La facciata del municipio perde ?pezzi?

(MADONIELIVE.COM – Giuseppe Spallino) La sera del 7 ottobre ? caduta una lastra dalla facciata del palazzo comunale. Per fortuna non ? finita in testa a nessuno. Un fatto del genere era accaduto il 16 agosto ed anche in quell?occasione nessuno si ? fatto niente. Ne ? nato per? un dibattito sulla correttezza dell?esecuzione dei lavori. Recentemente il direttore dei lavori, arch. Rosario Polisi, ha affermato: ?Ho accertato personalmente (salendo sul cestello elevatore) che la lastra distaccata in realt? non era stata fissata affatto (mancava il collante e la zanca in acciaio). Con un primo controllo effettuato nell?immediatezza del fatto ? stato accertato che nessun altro elemento era pericolante?.

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3 commenti

  1. Euresia

    ottimo!
    davvero rassicurante..

  2. Geom. Nicol? Messina

    Chiaramente … il distacco di n? 2 lastre dalla facciata del nuovo municipio e l’accertamento, da parte dell’arch. Polisi, che questi elementi non avevano ne collante ne la zanca di acciaio, si dimostra che il materiale costitutivo dell’edificio, o ? carente oppure detterminati materiali incollanti non esistono proprio. A questo punto…. nasce una spontanea una domanda … ” I soldi, stanziati per la costruzione … sono stati tutti utilizati nella costruzione … oppure … in parte, hanno cambiato itinerario verso altre destinazioni ?…..

  3. Non sono soltanto i nodi che ora vengono al pettine, ma anche i problemi irrisolti o risolti male in una Italia delle deregolazioni elevate a norma e proprio in quei complessi ambiti del Diritto edilizio privato e del Diritto edilizio pubblico, categoria, quest’ ultima, facente parte del Diritto amministrativo speciale, in un contesto che io vedo alla luce della mia esperienza professionale pluridecennale di architetto nella Repubblica Fed. le di Germania, lasciando al lettore il confronto con il fumoso convoluto giuridico del nostro Paese da taluni definita “normativa” e percepita come un mantra o un testo biblico. In un paese normale, dotato di funzionanti istituzioni – e di queste dovrebbero far parte i Consigli naz. li e gli
    Ordini provinciali (in Germania sono “regionali” ed ? per tale ragione che funzionano bene) di ingg., archh,, geomm., geologi, giuristi; le rappresentanze delle Associazioni di categorie, etc., mettere in discussione tutto quanto risulta codificato dalla prassi quotidiana, rivisitandone aspetti ed ingranaggi nell’ interesse generale, dovrebbe essere un fatto di normalissima amministrazione. Purtroppo non ? cos?, donde un incomprensibile dispendio di energie e un dissipare di risorse economiche che in ragione della crisi finanziaria che ci accompagner? per decenni, potrebbero essere evitate. Partendo proprio dal completamento di un intervento della mano pubblica, la ristrutturazione della Casa comunale, ritengo sia giunto il momento d’ interrogarci circa il significato e il valore dell’ istituto tecnico-giuridico del “Collaudo”, del ruolo degli attori coinvolti nel processo costruttivo – la committenza, sia essa pubblica e/o privata, e il progettista, direttore e contabile dei lavori -, oltre ad altre figure che dal geologo allo strutturista, agli specialisti degli impianti tecnologici (riscaldamanto, ventilazione semplice e forzata, climatizzazione, sanitari, elettrici, di sicurezza, etc.), agli esecutori dei lavori, sino ai controllori del management , sono chiamati, ognuno per l’ ambito di competenza, in ultima analisi a consegnare alla committenza (riscrivo: sia pubblica che privata) un’ opera eseguita secondo le riconosciute Regole dell’ arte e della tecnica ed esente da difetti visibili e non visibili. Intanto ? la capziosa interpretazione che in Italia viene data all’ istituto del Collaudo da mettere in discussione, in ispecie se riferito alla rispondenza delle strutture portanti di un edificio alle condizioni di carico statico e dinamico, da una parte, ed alle circostanze e tempo nei quali il Collaudo viene eseguito, dall’ altra. Collaudare strutture portanti (quali ? di grazia) di un edificio ad esecuzione avvenuta, senza aver proceduto al controllo di qualit? dei materiali e degli elementi costitutivi, ? semplicemente “ridicolo”, quanto irresponsabile. In Germania le strutture portanti non vengono sottoposte ad alcun collaudo in corso d’ opera o finale. Il committente, agli elaborati del “progetto definitivo” necessario ai fini del rilascio del permesso a costruire, allega i calcori statici e i disegni redatti da un ingegnere all’ uopo abilitato. L’ UTC (Ufficio tecnico comunale), o provvede pel tramite di un apposito Ufficio comunale alla verifica del calcolo strutturale o consegna questo ad un verificatore – un ingegnere libero-professionista all’ uopo abilitato e riconosciuto – il quale, adempiute le necessarie verifiche di calcolo e la sua rispondenza alle norme di legge – restituisce copie degli elaborati verificati con le corrispondenti “esservazioni” rispettivamente all’ UTC ed al committente. Sia ben chiaro che i costi della verifica ricadono per intero sulla committenza. Pertanto, alcun collaudo statico per mano di terzi, bens? un normalissimo rapporto amministrativo e fiduciario quale ci si attende da una sana Pubblica Amm. ne non invasa dalla malapolitica come nel caso italiano. Il sedicente “Collaudo teccnico amministrativo” , cio? quella ridicola, pacchiana e mortificante prestazione professionale comprendente esami, veriche e prove (di cosa ?), la verifica contabile della misura delle opere e dei relativi prezzi applicati, l’ esame e il parere sulle eventuali riserve presentate dall’ appaltatore, l’ emissione del Certificato di Collaudo, col quale vengono svincolate le ritenute contrattuali a garanzia dell’ Ente appaltante, etc. sono soltanto palliativi privi di senso e ragione, funzionali soltanto a perpetuare un malcostume clientelare e politico per mano proprio di quella malapolitica che, cos?, tiene “incaprettata” la societ?, grazie ad una servile burocrazia sottratta al controllo dello Stato grazie all’ assenza di istanze di controlli intermedi. Nella breve sintesi esposta ? facile constatare l’ assenza della figura-chiave nel complesso processo costruttivo che ? l’ architetto-progettista, direttore e contabile dei lavori (o un architetto-direttore e contabile dei lavori, nel caso di sdoppiamento d’ incarico) il quale nella prassi quotidiana della sana Germania ? responsabile, si, dei collaudi in corso d’ opera e finale di tutte le categorie dei lavori (tranne quelle relative agli impianti tecnologici), compresa l’ assistenza alla committenza per la durata degli anni di garanzia (nella regola non inferiore a 2 anni dalla data del collaudo finale) di buona esecuzione, con l’ obbligo dell’ eliminazione dei difetti di esecuzione che dovessero emergere nel corso dei 2 anni (di garanzia), ed oltre per difetti di una certa gravit?. Troppo facile ? il discorso in Italia sia per l’ impresa esecutrice di ogni categoria di lavori che per il progettista, direttore e contabile dei lavori. Una facilit? che esclude il culto della responsabilit? ed il rispetto pi? assoluto dei diritti della committenza, sia essa pubblica che privata. Una prassi che deve cambiare per la quale dovranno essere i parassitari Ordini professionali a fare finalmente la loro parte. Chiss?, incominciando proprio da Castelbuono.

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