferisce lo stesso Miccichè – se pur non avevamo una precisa scadenza, sentivo pressante l’urgenza di elaborare il programma e il bilancio preventivo senza i quali non sarebbe stato possibile avviare nessuna attività del Distretto». L’incomprensione culmina il 6 agosto 2012 quando ai sensi dell’articolo 14 dello Statuto, i Consiglieri Cascino, Dolce, Pottino, Culotta e Vasta convocano un Consiglio ed invitano il presidente a relazionare sull’attività svolta.
Naturalmente Miccichè non ci sta e ribatte dicendosi stupito del comportamento dei cinque Consiglieri che aveva sentito ed incontrato nei giorni antecedenti la convocazione e non sarebbe trapelata nessuna situazione di disagio.

Da questo punto in poi tutto si consuma in un botta e risposta puntuale tra le parti, che preferiamo farvi leggere direttamente senza il “filtro” di chi scrive (a piè di articolo il link per scaricare il dossier). Una cosa salta fuori da tutto questo che “il re è nudo” e questo meraviglioso Territorio pure, denudato dalla prevaricazione e da stupide (che tanto stupide non sono!) incomprensioni. Ma ci vogliamo soffermare su una questione ch’è quella del membro del CdA Antonio Mangia (noto imprenditore del turismo siciliano), eletto nel corso dell’assemblea del 28 marzo 2012, consesso nel quale lo stesso risultava essere assente.

Ad un certo punto della lettura delle “carte” apprendiamo che Mangia riceve una sanzione amministrativa dalla Camera di Commercio di Palermo con la quale gli veniva contestato un “ritardo” nell’accettazione della carica di Consigliere d’amministrazione del Consorzio “Cefalù – Madonie – Imera”. Mangia invia alla Cciaa di Palermo una nota con la quale formalmente ribadisce di “non avere mai sottoscritto l’accettazione della carica di Consigliere” e che a “sua insaputa” è stato eletto Consigliere. Antonio Mangia, infuriato, non si ferma e in data 12 dicembre 2012 invia una raccomandata al Consorzio e alla So.Svi.Ma. Spa nella persona del suo legale rappresentante, Alessandro Ficile. “Con stupore e preoccupazione”, si legge nella nota, Mangia avrebbe riscontrato che su un documento sarebbe stata riportata “una firma non autografa, che disconosco fin d’ora”. Mangia viene prontamente e “confidenzialmente” rassicurato dallo stesso Ficile il quale con una mail, non certificata, risponde al presidente dell’Aereoviaggi Spa con un “Carissimo”, considerati i tempi stretti (tempi non condivisi da Miccichè, come potrete ben constatare dalla lettura del dossier) “sebbene con qualche remora hai accettato – la carica di consigliere (ndr) – e quindi per ragione di tempo, sempre telefonicamente, mi hai delegato a sottoscrivere a tuo nome”. Questa dichiarazione Ficile la rende su carta intestata della Società di Sviluppo Madonie, a nome di tutte le Amministrazioni Comunali che rappresenta, il giorno 21/12/2012 con protocollo n° 2720. C’è da dire che a nome dei soci della So.Svi.Ma. augura a Mangia un “buon Natale ed un felice Anno nuovo”. Ci chiediamo se questa procedura è legittima e se una “accettazione di carica” da depositare alla Camera di Commercio si può fare al telefono, della serie “firmo io per te”.
Di fronte ad una questione così delicata ci aspettiamo che i soci di Sosvima Spa, almeno quelli di parte pubblica, assumano una posizione ufficiale.

L’epilogo della vicenda si consuma ai giorni nostri, quando la maggioranza del capitale sottoscritto dai rispettivi soci di parte pubblica e privata si autoconvocano, per venerdì 7 febbraio,  in assemblea presso il convento dei Padri Riformati di Petralia Sottana. L’ordine del giorno proposto è la ricostituzione del Cda, prendendo atto che 7 Consiglieri su 9 avrebbero rassegnato le dimissioni (Randone e Miccichè resterebbero in carica). Un’assemblea molto partecipata dove l’assente, per ovvi motivi, Angelo Miccichè è stato vittima del fuoco di fila da parte di tutti. Assemblea che alla fine si è trasformata in una riunione di condominio, in quanto tutti si sono resi conto  che, per ragioni tecniche, non si poteva procedere all’ammutinamento ed il buon senso di qualche Sindaco ha condotto gli astanti a pazientare ancora qualche giorno ed a richiedere formalmente al Presidente del Consorzio di inserire nell’ordine del giorno dell’assemblea convocata dallo stesso, a norma di statuto, per il giorno 27 febbraio alle ore 15, due punti ovvero: la presa d’atto della decadenza dell’intero Cda  e la conseguente elezione dello stesso.

Ci ha particolarmente colpito l’intervento del rappresentante legale della Sosvima Spa che, oltre ad essere socia del Consorzio è anche, a norma di legge, promotrice del Distretto Turistico (conflitto di competenze?) Si tratta di Alessandro Ficile che in quella sede, nonostante tutto, anziché gettare acqua sul  fuoco arringa la platea incitandola ad indicare, seduta stante, i nomi del nuovo Cda sia per la parte pubblica che quella privata da eleggere alla prossima Assemblea. Lo stesso invita tutti a recarsi nel luogo indicato per la prima convocazione dell’assemblea (25 febbraio) per «vedere le carte del Presidente» contestandogli tutta «una serie di inadempienze che –  insieme al Consigliere Randone – hanno compiuto in questi anni».

Lui, profondo conoscitore e regista di tutte le vicende che si sono freneticamente susseguite in questi interminabili mesi ha perso, a nostro avviso, un’importante occasione per stare in silenzio, perché alla fine la ragione non sta mai da una parte sola. Consentiteci di dire pure che alla fine grazie al lavoro di Ficile si è potuto raggiungere l’obiettivo del riconoscimento, da parte della Regione, del Distretto turistico “Cefalù e Parchi delle Madonie e dell’Imera” ma è pur vero che lo stesso è iscritto nel libro paga della So.Svi.Ma. Spa e che percepisce un indennità di mensile di oltre 5 mila euro per il lavoro che svolge, insomma è pagato per “produrre”. Ma la perla di saggezza di Ficile è stata un’altra, la definiremo un anatema per tutto il Distretto: «questo territorio ha bisogno di essere liberato da presenze ingombranti e di liberarsi da zavorre e da pesi … questo è un territorio che deve camminare leggero e spedito, quindi qualsiasi appesantimento va fatto fuori», nel senso buono del termine, ovviamente.

A questo punto si cerca un nuovo Presidente da eleggere il 27 febbraio, ammesso che Miccichè abbia la volontà di modificare il suo ordine del giorno integrandolo con quello che la maggior parte del “capitale”  vorrebbe imporgli.
Un Presidente che sia ad immagine e somiglianza di Alessandro Ficile, che impersoni le tre “Scimmie Sagge” del Santuario  di Toshogu a Nikko (Giappone),  Mizaru, scimmia che non vede, Kikazaru, scimmia che non sente e Iwazaru, scimmia che non parla.

A noi basterebbe un Presidente che abbia la competenza di rilanciare il comparto turistico dell’intero Distretto, cosa che avrebbe delle importanti ricadute per tutti gli operatori economici. Un Presidente che non avrà paura di essere definito “ingombrante” o una “zavorra” se dice la sua,  un Presidente che alzandosi la mattina non deve avere la necessità di raggiungere viale Risorgimento, a Castellana Sicula, per prendere ordini o indicazioni su come deve andare avanti. Un Presidente che riesca ad essere un leader per gli imprenditori e faccia capire loro che lo sviluppo del turismo non passa dal misero milione e trecento mila euro di finanziamento una tantum (o uno per semper!) che questo Distretto percepirà nei prossimi anni (e non domani mattina).  Che, per il futuro, se si dovesse scegliere di andare ad una fiera promozionale bisognerà farlo utilizzando le risorse del Consorzio, risorse che dovrà trovare nel bilancio di previsione, approvato dall’Assemblea. Un Presidente coadiuvato da una squadra di colleghi amministratori che concorrano, serenamente, al perseguimento degli scopi sociali e delle progettualità anche con visioni diverse.
Ma soprattutto un Presidente e un Cda che non devono necessariamente, per operare con pragmatismo, ricevere: il via libera dal soggetto proponente il Distretto (Sosvima), il parere “obbligatorio e vincolante” del Comitato Tecnico; e magari l’approvazione dei Sindaci, inevitabilmente “destinatari” delle scelte strategiche da compiersi.

Signori mentre tutto questo accade nel Distretto che “non ha avuto problemi per il riconoscimento ed è tra i primi in Sicilia” i russi, i polacchi, i tedeschi, gli americani, i cinesi, i giapponesi e gli amici di Valguarnera Caropepe, hanno già scelto dove trascorrere le prossime vacanze.

Ad maiora. Semper…

LA STORIA DEL CONSORZIO CEFALU’ – MADONIE – IMERA