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Le 10 domande al presidente della Cna Giuseppe Capuana
a cura del giornalista-storico Giuseppe Spallino
1) La vostra è l’organizzazione dell’artigianato e della micro e piccola impresa da più tempo presente a Castelbuono. Cosa ha fatto in paese? E quanti iscritti ha?
2) Sembra che la zona artigianale, o meglio polo industriale, in contrada Piano Marchese sia a un passo dall’essere usufruita dagli artigiani castelbuonesi. Appunto: sembra. Qual è la sua opinione in merito: la politica sta prendendo in giro i cittadini o veramente “la zona artigianale non è più una chimera”?
3) In questa rubrica l’assessore all’urbanistica e ai lavori pubblici Letteria Romè ci ha confermato che è stato redatto un piano particolareggiato: risale al 1989 e nel tempo ha subito diverse varianti. Che ne pensa, lo ha mai visto?
4) Sempre in questa rubrica il sindaco Mario Cicero ha scritto che i vecchi capannoni costruiti negli anni ’80 “saranno affittati agli imprenditori che ne hanno fatto richiesta”. Secondo lei: devono essere abbattuti, recuperati a spese del Comune o recuperati a spese degli artigiani?
5) E’ stato fatto un bando di assegnazione dei lotti al quale hanno partecipato otto ditte, tra cui sette di Castelbuono e una di Geraci Siculo. Come numero non le sembra poco visto la massiccia presenza di artigiani che ci sono in paese?
6) L’opposizione consiliare ha criticato i criteri dell’assegnazione dei lotti come i “costi esosi per l’affitto” facendo un paragone con le aree artigianali di Termini Imerese e Polizzi Generosa. Qual è la sua opinione in merito?
7) Quali sono i vostri rapporti con l’Amministrazione comunale e con i concorrenti della Confartigianato? Vi siete mai incontrati per parlare dei problemi dell’artigianato castelbuonese nonché della zona industriale?
8 ) Un grande attivista della Cna è stato il compianto Santi Piro. Cosa avete in mente per tenere vivo il suo ricordo? Magari dedicargli la vostra sezione?
9) Il fine di costruire in quest’area era di togliere gli artigiani dal paese per avere più spazi nella loro attività. Lei condivide questo intento oppure avrebbe destinato quest’area per altri progetti?
10) Infine cosa si augura per il futuro della zona artigianale, degli artigiani di Castelbuono e della Cna?










piro
23 dicembre 2011 at 15:07
Attendiamo con interesse le risposte che il presidente della Cna, Signor Giuseppe Capuana, darà alle domande postegli dal giornalista Giuseppe Spallino. Sino ad oggi le risposte forniteci da alcuni demiurghi e responsabili locali sono state veramente stitiche e deludenti. Specialmente quelle uscite dalla bocca o dalla penna di alcuni responsabili istituzionali. A fronte del disastro economico che ora deve essere amministrato come emergenza per la sopravvivenza, mi chiedo (e chiedo) come possa essere possibile parlare di crescita in un Paese con economia in decrescita e in mancanza di una cultura imprenditoriale innestata su un tessuto fatto di pianificazione territoriale (locale e regionale) e di programmazione economica regionale e nazionale. Dalla Grecia, Spagna e Portogallo è già incominciato un secondo fenomeno migratorio di disperati verso la Germania e ancora non si hanno dati sullo stesso fenomeno in Italia. Sarebbe una vergogna per il Prof. Monti che dall’ alto del suo pulpito ci fa sapere che ora – cioè dopo la (sua) manovra “lacrime e sangue” – l’ Italia potrà dire la “sua” e guardare avanti in una Europa dal futuro incerto. Non finirà che qualcuno verrà a ricodarci la storiella della cicala e della formica e a rinfacciarci il silenzio e la passiva accettazione del diktat di caste parassitarie politiche, militari, manageriali che imperterriti continueranno a dissanguare gli italiani. Il fatto che l’ Esecutivo-Monti, ispirato dal presidente della Repubblica, non abbia sentito l’ urgenza di porre in primo piano l’ industria più redditizia per l’ Italia – Cultura e Turismo – la dice tutta su una volontà che doveva essere alternativa a quella del “laissez-faire” del berlusconismo e dei suoi predecessori. Sul piano comunale il disorientamento è totale, vuoi per l’ assenza di professionalità specifiche, vuoi per l’ assenza di ben preparate strutture periferiche: ambiti operativi dove una vera riforma della P.A., conseguente all’ abrogazione dell’ attuale Provincia “politica” ed alla istituzione della Provincia “amministrativa” e dei Comprensori di più Comuni di una stessa Provincia (al posto dei consorzi di Province come predica un presidente della Regione “medico”, parassita e strapagato con 15 mila € al netto mensili per fare nulla) potrebbe mettere ordine in un sistema clientelare gestito dalla malapolitica. Al Sindaco Signor Mario Cicero nei 9 anni di festaiola amministrazione non è mai balenata l’ idea di chiedere la collaborazione della Camera di Commercio di Palermo finalizzata alla tenuta di corsi di formazione di cultura imprenditoriale, né alla Signora Letteria Romè il lume di predisporre che fosse l’ inutile apparato burocratico dell’ Ufficio Tecnico Comunale a redigere un Piano Particolareggiato, minuzioso e dettagliato, dell’ area destinata al nascente polo artigianale. Una vergogna imperdonabile che di sicuro non può legittimare qualsiasi forma di aspirazione “a fare” ed a comportarsi come se nulla fosse accaduto. Intanto che il Sindaco uscente (e, per fortuna, mai più entrante) che si affretti a redigere una “Relazione finale sullo stato di attuazione del Programma” che si era proposto di realizzare. Il resto si vedrà. E a breve scadenza.
Giuseppe Capuana
15 febbraio 2012 at 10:35
LE RISPOSTE DEL Segretario della C.N.A. Giuseppe CAPUANA
Caro Giuseppe,rispondo volentieri alle domande che mi vengono poste in ordine alla presenza della C.N.A. a Castelbuono. Intervengo nella qualità di Segretario della C.N.A. di Castelbuono, dal momento che la carica di Presidente, per statuto, spetta ad un imprenditore regolarmente iscritto all’Albo delle imprese artigiane. In questo momento il Presidente in carica è Agostino Vignieri, a seguito della morte del compianto Santi Piro, di cui diremo appresso.
1) La C.N.A. è presente a Castelbuono dal dicembre 1981, di fatto ci stiamo preparando a festeggiare il trentennale della nostra presenza nel territorio. Da quella data si comincia a porre in maniera seria ed organica il problema dell’insediamento delle botteghe artigiane in un’area più confacente alle problematiche dei primi anni ’80 delle P.M.I. Ci rendiamo conto che la “vecchia bottega artigiana” non può più sopravvivere negli angusti spazi del centro storico, ma ha bisogno di aree sul modello Emilia Romagna, Toscana, Umbria, ecc. Ci si comincia a confrontare con le Amministrazioni del tempo, con i Sindaci del tempo. Si comincia e delineare la prima bozza della futura Area artigianale verso la metà degli anni ’80, attraverso i primi studi di fattibilità condotti dalla S.I.R.A.P. di concerto con le imprese artigiane locali. Partono i lavori di realizzazione dell’Area artigianale di Piano Marchese verso i primi anni ’90, cominciano a prendere forma i primi capannoni… ci si ferma per le infiltrazioni mafiose nel sistema degli appalti. Quel blocco peserà come un macigno per altri lunghi 20 anni sul futuro della nostra economia e delle nostre imprese. Sarà opportuno ritornare su quegli anni per un maggiore approfondimento.In atto la C.N.A. di Castelbuono associa circa 230 imprese artigiane e commerciali.
2) Dopo le alterne vicende che hanno caratterizzato il decollo dell’Area artigianale a partire dagli anni ’80, siamo giunti in maniera stanca e confusa, nel peggior periodo di crisi economica dopo il 1929, alla concretizzazione ed alle assegnazioni delle aree a favore di alcune imprese artigiane e commerciali che da anni speravano di insediarsi in maniera organica in quel sito. Sono stati notificati nelle ultime settimane e negli ultimi giorni da parte dell’Amministrazione comunale i provvedimenti per cominciare le procedure di insediamento. Vale la pena elencare le imprese che in questo momento sono beneficiarie di tali provvedimenti: Madonie formaggi di Arata Salvatore (Geraci Siculo), Carrozzeria Prestianni Santo, Capuana Marmi, Panificio Tumminello SNC, Cementeria e manufatti Prisinzano Domenico, Abitare srl, Falegnameria Zito Antonino, F.lli Zito srl, Autofficina Colantoni Giuseppe, F.lli Fiasconaro srl, Autotrasporti Di Napoli Domenico, Falegnameria CLS, Ecoedil srl, Fabbro Antista Pietro, Autofficina Cicero Mario, Autofficina Vignieri Agostino, Oleificio Lupo Anna, Particolari srl, Franco Eugenio.
3) I problemi che attengono ad un qualsiasi Piano Particolareggiato sono sempre complessi e non sempre è agevole dare un giudizio di massima in poche battute. Posso dire che come tutte le problematiche che toccano i nervi scoperti delle scelte urbanistiche e territoriale i giudizi sono sempre difficili da inquadrare in considerazione del fatto che i tempi burocratici si allungano all’inverosimile con buona pace delle attese delle imprese che hanno bisogno di tempi certi. In particolare, per tornare al Piano Particolareggiato dell’Area artigianale di Contrada Piano Marchese, il mio parere è del tutto negativo. Rispetto alle attese di “sognare” per quell’area un assetto urbanistico allineato al Paesaggio visto in prospettiva che guardi alla visione del Castello e al campanile della Matrice Vecchia, di fatto, guardando, oggi, le carte dei redattori del P.R.G. non c’è nessuna traccia né dei ruderi dei capannoni industriali né di alcuna previsione di lottizzazione. Si ha l’impressione che le varianti al P.R.G. siano stati elaborati “in home”, salvo qualche “fugace” discesa in campo, oggi qui domani là.
4) La storia dei capannoni di Contrada Piano Marchese è stata assai travagliata e si inquadra in un contesto storico che parte dagli anni ’80 e, come un fantasma, condiziona il dibattito politico ed economico degli ultimi trent’anni. Dal mio punto di vista questi ruderi, ancor prima di nascere erano già datati ed obsoleti, non fosse altro per il principio ispiratore che era sbagliato e fuori dalle logiche di un qualsiasi manufatto industriale realizzato in altezza piuttosto che in un contesto orizzontale con ampi spazi esterni. Alla luce delle assegnazioni alle imprese artigiane che si stanno perfezionando nelle ultime ore, la situazione è la seguente:i capannoni allo stato delle cose, essendo di ex proprietà della Regione, passati in una seconda fase nella proprietà del Comune di Castelbuono, non possono essere alienati. Possono essere solamente dati in locazione trentennale, l’impresa si fa carico dei lavori di completamento, inoltre paga un canone annuo dell’importo di € 1.800,00 annue circa. In qualsiasi momento il conduttore che cessa l’attività può restituire il manufatto al Comune di Castelbuono, che si impegna a corrispondere un importo pari ai miglioramenti apportati al manufatto ed aumentato degli interessi legali per il tempo intercorso tra i miglioramenti effettuati e la consegna del capannone funzionale alle esigenze produttive. Alla fine si è optato per l’utilizzo dei capannoni per consentire alle imprese locali di insediarsi;vendita di alcuni lotti di terreno. E’ la formula più richiesta in quanto permette al piccolo imprenditore di diventare anche proprietario del manufatto che andrà a realizzare. E’ il vecchio sogno di gestire in un’area attrezzata il proprio laboratorio artigianale;locazione della superficie del lotto di terreno dove andare ad ubicare a proprie spese il laboratorio artigianale.
5) Alla fine del percorso durato oltre trent’anni, rispetto alle numerose richieste che si erano manifestate tra gli anni ’80 e ’90 per l’acquisizione delle aree e capannoni industriali, solamente una ventina d’imprese hanno sciolto il nodo. I motivi sono tanti. In primo luogo coloro che erano stati in prima fila nelle lotte per il decollo di quelle aree artigianali sono arrivati al pensionamento nel momento di maggiore stasi, vale a dire tra la metà degli anni ’90 e i primi anni del terzo millennio. La scomparsa negli ultimi otto anni del parco macchine degli autotreni che un tempo diedero vita a Castelbuono a due Consorzi di autotrasportatori. La quasi scomparsa degli artigiani del legno. La crisi economica degli ultimi anni ha fatto il resto. Ancora, la mancata programmazione da parte della Regione Sicilia a partire dal 2002 in ordine all’apprendistato, alla formazione professionale all’interno delle botteghe artigiane, agli incentivi relativi al fondo perduto del 30-40% che avevano caratterizzato la legge regionale sull’artigianato 3/86 ed altro ancora, di fatto hanno confinato ai margini del processo produttivo ed economico l’artigianato in tutte le sue forme.
6) Riguardo ai costi che l’impresa dovrà sostenere per l’affitto, non mi pare che siano più alti rispetto alle altre zone. Si faceva riferimento alle aree artigianali di Termini Imerese e di Polizzi Generosa. Piuttosto l’accento lo porrei con forza sull’entità del prezzo di vendita/mq, di circa € 35,00. Il prezzo oggetto della vendita si doveva attestare non oltre € 20,00 per mq. Il plus di € 15,00 va a sostenere il Fondo di solidarietà comunale per non sforare il “ Patto di Stabilità”. Su questo punto la C.N.A. ha cercato di mediare, sulla scorta dell’esperienza dal Comune di Partitico. I soci del Consorzio CO.SPAR. di Partinico hanno acquisito quelle aree ad un costo medio di € 15,00 per mq, divenendone di fatto unici proprietari, ricorrendo, nel corso del 2010, ai benefici del BANDO POR 2007/2013, che prevedeva un fondo perduto del 50% sia per l’acquisto delle aree sia per il completamento delle stesse.
7) Dai primi anni ’80 e via via nel corso degli ultimi trent’anni, dal Sen. Carollo, a Ciccio Cipolla, Mario Lupo, Ciccio Romeo, Vincenzo Raimondo, Angelo Ciolino, Peppinello Mazzola, fino all’attuale Sindaco Mario Cicero, i rapporti con le Amministrazioni che si sono succedute sono state improntate in un’unica direzione: il completamento delle aree artigianali. Dall’occupazione di metà anni ’90, Sindaco Angelo Ciolino, dell’Area artigianale, con il Comune di Castelbuono che trasferisce alcuni uffici comunali in una tenda di Cda Piano Marchese ed il titolo dell’edizione serale del TG3 Regionale su quell’occupazione, ai frequenti incontri con il Prefetto di Palermo.Le imprese dell’artigianato e del commercio hanno dato vita in Italia, ad un soggetto unico di rappresentanza, IMPRESA ITALIA, che associa la Confartigianato, la Casartigiani, la CLAAI, la C.N.A., la Confcommercio e la Confesercenti. Quindi al soggetto forte che è la Confindustria si contrappone da circa due anni, un altro soggetto IMPRESA ITALIA, che fa da contraltare allo strapotere mediatico del primo. Ciò significa che i rapporti all’interno delle due Associazioni di categoria a Castelbuono, Confartigianato e C.N.A., si basano sul reciproco rispetto delle proprie posizioni oltre che sul piano personale. In tante occasioni,ci si ritrova a confrontarci sui tavoli istituzionali a livello locale, sulle problematiche che riguardano il mondo della micro impresa, con una visione d’insieme molto unitaria.
9) Trasferire talune attività nell’Area artigianale non significa tagliare il cordone ombelicale delle nostre imprese con il tessuto urbanistico e vitale del paese. La nostra proposta si articolerà in direzione de: “il laboratorio in periferia, l’esposizione in centro”.
8 e 10) Su tali aspetti ed altri ancora, ci ripromettiamo di darne ampio risalto in occasione del trentennale della presenza della C.N.A. a Castelbuono. La storia microeconomica di una realtà raccontata attraverso le testimonianze di tanti artigiani, uomini e donne, che ci hanno supportato e continuano a farlo. La storia fatta anche di tante fotografie che ci raccontano come eravamo… e di come siamo cambiati. La testimonianza della C.N.A. a Castelbuono raccontata dai vari Presidenti che si sono spesi per rappresentare le istanze di una categoria attaccata al proprio territorio. Sarà l’occasione per il doveroso omaggio al compianto Santi Piro.
La scommessa che ci apprestiamo a vivere nel corso del 2012, con la fine del ciclo politico del Sindaco Mario Cicero, ci pone in una fase del tutto nuova. Da un lato si è esaurita quella spinta giovanile che aveva visto attorno al 1986 la realizzazione della prima mostra dell’Artigianato nei locali dell’ex ristorante “Aurora” tra Castelbuono e Isnello, nata da un’intuizione di Mario Cicero in sinergia con la nascente C.N.A. di Castelbuono. Tutto ciò ci riporta alla prima parte dell’articolo, ai rapporti che si sono via via instaurati tra le varie componenti della società civile ed il mondo dell’artigianato e dell’impenditoria castelbuonese. Sembra ieri ma sono passati appena trent’anni. Il resto che ci apprestiamo a vivere è già domani.