“Il duce sottomarino e il braccialetto contro l’omofobia.”

All’ospedale di Padova fa discutere la scelta innovativa di scrivere sul braccialetto per le visite al reparto maternità non più “padre” ma “partner”. Sembra poca cosa, ma in verità è un gesto destinato ad essere seguito, che mostra la volontà di adattarsi all’evoluzione dei tempi. Come spiega il direttore della clinica ospedaliera della città, spesso si ha a che fare con situazioni familiari non “classiche”, coppie omosessuali che ricorrono alla fecondazione assistita, piuttosto che coppie provenienti da culture differenti, per cui si incappa in contrasti linguistici non indifferenti. Quindi “partner” sembrava la denominazione più adatta a comprendere un insieme più ampio di nuclei familiari che si presentano in ospedale per il parto e ad evitare possibili imbarazzi o offese alla sensibilità personale. Una scelta che è solo l’inizio di un processo di aggiornamento degli standard ospedalieri, guidata dall’assessore ai diritti civili di Padova, che spera che anche a livello nazionale si imiti l’esempio descritto lanciando un appello al Parlamento italiano.

Restiamo in Veneto. A Verona, nel lago di Garda, già da qualche anno è presenta una particolare galleria subacquea. Vi trovano posto diverse raffigurazioni, tra cui i sette nani, un presepe e ora anche (scelta discutibile) il busto del duce. Il fondale è visitabile dai sub, che scendono a 40 metri sott’acqua per fare un giretto tra le opere. Da sempre, però, un gruppo di vandali, si diverte a danneggiare le sculture subacquee. Ad esempio, al testone di Mussolini, recentemente inchiodato alla roccia per prevenire i tentativi di furto, è stato rotto il naso ed al collo è stata legata una catena. Questo è solo l’ultimo episodio di una “guerra” tra neri e rossi sui simboli posizionato sui fondali del lago. Su Facebook non mancano i gruppi che rivendicano l’appartenenza ad una o l’altra fazione, solo per citarne qualcuno, c’è chi scrive “il grande vecchio resiste sul fondo alla faccia degli invidiosi rossi” oppure “…se esce fa una strage … e sarebbe ora !”. Secondo me è meglio che resta li dov’è e questa guerra di ideali trovi sfogo solo 40 metri sott’acqua.

Prende il via l’originale idea di Polaroid dei Fotobar. Si tratta di luoghi di aggregazione in cui si possono stampare le foto scattate con il proprio smartphone, applicando tutti i vari filtri e scegliendo anche il tipo di carta su cui stampare, addirittura si potrà stampare anche sul legno o sul bambù. Si possono anche stampare foto caricate sui propri profili nei social network come Facebook, Instagram e Picasa. L’idea era stata già lanciata online e dal risultato positivo è partito il progetto dei Fotobar, che però inizialmente saranno nove e tutti in USA, con il primo negozio inaugurato tra un mese in Florida. E’ interessante constatare come questo progetto nasca da Polaroid, coerentemente con quello che era stato il motivo del suo successo, ossia la possibilità di stampare immediatamente una foto. E adesso, che tutti con uno smartphone in mano siamo un pò fotografi, l’idea della stampa immediata torna di moda. Negli spazi adibiti, che sicuramente diventeranno luoghi di culto, saranno anche esposte le foto migliori, come una sorta di galleria fotografica. Non vedo l’ora che i Fotobar sbarchino anche in Italia.

Questa era la prima edizione 2013 di OltreFiumara, appuntamento a Giovedì prossimo.

?Oltre Fiumara ? Rubrica settimanale che apre uno spiraglio tra le cinta murarie del borgo, per far passare qualche notizia fuori dal comune.?

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