La Carta del Nuovo Municipio

By on 19 dicembre 2006

Per una globalizzazione dal basso, solidale e non gerarchica

A partire dal World Social Forum di Porto Alegre del 2002, in cui fu presentata per la prima volta, la Carta del Nuovo Municipio ha avviato un processo di riconoscimento – da parte di molti fra istituzioni locali, associazioni e ricercatori in Italia – della reale possibilità di una via alternativa della democrazia che le consenta di rimettere in gioco e valorizzare quanto, del patrimonio sociale, culturale e territoriale delle comunità locali, rischia di venire sommerso dalla montante marea della globalizzazione dirigista e affaristica.
Per favorire questo processo, passando dalla condivisione di orientamenti alla loro traduzione in politiche territoriali e sociali, l’8 Novembre del 2003 si è costituita la Rete del Nuovo Municipio nel tentativo di convogliare, in una forma associativa stabile, le istanze di rinnovamento ed allargamento delle dinamiche provenienti dai diversi settori della società civile, dagli ambiti istituzionali più sensibili al tema dell’ascolto assiduo dei rappresentati, da studiosi e ricercatori attivi intorno alle problematiche delle comunità locali nel governo del territorio.
In queste pagine, nell’intento generale di costruire una “zona franca” di discussione, di confronto e di proposta per tutti coloro che sono interessati in maniera non banale al futuro dei luoghi del nostro paese Castelbuono.

Globalizzazione e sviluppo locale
Il mercato globale usa il territorio dei vari paesi e delle diverse aree geografiche come uno spazio economico unico; in questo spazio le risorse locali sono beni da trasformare in prodotti di mercato e di cui promuovere il consumo, senza alcuna attenzione alla sostenibilità ambientale e sociale dei processi di produzione.
I territori e le loro “qualità specifiche” – le diversità ambientali, di cultura, di capitale sociale – sono dunque “messi al lavoro” in questo processo globale che però troppo spesso li consuma senza riprodurli, toglie loro valore innescando processi di distruzione delle risorse e delle differenze locali.
L’alternativa a questa globalizzazione parte da qui: da un progetto politico che valorizzi le risorse e le differenze locali promuovendo processi di autonomia cosciente e responsabile, di rifiuto della eterodirezione del mercato unico.
Lo sviluppo locale così inteso, che si identifica in primo luogo con la crescita delle reti civiche e del “buon governo” della società locale, non può divenire localismo chiuso, difensivo, ma deve costruire reti alternative alle reti lunghe globali, fondate sulla valorizzazione delle differenze e specificità locali, di cooperazione non gerarchica e non strumentale.
In tal senso si può prospettare uno scenario definibile anche come globalizzazione dal basso, solidale, non gerarchica, la cui natura è comunque quella di una rete strategica (anche internazionale, mondiale) tra società locali. Questo progetto politico va costruendosi nell’attività di messa in rete di energie locali operata dal forum sociale mondiale.

Il nuovo ruolo degli enti locali e delle loro unioni per una globalizzazione dal basso
Per realizzare futuri sostenibili fondati sulla crescita delle società locali e sulla valorizzazione dei patrimoni ambientali, territoriali e culturali propri a ciascun luogo, gli enti pubblici territoriali debbono assumere funzioni dirette nel governo dell’economia. E per costruire in forme socialmente condivise queste nuove funzioni di governo devono attivare nuove forme di esercizio della democrazia. Solo il rafforzamento delle società locali e dei loro sistemi democratici di decisione consente da un lato di resistere agli effetti omologanti e di dominio della globalizzazione economica e politica, dall’altro di aprirsi e promuovere reti non gerarchiche e solidali. Il “nuovo municipio” si costruisce attraverso questo percorso, finalizzato a trasformare gli enti locali da luoghi di amministrazione burocratica in laboratori di autogoverno.
Nuove forme di autogoverno, in cui sia attiva e determinante la figura del produttore-abitante che prende cura di un luogo attraverso la propria attività produttiva, sono rese possibili dalla crescita del lavoro autonomo, della microimpresa, del volontariato, del lavoro sociale, delle imprese a finalità etica, solidale, ambientale, ecc..
Il nuovo municipio interpreta con maggiore attenzione le identità regionali, per fondare i progetti sulla valorizzazione dei giacimenti patrimoniali locali, contro forme di espropriazione esogena e distruzione degli stessi giacimenti; e promuove la ricostruzione degli spazi pubblici della società locale come luoghi di formazione delle decisioni sul futuro della nuova comunità. Il nuovo municipio si dà come obiettivo un nuovo rapporto tra eletti ed elettori, oggi espropriati da logiche sovraordinate di natura economicista che escludono dai momenti decisionali proprio i cittadini-abitanti-elettori.
Questa nuova dimensione “democratica” di una società locale complessa, multiculturale e autogovernata che cresce e si rafforza nel progettare e costruire direttamente il proprio futuro può costituire il vero antidoto alla globalizzazione economica e al regno della paura, dell’insicurezza, e dell’impotenza prodotti dalla militarizzazione delle reti di governo globale.

Nuove forme di democrazia diretta
Il nuovo municipio si realizza attraverso l’attivazione di nuovi istituti di decisione che affiancano gli istituti di democrazia delegata, allargati al maggior numero di attori rappresentativi di un contesto sociale ed economico, per la promozione “statutaria” di disegni di futuro localmente condivisi. La predisposizione di scenari di futuro, che evitino linguaggi tecnocratici e specialistici, è la condizione perché la partecipazione, estesa agli attori più deboli e senza voce nelle decisioni istituzionali, produca l’individuazione dell’interesse comune attraverso il riposizionamento dei conflitti verso relazioni di reciprocità.
Il nuovo municipio rende parte integrante del processo di decisione – nei piani, nei progetti e nelle politiche – percorsi partecipativi strutturati, integrando gli impegni della Carta di Aalborg e delle Agende 21 locali negli strumenti di governo ordinario del territorio, dell’ambiente e dello sviluppo economico.
Questi nuovi processi decisionali sono finalizzati a produrre scenari di futuro e “statuti dei luoghi” a carattere “costituzionale”, che nella composizione degli attori che le sottoscrivono si ispirino alla complessità degli statuti comunali medievali, reinterpretandola con l’obiettivo di dare voce alle diverse componenti della società contemporanea nella definizione degli statuti.
Gli istituti decisionali della nuova cittadinanza comprendono:
– una rappresentanza delle principali associazioni economiche e di categoria (artigiani, agricoltori, commercio, industria, turismo, ecc.);
– una rappresentanza delle associazioni con finalità culturali, sociali, di difesa dell’ambiente;
– una rappresentanza di comitati e di forum, tematici, territoriali e urbani;
– una rappresentanza delle circoscrizioni o assemblee di quartiere, di zona ,ecc..
Il nuovo municipio ridefinisce la composizione di questi nuovi istituti ponendo attenzione all’equilibrio fra attori politici, economici e della società civile.
Il superamento della logica di una rappresentanza definita una tantum al momento del voto, ritrovabile nei concetti di partecipazione e di democrazia diretta, permette di produrre politiche pubbliche più efficaci nei confronti dei soggetti “diversi” (spesso coincidenti con soggetti “deboli”, sottorappresentati nei luoghi della decisione), coinvolgendoli direttamente nella costruzione degli “statuti dei luoghi” e delle politiche che li attuano.
Il nuovo municipio si attiva affinché gli enti sovraordinati promuovano, nei finanziamenti dei progetti locali, modalità partecipate di definizione degli stessi.
Il coinvolgimento di una maggiore pluralità di soggetti costituisce inoltre un’occasione per ampliare la conoscenza del locale, acquisendo rappresentazioni dei problemi che difficilmente possono essere interpretate attraverso mediazioni tecnico-scientifiche o politico-burocratiche. Fra i molteplici punti di vista sottorappresentati che caratterizzano la gestione dello sviluppo locale, oltre a quello “di genere” vi sono ad esempio quelli degli anziani, degli immigrati, dei bambini, del mondo rurale, tutti soggetti che rivestono primaria importanza nella cura del territorio e nelle misure del buon vivere.
Le pratiche di coinvolgimento dei bambini nella costruzione delle politiche urbane, messe in atto negli ultimi anni da moltissime amministrazioni locali italiane, costituiscono un buon esempio dell’efficacia del dar voce a punti di vista sottorappresentati nel migliorare la qualità di vita urbana.
Le strutture di consultazione, concertazione, decisione, gestione che affiancano il Municipio (o l’unione dei Municipi) e la sua struttura elettiva costituiscono una forma intermedia fra la democrazia delegata e la democrazia diretta (assemblea, referendum, ecc.). Queste strutture funzionano con continuità accompagnando l’intero processo di gestione di piani, politiche e progetti; la loro configurazione territoriale rispetta le forma di aggregazione socio-culturale locale, senza costringerle entro confini burocratici sovradeterminati.

Nuovi territori multiculturali
Il nuovo municipio produce nuovi scenari sociali attraverso il riconoscimento del radicamento abitativo e lavorativo dei nuovi abitanti provenienti da luoghi e paesi differenti. In questo processo si producono nuove relazioni comunitarie e interpersonali tra popoli e culture diverse. In particolare lo spazio pubblico è il luogo di condivisione delle nuove, molteplici e culturalmente differenziate, pratiche dell’abitare e del vivere.
Il nuovo municipio promuove politiche di accoglienza degli immigrati secondo i seguenti principi: sostituire alle politiche settoriali un approccio di gestione integrata dell’accoglienza e della convivenza; differenziare le politiche in funzione delle diverse fasi temporali del percorso migratorio e dei percorsi territoriali degli immigrati; potenziare le politiche abitative sociali e di inserimento nei piccoli centri urbani e rurali; riqualificare le aree problematiche della città caratterizzate da forte conflittualità sociale e degrado ambientale, attraverso politiche integrate di intervento autosostenibili e partecipate; sostenere programmi per la costruzione di partnership decisionali interculturali e interetniche.

Nuovi indicatori di benessere
Il dibattito su questo punto è ormai decisamente maturo.
Il nuovo municipio si impegna a proporre criteri di valutazione delle politiche e dei progetti che siano ispirati alla semplificazione e all’innovazione culturale dei meccanismi di valutazione tecnocratici e tecnicistici, la cui complicatezza e farragine è inversamente proporzionale all’efficacia.
Il primo criterio di valutazione riguarda il grado e la forma della partecipazione sociale alle decisioni, rispetto all’obiettivo dell’empowerment delle società locali.
Il secondo criterio prevede un drastico ridimensionamento del PIL (come unico indicatore del benessere) e la sua integrazione con indicatori relativi alla qualità ambientale, urbana, territoriale, sociale, e al riconoscimento delle diversità e delle culture.
Il terzo criterio riguarda il livello e le modalità di riconoscimento del patrimonio locale come base per la produzione di ricchezza durevole.
Il quarto criterio di valutazione riguarda la sostenibilità dell’impronta ecologica, con particolare riferimento alla chiusura tendenziale dei cicli delle acque, dei rifiuti, dell’alimentazione, dell’agricoltura; alla riduzione della mobilità e alla diffusione dei servizi rari; al grado di autonomia del sistema territoriale locale nella produzione, nell’informazione, nella cultura, negli stili di vita, ecc..
Il quinto le tipologie di reti di relazione e di mutuo scambio fra società locali.
E così via.

Nuovi sistemi economici locali autosostenibili
Il nuovo municipio, attore chiave nel governo del processo di valorizzazione del patrimonio territoriale, deve guidare lo sviluppo economico autocentrato, aiutando attori deboli ad emergere, decidendo cosa, come, quanto, dove produrre per creare valore aggiunto territoriale, favorendo la crescita delle autonomie della società locale come soggetto collettivo e complesso.
L’insicurezza generata dallo “sviluppo”, dalla fragilità delle alte tecnologie, degli alti grattacieli, delle vite e dei semi artificiali dagli effetti oscuri, richiama bisogni di riappropriazione della conoscenza delle forme della riproduzione dei mondi vitali; della misura del tempo di vita, della fiducia comunitaria, della de-tecnologizzazione verso l’appropriatezza delle tecnologie rispetto al contesto.
La promozione, da parte del nuovo municipio, di economie locali che mettano in valore i beni territoriali e ambientali comuni, che tendano a chiudere i cicli della riproduzione dell’ambiente e della società locale, che sviluppino tecnologie e filiere produttive appropriate al luogo e alle sue risorse, può generare sicurezza comunitaria senza città blindate, competizione sulla qualità dei prodotti senza guerra, relazioni improntate allo scambio solidale.

Forme di valorizzazione del patrimonio territoriale locale
Il patrimonio territoriale è indivisibile. Non è possibile pensare di salvaguardare alcune riserve di natura (i parchi) e di storia (i monumenti, i centri storici) e ammettere altrove qualsiasi trasformazione distruttiva.
Il nuovo municipio assume una definizione estensiva di patrimonio che identifica con il territorio dei luoghi e delle genti, con i suoi caratteri e valori ambientali, paesistici, urbani, con i suoi saperi, culture, arti, nella sua integrale individualità che vive fra passato e futuro. La valorizzazione del patrimonio è possibile nell’incontro fra le energie del futuro e la memoria e i giacimenti dei luoghi.
Il nuovo municipio promuove una nuova rappresentazione del patrimonio territoriale per costruire consapevolezza dei propri valori identitari, dei potenziali di produzione di ricchezza durevole, e per stimolare progetti, piani e politiche atti a generare una nuova economia sociale, fondata sulla valorizzazione collettiva del patrimonio stesso.
Il nuovo municipio aiuta e valorizza gli attori economici, sociali e culturali della città e del mondo rurale che partecipano creativamente alla formazione di progetti capaci di accrescere il valore del patrimonio territoriale locale.
Il mondo rurale acquista nuova centralità in questo processo di valorizzazione del patrimonio territoriale: i nuovi agricoltori non producono solo merci per il mercato, ma anche beni e servizi pubblici, remunerati dal nuovo municipio, per la cura dell’ambiente, del paesaggio, della qualità urbana.

Reti di scambio equo e solidale
Il nuovo municipio si fa interprete di nuove relazioni di scambio di culture, di prodotti tipici, di saperi tecnici e politici, improntati al superamento della competizione economica selvaggia verso forme di cooperazione e di mutuo scambio solidale fra città del nord, fra sud e nord, fra sud e sud.
Il municipio occidentale esporta la consapevolezza della crisi del proprio modello industrialista e sviluppista ed i germi delle alternative sperimentali a quella crisi; il municipio dei paesi poveri (in via di non sviluppo) può proporre gli insegnamenti della autorganizzazione della sopravvivenza allo sviluppo stesso.
Le reti dello scambio equo e solidale costituiscono la trama minuta ma densa della strategia “lillipuziana” contro la globalizzazione economica.

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