“Il piacere e la sorpresa dell’onestà fiscale”

[PALERMO.REPUBBLICA.IT] È UN’ESPERIENZA comune in Sicilia frequentare un locale o usufruire di mano d’opera e non trovarsi poi con niente in mano. Se vai al Capo, ad esempio, avere uno scontrino è un’impresa titanica. Qualche esercente ti risponde di non avere nemmeno la cassa per emettere il prezioso bigliettino.
O gni volta che la Guardia di Finanza effettua dei controlli a tappeto, purtroppo sporadici e quindi sostanzialmente inutili, la percentuale di infedeltà fiscale in Sicilia si avvicina a percentuali stellari. Ovviamente, il torto sta anche dalla parte di chi non chiede lo scontrino o la ricevuta, pensando di fare solo un favore all’evasore di turno e non un danno a se stesso e a tutta la società. E non pensate che si tratti soltanto di appartenenti al ceto popolare, che magari possono non sapere come vanno le cose nel mondo. Ho visto fior di professionisti sganciare banconote da cinquanta euro ai banconi delle pescherie o nei ristoranti e non avvertire l’esigenza di avere indietro una pezza d’appoggio comprovante quanto sborsato. Se questo è il quadro, quando capita qualcosa che ti colpisce in senso contrario, è il caso di segnalarla.
Un sabato di marzo andiamo a cenare in un ristorante di un paese delle Madonie, Castelbuono. La cittadina degli asini che raccolgono l’immondizia.
E, in effetti, se ne vede poca in giro. Strade pulite e tirate a lucido.
Una comunità che nell’ultimo decennio ha valorizzato molto il proprio territorio e ciò, inevitabilmente, è diventato un importante volano economico, che porta visitatori e quindi soldi. Al momento di pagare chiediamo lo scontrino perché quello portato al tavolo non contiene estremi fiscali, ma soltanto l’avvertenza di ritirare la ricevuta dopo l’avvenuto pagamento.
Così facciamo, tuttavia torna indietro un altro pezzo di carta senza estremi fiscali. Mostriamo un minimo di disappunto, ma ci viene detto che la cassa ha dei problemi tecnicie nonè possibile in quel momento eseguire l’operazione. Prendiamo atto.
Veniamo invitati comunque a passare l’indomani a ritirare quanto ci spetta, nel frattempo abbiamo lasciato l’indirizzo di posta elettronica per essere avvertiti delle iniziative gastronomiche che si svolgono all’ombra del Castello dei Ventimiglia. La mattina successiva ci passiamo davanti ma è ancora presto. Ci godiamo una bella giornata di sole per le vie del paese e non ci pensiamo più. Arrivati a Palermo, sono già le 23 e 30, ricevo sul palmare la notifica di una mail.
Proviene dal ristorante e contiene il seguente messaggio: «Ci scusi per l’inconveniente, non è stata una cosa voluta ma abbiamo avuto problemi col registratore di cassa». In allegato il file con la foto del nostro scontrino e, come se non bastasse, un secondo file con l’immagine di una ricevuta fiscale dello stesso importo. E le sorprese non finiscono. C’è anche un terzo file dove vengono riprodotti alcuni scontrini emessi, a pranzo e a cena, sempre quel sabato. Non so a voi, ma al sottoscritto non è mai capitata una cosa del genere. Né in Sicilia, né altrove. Noi siamo gente che paga le tasse! Quale miglior slogan pubblicitario può esserci per convincere le persone a visitare, tornandoci, la Sicilia?

FRANCESCO PALAZZO

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