Intervista ai Minor Victories. Ypsigrock: “è senz’altro tra i ricordi più belli del tour finora”

[indie-rock.it di Michele Corrado]

I Minor Victories sono di certo tra i progetti musicali più chiacchierati dell’anno. Band attesissima, poiché composita da membri di realtà leggendarie quali Slowdive (Rachel Goswell), Mogwai (Stuart Braithwaite) ed Editors (Justin Lockey), ha saputo confermare ogni aspettativa nata intorno al proprio nome con un disco d’esordio straordinario. Peraltro Minor Victories non è un progetto di sola musica, ma, grazie all’esperienza del bassista James Lockey come filmmaker, anche cinematografico. Aspettando che i MV tornino in Italia, per la data live del 24 ottobre a Milano, abbiamo intrattenuto una lunga chiacchierata telefonica proprio con James.

Indie-Rock.it – Qui è Michele di Indie-Rock.it, buongiorno James, come stai? Dove ti trovi?

James Lockey – Sto benone Michele, sono a casa, sveglio da poco. Tu come stai?

Sto benissimo anch’io James, sveglio da poco proprio come te. Iniziamo con una domanda generica sui Minor Victories. Tutti sanno che il vostro disco di debutto non è stato registrato in maniera molto usuale, che voi quattro non siete mai stati insieme nello stesso studio, è stato definito infatti un disco registrato per corrispondenza. Puoi spiegarmi più nel dettaglio come avete gestito questo processo creativo così particolare? Com’è andata precisamente?

Beh, il progetto è nato quando Justin e Rachel si sono incontrati e hanno deciso di scrivere qualche canzone insieme, difatti all’inizio nessuno pensava ad un disco, ad un full-lenght. L’unica cosa che Rachel e Justin sapevano è che avrebbero voluto realizzare qualcosa di fragoroso, da una parte chitarre heavy, distortissime, e dall’altra dolcissimi vocalizzi femminili, angelici. Devo dire che ha aiutato molto il fatto che loro due condividessero i management, il che ha reso facile tutti gli scambi che sarebbero iniziati di lì a poco. Perché di fatti è così che è nato tutto, con Justin e Rachel spedendosi idee e tracce via mail. La prima canzone su cui hanno lavorato è stata ‘Out To Sea’, che è anche finita nel disco. Dopo i primi scambi di materiale, Justin e Rachel hanno pensato che servisse un’altra chitarra e che l’uomo giusto fosse Stuart dei Mogwai, che Rachel in quel periodo incontrava spesso in giro per festival. Justin invece ha chiamato me. E niente, tutto poi si è sviluppato molto naturalmente allo stesso modo in cui. Ci siamo iniziati a sentire via email, per telefono, qualche volta abbiamo usato skype, ci scambiavamo idee e mandavamo le parti strumentali che via via registravamo, le assemblavamo. Facendo ciò ci siamo legati molto anche umanamente, è stato tutto molto bello. Come ti ho già detto, nessuno pensava che sarebbe potuto nascerne un full lenght, al massimo si pensava ad un ep sotterraneo per qualche label super indie. Un’altra cosa che ha aiutato molto è proprio questa, che nessuno si aspettava un disco, dunque non vi sono state pressioni o deadline. E così, grazie all’enorme mole di materiale, che ci siamo trovati per le mani questo disco e dunque a promuoverlo in tour e tutto quello che ne consegue.

Ecco, questo è un ottimo assist per la prossima domanda. Come è stato, dopo un così singolare metodo di registrazione, l’impatto di trovarsi insieme su un palco?

Beh, è stato straordinario, semplicemente straordinario. Per i nostri live abbiamo dovuto aggiungere un paio di elementi, perché il suono a cui siamo arrivati è molto complesso per essere suonato in quattro, ma la sintonia che abbiamo trovato sul palco, pur non avendo mai suonato nella stessa stanza prima, è stata naturale e incredibile. E ora che suoniamo insieme con regolarità, per via del tour, ti posso garantire che adoriamo suonare insieme.

E si vede! Ho avuto il piacere di ascoltarvi live al Village Undergound di Londra, era una delle vostre prime date live in assoluto e sapevo che non aveste mai provato insieme con regolarità e invece avete letteralmente spaccato.

Grazie, questo è un complimento che apprezzo tantissimo. Quella è stata la nostra prima data live in assoluto, il pomeriggio avevamo suonato un paio di pezzi per un programma radio, ma quello cui hai assistito è stato il nostro primo vero concerto in assoluto. E’ stata una serata fantastica, me la sono proprio goduta.

James, tu sei il bassista della band, ma principalmente nella tua vita ti occupi di video, sei un filmmaker. Approfitterò di questo per andare un po’ a fondo nell’altra anima dei Minor Victories, quella cinematografica, che per me è assolutamente centrale. Finora almeno la metà dei vostri pezzi ha un video, ciascuno dei quali è girato in un poetico bianco e nero. Parlami un po’ di questa parte del progetto Minor Victories. Ti occupi personalmente di tutti i video?

Certamente, i video sono tutti miei. L’idea dietro quasi tutti i video dei Minor Victories è molto semplice, semplicemente io e il resto della band volevamo associare dei visual di impatto alla musica. Ma questi visual dovevano essere brevi, fugaci, dovevano immortalare un momento intrigante, misterioso, del quale una data canzone sarebbe stata sfondo. Sono emblematici a tal proposito il video di ‘Breaking My Light’, col tizio che fuma, o quello di ‘Cogs’ con quell’uomo che fugge tra i pini. Non sai da cosa, non sai perché, sai solo che c’è questo uomo che fugge tra i pini e la musica, potente, fa da sfondo alla scena.

Esatto, questa è proprio la sensazione che ho avuto guardando il vostro primo video, quello di ‘A Hundred Ropes’, epicissimo, con questa armata di samurai che avanza impetuosa, all’attacco. Ma non sai di cosa, non sai di quale battaglia, il video finisce senza svelare nulla.

Giusto, questo è un altro ottimo esempio. Te l’ho detto, è molto semplice, si tratta di singoli frame allungati, esplorati in profondità.

Adesso però mi devi dire dei gatti laser, quelli del video di ‘Scattered Ashes’. È il vostro video che preferisco, è pop, è divertente, semplicemente geniale. Sono letteralmente innamorato di quei gattini. Chi ha avuto questa idea?
Ahahahahaha, li adoro anche io. Beh, ‘Scattered Ashes’ è la canzone più pop del lotto, è comunque molto elettrica, ma ha un ritornello molto chiaro. Tuttavia il testo di ‘Scattered Ashes’ è molto drammatico, estremante emotivo. Quindi l’idea è stata, approfittando della musicalità pop della canzone, di contrapporre a queste liriche così evocative un video molto divertente. Così abbiamo fatto una ricerca su cosa la gente ricerca di più su google e su youtube per divertirsi e il risultato della ricerca era chiaro: video di gattini. Vedi, ancora una volta l’assenza di pressioni del progetto Minor Victories è stata un grande vantaggio. Potevamo fare quel che ci pareva.

Lasciami domandarti l’ultima cosa sui video, poi torniamo alla musica. Si tratta di una curiosità. Un amico, Marco, che come me vive in Uk, ha riconosciuto il luogo del video di ‘Folk Arp’, ‘Pizza Takeaway’ a Doncaster. C’è una ragione dietro la scelta di quel posto o è stata casuale?

Beh, frequento quel posto e conosco personalmente il ragazzo del video. L’idea dietro quel video è molto semplice, mettere della musica epica dietro un ambiente familiare, una scena di normale quotidianità. Ho usato la cucina di ‘Pizza Takeaway’, ma sarebbe potuto essere in un qualsiasi altro posto simile, un coffee shop, un pub. Che poi è la stessa operazione che ho compiuto con ‘Film 1’ e ‘Film 2’, i teaser del progetto, dove associavo a immagini normalissime, un ragazzo sullo skate ad esempio, la nostra potente musica.

Tutto chiarissimo, grazie James. Bene, domanda a bruciapelo, qual è la tua canzone preferita dei Minor Victories? Quella che senti più tua.

Merda, questa è una domanda cattiva. Bene, lasciamici pensare un attimo… Mmm… Dai, scelgo ‘Breaking My Light’. Ne adoro il modo in cui si evolve, suonarla live è pazzesco. Ogni volta.

Veniamo ai tuoi colleghi. Come è stato suonare per la prima volta con autentiche leggende come Stuart e Rachel, ma anche con tuo fratello Justin? Come è dividere il palco con questi mostri sacri?

Beh, con Justin ci suono da sempre, abbiamo condiviso varie band, si, con mio fratello ci suono insieme praticamente da sempre. Prima di suonare con Rachel e Stuart invece ero nervosissimo, hai detto bene sono delle leggende. Però poi tutto è andato liscio, perché sono delle persone normali, sono fantastici, così innamorati di quello che fanno, nonostante lo facciano da sempre. Rachel è una donna straordinaria con una voce straordinaria e Stuart… Beh Stuart è uno stregone della chitarra. Non so come spiegarti, quello che può fare ha dell’impossibile. Se ci dai la stessa chitarra, con lo stesso pedale io posso emettere un paio di suoni, lui ti può sviluppare mondi interi. Davvero, quell’uomo è miracoloso, passo ore a osservarlo muovere fili, combinare effetti, è pazzesco. E ogni volta non posso che rimanere a bocca aperta.

È arrivato il momento di fare una seconda scelta, che ci permetterà di identificare meglio il tuo background musicale. Se dovessi scegliere uno e uno solo dei progetti degli altri Minor Victories, quale sarebbe? Editors, Slowdive o Mogwai?

Anche questa è cattivissima, ma non ho dubbi. Gli Slowdive sono fantastici e gli Editors sono una grande band, ma scelgo Mogwai. Al di là del fatto che li amo come band, adoro come si sono evoluti di disco in disco, come abbiano sempre trovato nuove soluzioni espressive.

Lo avrei immaginato, sai? Anche perché tu sei un cinematografico e la loro musica è estremamente affine al descrivere immagini, difatti ultimamente hanno virato sulle soundtrack. Quella per la serie ‘Les Revenants’, quella per il documentario ‘Atomic’…

Si, adoro entrambe. Quella di ‘Atomic’ l’ho ascoltata eseguita live, è stato assurdo. Poi ho avuto l’onore di conoscere tutti i Mogwai e sono semplicemente straordinari, come musicisti e come persone.

Cosa ascolti ultimamente James? Sorprendimi con qualche diavoleria sconosciuta. Consiglia qualcosa ai nostri lettori.

Uh, certo. Ultimante ascolto molto i Sylvan Esso, che suonano un’elettronica molto particolare, con suadenti vocalizzi femminili. E poi i Vanishing Twin.

Cosa suonano questi altri?
Mmm, come descriverli. Diciamo che sono molto alla Stereolab, ma più rock, comunque molto ipnotici. E poi mi è piaciuto molto l’ultimo dei Badbadnotgood.

Okay James, è quasi il momento di salutarci, dimmi solo un’ultima cosa. La prossima settimana suonerete a Milano, non è la vostra prima volta in Italia, questa estate siete stati a Castelbuono per l’Ypsigrock. Cosa ti aspetti dal pubblico nostrano?

Uh, wow, per me la data di Castelbuono è senz’altro tra i ricordi più belli del tour finora. Quel posto è fantastico, anziani, bambini, persone di tutte le età che mangiano insieme per strada, che ti accolgono e ti offrono cibo. È un’ambientazione poetica per un festival. Non vedo l’ora di tornare in Italia. Sarà sicuramente un’altra data fantastica.

Con questo è tutto James, grazie mille per la chiacchierata.

Ti aspetto a Milano per un drink, eh.

Sfortunatamente non ci sarò James, io vivo a Londra. Ma ci sarà occasione appena suonerete nuovamente da queste parti. Ciao!

Ciao e grazie a te!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.