Jean Paul Sartre all’Ypsigrock

Pubblicato da il 27 marzo 2013
sartre

Jean Paul Sartre è un personaggione: dopo la seconda guerra mondiale lui e l?esistenzialismo sono talmente influenti da diventare una moda, seguita da tutti gli intellettuali o presunti tali che si affollano nella Parigi sartriana, tra concerti jazz e localetti. Riportandolo ad oggi, Sartre sarebbe il mito di tutti gli hipster barbuti che ascoltano Bon Iver mentre fotografano l?hamburger con la Lomo. No, scusate, con l?iPhone, la Lomo ormai è old. (?Hipster? è  un termine usato da giovani  che si credono alternativi per definire sprezzantemente altri giovani che si credono alternativi. A volte invece è un termine usato da giovani che si credono alternativi per definire se stessi. In pratica gli ?Hipster? sono quei tizi con le magliette troppo corte e strette che si aggirano  per Castelbuono durante l?Ypsigrock.)

Che una filosofia possa diventare di moda come lo è oggi la musica Indie dà veramente da pensare. C?è da dire che per professarsi ?alternativi? oggi basta lasciare intendere di ascoltare duemila gruppi diversi alla settimana, e questo non è difficile né intellettualmente né economicamente. La musica si scarica selvaggiamente, e non è che per ascoltare gruppi di post rock svervegese serva essere intelligenti: bastano le orecchie. Negli anni ?50 invece per dimostrare di essere un vero intellettuale esistenzialista à la page bisognava come minimo citare passi di L?essere e il Nulla a memoria, mentre masticavi elegantemente l?oliva del tuo Martini.

L?esistenzialismo è una corrente culturale che nasce dalla crisi estrema che sconvolge l?europa nel ?900 (e che sta ancora divertendo noi tutti, per certi versi). In pochi decenni tutte le certezze che l?uomo si era costruito in millenni caddero pesantemente al suolo: era proprio il momento di andare da Hegel e fargli una pernacchia. Se ricordate, Hegel diceva in pratica che l?umanità avanzava inesorabilmente verso il progresso: qualunque evento serviva, positivamente o negativamente, a far fare passi avanti verso il miglioramento della condizione umana.  Ho la leggera sensazione che Hegel non ci abbia preso tantissimo. L?esistenzialismo rifiutava quindi tutte le visioni ottimistiche della storia, e di conseguenza tutti quei sistemi filosofici che tentavano di spiegare la realtà attraverso edifici concettuali, come appunto quello di Hegel: l?attenzione era portata invece all?esistenza stessa, all?esperienza fondamentale dell?esistere stesso dell?uomo. Capite che è una reazione alla crisi diversa rispetto al dibattere se sia più cool la scena elettronica neozelandese o il postcantautorato Yodel svizzero.

Per Sartre l?essere in sé rappresenta tutte le cose del mondo: la collina, l?albero, la sedia, la mela, la cresta del tamarro. Con tutte queste cose noi possiamo entrare in contatto, volenti o nolenti, tramite la nostra coscienza, detta essere per sé. Facciamo finta che la nostra coscienza sia una telecamera, che inquadra le cose più disparate. Inizialmente l?inquadratura è fissa su una duna di un deserto; non c?è proprio nulla alla vista. Improvvisamente appare da dietro la duna una enorme palla rosa trasparente di quattro metri di diametro: la scena è palesemente assurda, non ha senso. Eppure la telecamera ? coscienza non può fare altro che tentare di attribuire un significato alla scena che inquadra: dietro la duna ci sarà un gigante, un orco, che mastica Big Babol alla fragola.

Ecco qual è il ruolo della coscienza, e di conseguenza quello che l?uomo fa in ogni istante della sua esistenza: il mondo di per sé non ha senso, e nemmeno lo cerca; se l?uomo non esistesse, bolle di Big Babol di quaranta metri di diametro e enormi piramidi svolazzanti potrebbero percorrere l?orizzonte, e nessuno si chiederebbe cosa diavolo stia succedendo. Basta che però un uomo, una coscienza ? telecamera, inquadri la scena, che subito scatti la domanda: che senso ha? La coscienza dell?uomo non fa altro che attribuire senso alle cose, dà significato a tutto ciò che esiste, come fa Adamo in quella scena fantastica dell?Antico Testamento in cui dà il nome a tutte le cose.

Certo non è semplice ammettere che nulla ha senso, che siamo gettati in un mondo che non ha significato, come in un deserto, e che tutto il senso che possiamo trovare viene da noi, e non dalle cose: la reazione ad una simile scoperta è infatti definita da Sartre Nausea. Ma dall?altro lato è una constatazione persino rassicurante: non c?è nessun significato primitivo nelle cose, nessun ordine è prestabilito, nessuna gerarchia è incrollabile, tranne il fatto che il più grande album di tutti i tempi è e rimarrà sempre Sgt. Pepper?s Lonely Hearts Club Band.

 

Questa rubrica è nata quasi per scherzo, da un?idea che mi era sempre frullata in testa da quando praticamente copiai paro paro un articolo di Umberto Eco e lo proposi al caro Michele per la pubblicazione sul giornalino del liceo, il leggendario Sole 5 ore: provare a parlare di filosofia in maniera ironica, ?senza spalancare abissi di noia?, come dice De Crescenzo.  A giudicare dai riscontri e dal numero di visite ? oltre 5000 finora ? che sta totalizzando questa rubrica, il tentativo sembra riuscito. Approfitto di questa nota per ringraziare tutti quelli che hanno dato un?occhiata agli articoli, e per dirvi che da questa puntata in poi la rubrica non avrà più cadenza settimanale, ma quindicinale. Ci vediamo mercoledì l?altro.


 

About Vincenzo Castagna

Laureato in Filosofia e Storia delle Idee, gli è venuta l'Idea di fare una Storia della Filosofia per divertirsi un po'. Ha cominciato ad andare in bici per stare in forma, ha smesso perché in bici gli è venuta la bronchite. Si vanta di saper concludere il primo livello di Sonic in 29 secondi.

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