Il Veglione in Palestra come momento dialettico hegeliano

Quando andavo al Liceo la Filosofia si studiava sull?Abbagnano, e si usava considerare la pesantezza di un autore dal numero di pagine del libro che occupava. Talete, Anassimandro e Anassimene erano adorati, tra tutti e tre prendevano due pagine. Fichte prendeva diciotto pagine, Schelling quattordici, Schopenhauer diciotto. Hegel prendeva quarantasei pagine. La mole spropositata di pagine da studiare, unita ad un nome che non sfigurerebbe in un romanzo di Tolkien, bastavano per gettare un?ombra cupa di terrore al solo pensiero di cominciare a studiare Hegel. Il terrore che incuteva Hegel non era del tutto infondato: il suo sistema filosofico è probabilmente il più complesso e il più presuntuoso di tutta la Storia della Filosofia, tanto da renderlo il più odiato dei filosofi, anche tra i suoi colleghi. Schopenhauer lo odiava talmente tanto che fissò l?orario delle proprie lezioni in coincidenza con quelle di Hegel; era convinto di rubargli il pubblico. Alle lezioni di Schopenhauer non andò più nessuno. Povero Schopenhauer. Hegel la pensava proprio all?opposto di Schopenhauer e Nietzsche: per questi ultimi la realtà è un caos, un flusso irrazionale e inspiegabile. Per Hegel invece la realtà è in se stessa razionalità: al fondo di tutto c?è una logica, una ragione.

Il reale è quindi razionale,  e nel suo movimento segue una legge, una regola infallibile, che Hegel chiama Dialettica. La Dialettica è composta da tre momenti: la Tesi, ossia la presentazione di un concetto, di un?idea; l?Antitesi, o la negazione di quel concetto, e la Sintesi, ovvero il superamento della contraddizione rappresentata dall?Antitesi. Facciamo un esempio, Tesi: il Sindaco voleva proprio fare svolgere il veglione nella palestra del Liceo. Antitesi: il Consiglio d?Istituto gli ha detto No. Sintesi: dopo una pacata riflessione, nella quale si sono sprecati i complimenti e le gentilezze tra la classe docente e il Sindaco, si è deciso che il veglione si sarebbe tenuto all?auditorium del Liceo. Ecco, secondo Hegel la realtà è essenzialmente composta da movimenti dialettici del genere: a ogni affermazione segue una negazione, e il tutto culmina in una sintesi che accontenta tutti. Perché non adottare immediatamente la soluzione finale, che sembra l?unica logica fin dall?inizio? Perché ogni idea ha bisogno di confrontarsi con la realtà, specialmente le meno brillanti: il confronto con la negazione non elimina totalmente l?idea balzana, ma la trasforma in una sintesi che contiene sia l?affermazione che la negazione. Infatti alla fine il veglione si è tenuto al Liceo, ma all?auditorium.

Possiamo ravvisare movimenti dialettici ovunque: negli anni ?80 andavano i jeans cortissimi e strettissimi, negli anni ?90 lunghi e larghissimi, negli anni ?00 si è cominciato a vestire bene. Negli anni ?80 si usavano solo le tastiere, negli anni ?90 solo le chitarre, negli anni ?00 tutti imitavano Rino Gaetano. Non chiedetemi la logica sottostante. Alcuni passaggi della teoria di Hegel funzionano molto bene, ma le conclusioni che se ne traggono sono agghiaccianti: se la realtà ha un fondo di razionalità, questo significa che la Storia non è un succedersi di eventi casuali, ma che ha un piano, un copione, una giustificazione. E se il razionale è reale, questo significa che eventi orribili come le guerre, la fame, la musica neomelodica, sono una fase necessaria per lo sviluppo della realtà, delle negazioni che conducono infine al dispiegarsi della ragione assoluta. Non solo dobbiamo sopportare la crudeltà della società odierna, le crisi economiche, Angelino Alfano, dobbiamo pure ringraziarli perché permettono alla realtà di avanzare per affermazioni, negazioni e sintesi, e quindi aprono la strada alla Ragione. Non lamentatevi se la classe politica è inadeguata, se i giovani hanno delle capigliature ogni anno più improponibili: la realtà è assolutamente razionale, e quindi è così come deve essere. Anche se era più bello quando i Leggings si chiamavano Fuseaux.