L’asino di Minerva. Introduzione

Ci mancava la filosofia!
Nel senso che – tra le tante materie cui ci siamo dedicati in questi sei anni – la disciplina principe della riflessione sul mondo, sull’uomo, sull’essere, mancava all’appello. E, siccome non ci facciamo mancare niente, e soprattutto siccome il filosofo Vincenzo Castagna ha pensato, “localizzato” e messo su alcune uscite di indubbia intelligenza e ironia, siamo pronti a rimediare. Lo accogliamo con grande piacere tra gli autori del blog e lo ringraziamo per condividere con noi il suo amore per la sapienza.
La Redazione

Puntata I. Introduzione
Ricordo perfettamente quando la benemerita Prof.ssa Randone da Cefalù spiegò Hegel. Ci trovavamo al nuovo liceo, quello che già si chiamava Luigi Failla Tedaldi (Per me resterà sempre l??Enrico Medi?). Nel mezzo della lezione se ne uscì con questa strana espressione che mi risvegliò dallo stato di semi-torpore tipico delle lezioni di filosofia: ?La Nottola di Minerva?. Sfido chiunque a sapere cosa sia una nottola: dal nome pare più un mustelide, un parente della donnola, della faina. Invece no, la nottola è la civetta che accompagnava sempre Minerva, dea della saggezza e dei fiammiferi. In sostanza (o ?di fondo?, per dirla a là Randone) la Filosofia è paragonata a questa civetta che si alza in volo al tramonto, intendendo dire che la Filosofia arriva sempre in ritardo, quando tutte le cose sono avvenute, quando il paese è già andato a dormire. Quando invece il paese si sveglia, di prima mattina, ecco comparire lui: l?Asino di Minerva.

La filosofia è una disciplina che soffre contemporaneamente di due complessi: un complesso di inferiorità e uno di superiorità. Provate a dire a qualcuno che siete laureati in filosofia e le espressioni che vi rivolgeranno cadranno in una di queste due categorie:

 

  1. ?Poveraccio! Ma i tuoi genitori non ti hanno dissuaso quando hai preso questa sconsiderata decisione? Ma oltre all?insegnamento quali sbocchi lavorativi ti dà Filosofia??
  2. ?Oddio, facevo Filosofia al liceo, non ci capivo nulla. Ricordo solo espressioni come ?L?essere è e il non essere non è? e ?Principio di ragion sufficiente?, ma mi sembrava che la Filosofia giocasse a non farsi capire.?

 

Potremmo definire la prima reazione quella della ?Inutilità della Filosofia?, la seconda quella della ?Difficoltà della Filosofia?. Bè, in realtà la quasi totalità delle reazioni ricadono nella prima categoria, non prendiamoci in giro; al giorno d?oggi un ragazzo assennato sceglierà professioni che gli assicurino un avvenire di benessere certo, professioni quali? boh. Ma è il secondo ordine di risposte quello che ci interessa di più: è una regola non scritta di tutti gli ordini chiusi quella di adoperare un linguaggio criptico, settario, che tenga fuori gli estranei e li mantenga in una posizione di inferiorità. Supponiamo che un paziente vada dal medico e gli dica: ?Dutturi, quannu acchianu i scali mi veni a? bbasca!?; il medico tradurrà in medichese: ?Lei soffre di astenia da sforzo associata a tachicardia?, che non aggiunge proprio nulla a quello che ha detto il paziente, ma suona molto più professionale. Una sindrome simile (non la astenia da sforzo, bensì il ?professionalese?) affligge la Filosofia. Proviamo a leggere un passo di Ernst Bloch:

 

[?] Il suo settore di orizzonte, carico di quella latenza potenziale in cui si trova ancora, da ultimo, il finalistico-sostanziale fondamento originario e finale della tendenza, su su verso il manifestarsi della latenza, sia lungo il cammino che in assoluto. Soprattutto nel processo volto in tale direzione e nel suo compimento ancor sempre provvisorio, nel suo non-ancora dell?essenzialità sostanziale, va fermentando e attraendo il novum. (Ernst Bloch, Experimentum Mundi, Editrice Queriniana, Brescia 1980; p.160)

 

Ecco, non so voi, ma la prima volta che mi trovai di fronte a questo libro, trecento pagine scritte così, ebbi un po? di paura. Cosa voleva dire il vecchio Bloch con queste parole astruse? Cosa intendono Hegel o Kant con tutte quelle frasi oscure? La reazione più semplice è il rifiuto; ?Ma che me ne frega della causazione causale, vado sopra il ponte che c?è la partita della Juve e a proposito gobbi ci sarete voi!?. La Filosofia, proprio come la medicina, non è una disciplina semplice, che si lasci penetrare con molta facilità. Ma niente di importante viene raggiunto senza sforzo, e al proposito Platone disse:

Per chi intraprende cose belle è bello soffrire, qualsiasi cosa gli tocchi. (Fedro 274, A-B)

Questo non significa però che  ci si debba fustigare nel tragitto! Credo che la scintilla che mi ha fatto avvicinare alla Filosofia sia venuta da chi cercava di alleggerire, invece che appesantire, lo sforzo necessario per entrare in questo mondo: in particolare penso a Luciano De Crescenzo (Di cui conviene leggere praticamente tutto, ma in particolare ?Storia della Filosofia Occidentale ? i Presocratici, o Socrate), a Umberto Eco (il Diario minimo, il Secondo diario minimo), a Bertrand Russell (Storia della filosofia occidentale), a Jostein Gaarder (Il Mondo di Sofia). Tutti questi autori cercano di trattare tematiche filosofiche senza però risultare pedanti, o pesanti, ma al contrario cogliendo gli innumerevoli spunti ironici che  esistono nella storia della Filosofia. Proprio in questo spirito vorrei tentare di giocare un po? con la filosofia, pur senza voler emulare così illustri autori. Le regole del gioco sono:

 

  1. Le citazioni degli autori sono tratte letteralmente dalle loro opere, sono quindi assolutamente vere (nonostante l?assurdità di alcune).
  2. La maggior parte dei ragionamenti che si svolgeranno su tali citazioni sono assolutamente fantasiosi.
  3. Per evitare che qualche studente di liceo vada a riferire delle nozioni assolutamente inventate sui vari autori e prenda quindi un 2 immeritato, cercherò di dedicare almeno un paragrafo un po? più serio in cui illustrerò le nozioni fondamentali che bisogna conoscere su quell?autore per strappare un 6 striminzito alla Randone.

 

Gli autori verranno affrontati in ordine assolutamente non cronologico, tanto che una puntata riguarderà John R. Searle, filosofo contemporaneo e vivente, tanto vivente che davanti alla facoltà di Lettere e Filosofia di Palermo stavo seriamente per investirlo dopo aver assistito a una sua conferenza. Quella successiva riguarderà invece Eraclito di Efeso, filosofo greco nato nel VI secolo a.c., di cui non posso vantare la conoscenza diretta.

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