Il pubblico privato

By on 6 febbraio 2013

Un tempo v’era la severità delle Istituzioni e, come diretta conseguenza, quella dei rappresentati pro tempore. La gestione della cosa pubblica, specie nei suoi strascichi prettamente logistico-burocratico, ha sempre inteso l’accesso o l’utilizzo privato di un pubblico bene quale interazione da regolamentare al fine di preservare, nell’ordine: il Bene (perché di tutti) e l’equanime accesso a condizioni chiare (a tutti).
Generalmente l’Italia, semmai, compie l’errore di frapporre fin troppi vincoli e restrizioni, contraddicendo a monte lo spirito della pubblica fruizione, e palesare il ritardo italico quale diretta conseguenza di miriadi di “domandine”, carte bollate, firme e autorizzazioni da attendere ad libitum del burocrate via via implorato.
Le lotte del ’68, gli spazi pubblici in disuso, la voglia dei giovani di servirsene per riscattarne il valore sociale: la prassi vorrebbe che il politico di turno si esprima negativamente (su basi oggettive – i regolamenti – o soggettive) ad un utilizzo non idoneo di un luogo pensato e destinato per altra funzione. Da qui le occupazioni e i centri sociali ma anche le quotidiane restrizioni normate – generalmente correttamente – nel rispetto della specifica “sacralità” a cui ogni spazio è dedito. Per iperbole: come si dovrebbe esprimere secondo voi l’amministratore del castello nei confronti di una richiesta di utilizzo del caro luogo per un capodanno privato? O il custode di una chiesa in merito ad uno spettacolo sexy? La dissonanza tra iniziativa e contesto, qui esagerata, è un fondamentale criterio di discernimento, ma che resta comunque da posporre a quello – ancor più basilare – di un possibile procurare rischi o danneggiamenti alle condizioni strutturali del bene. E’ un prerequisito.
L’assurda vicenda del braccio di ferro per lo stupro (dal latino: violazione contro volontà) della palestra del Liceo, denota un’inversione delle parti.
Qui sono i ragazzi, ma ovviamente non solo loro, ad invitare il politico ad una riflessione più approfondita, ad un uso “responsabile” e opportuno dello spazio, svelando un senso civico superiore a quello dei governati.
Non è certamente la prima volta che il popolo italiano si dimostra migliore dei propri politici? e non so mai se in me prevalga la soddisfazione per la qualità manifestata dal cittadino o lo sconforto per l’irresponsabilità del governante. (In merito al caso castelbuonese consentitemi entrambe le opzioni).

Al tempo stesso, facendo leva sulla grande civicità di questi ragazzi (e degli adulti che hanno scelto di esporsi in merito), vorrei esortare loro alla salvaguardia dello spazio e della tradizione stessa, esercitando il talento nella stesura delle maschere (quanti ricordi!) e della rappresentazione al pubblico, evitando l’approccio da puzza sotto il naso di alcuni habitué e ulteriori polemiche sterili: a pagarne sarebbe solo la tradizione e il pubblico.
Orsù, da superiori quali siete fate anche dell’altro: dal palco – posizione privilegiata al controllo – vigilate voi sull’integrità del luogo. Ci fidiamo solo voi.

A proposito di Satira Danzante

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