“Le dimissioni del coordinamento del circolo locale del PD: ecco le ragioni”

[RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO] Domenica 8 dicembre, come in tutta Italia, anche a Castelbuono si sono svolte le primarie per l’elezione del segretario nazionale del Partito Democratico. Potevano partecipare al voto per l’elezione del Segretario e dell’Assemblea Nazionale, tutte le elettrici e gli elettori che “dichiarino di riconoscersi nella proposta politica del Partito, di sostenerlo alle elezioni, e accettino di essere registrate nell’Albo pubblico delle elettrici e degli elettori” (articolo 10, comma 1, del regolamento congressuale). “Sono escluse dalla registrazione nell’Anagrafe degli iscritti e nell’Albo degli elettori del PD le persone appartenenti ad altri movimenti politici o iscritte ad altri partiti politici o aderenti, all’interno di Assemblee elettive, a gruppi consiliari diversi da quello del Partito Democratico. Gli iscritti che, al termine delle procedure per la selezione delle candidature, si sono candidati in liste alternative al PD, o comunque non autorizzate dal PD, sono esclusi e non più registrabili, per l’anno in corso e per quello successivo, nell’Anagrafe degli iscritti (articolo 2, comma 9, dello Statuto).

In virtù delle predette disposizioni, supportate, peraltro, da apposita direttiva chiarificatrice delle predette norme adottata dalla Commissione Regionale del Congresso, che aveva specificato che per persone appartenenti ad altri movimenti si intendono “coloro che rivestono un ruolo pubblico ai vari livelli … e coloro che sono stati candidati in liste di altri partiti o liste non concordate con il PD”, ad alcune persone non è stato consentito di partecipare al voto.

Nelle ore pomeridiane, si susseguono e si incrociano una serie di telefonate di “notabili” del partito (non castelbuonesi) dirette a componenti del coordinamento del Circolo, finalizzate a consentire a dette persone di votare alle primarie. A questi interlocutori è stato opposto un netto e reiterato rifiuto.

Fino a quando è avvenuto l’inimmaginabile: il presidente del seggio elettorale è stato, di fatto, costretto dalla segretaria provinciale a far votare gli “indesiderati”, peraltro sconfessando la Commissione Regionale sul Congresso, che aveva elencato i casi di esclusioni, che nel nostro caso, in particolare, riguardavano Pietro Ferrauto, candidato in consiglio comunale, Nino Brancaco già assessore, appena dimessosi per motivi personali, ma in perfetta continuità con il passato recente, e Carmelo Mazzola appena nominato assessore in sostituzione di Brancato, tutti nell’ambito della lista Castelbuono in Movimento che sostiene il Sindaco Tumminello.

A quel punto, alcuni componenti del coordinamento del Circolo che ancora non avevano votato, preso atto dell’imposizione della segreteria provinciale e del voto espresso da Ferrauto e Brancato, hanno deciso di non partecipare al voto.

Perciò, si sono messi in fila assieme agli altri elettori e quando gli è stata consegnata la scheda per esprimere il voto, uno ad uno, si sono rifiutati di farlo riconsegnando la scheda al presidente del seggio e dichiarando di non voler votare dal momento che è stato imposto di votare a persone che palesemente non ne avevano il diritto. Sono state cinque le schede rifiutate da parte di iscritti al partito (Giuseppe Fiasconaro, Lia Romè, Francesco Prisinzano, Giusy Cicero ed il fratello Mario Cicero), di cui quattro componenti del coordinamento .

Chiuse le operazioni di voto, prima che si procedesse allo spoglio, il capogruppo consiliare Fiasconaro ha chiesto la parola ed ha letto il seguente documento:

Nel giorno della celebrazione delle primarie del PD per l’elezione del segretario nazionale, si è registrato l’ennesimo schiaffo alla coerenza politica. Presso il seggio di Castelbuono si è assistito alla palese violazione delle etica politica, in primis, e delle regole statutarie in secondo luogo. Avendo la segreteria provinciale obbligato il presidente di seggio, a consentire di votare persone che, palesemente e in violazione dello statuto, non avevano diritto. Tale atto ha di fatto delegittimato il coordinamento del circolo di Castelbuono i cui componenti pertanto rassegnano le dimissioni e consegnano la tessera del partito seduta stante.

Ciò si ritiene necessario per rispetto della dignità personale, degli elettori e della storia del circolo di Castelbuono.”

Il documento è stato allegato al verbale delle operazioni di voto, unitamente alle tessere del partito riconsegnate ed inoltrate alla segreteria provinciale. Tra i presenti hanno sottoscritto le dimissioni: il segretario Michele Di Donato, il capogruppo consiliare Giuseppe Fiasconaro, il consigliere comunale Vincenzo Marguglio, i componenti del coordinamento Peppe Norata, Lia Romè, Giusy Cicero,  Vincenzo Vignieri, Francesco Prisinzano, Marianna Mercani, Andrea Prestianni. Inoltre, hanno sottoscritto il documento alcuni iscritti presenti: Nicola D’Ippolito, Liborio Cucco, Mario Cicero e Silvio Bonomo. A questi si è aggiunta Concetta Fiasconaro, che ha consegnato la lettera di dimissioni dal coordinamento, unitamente alla tessera del partito nelle mani del segretario Di Donato. Al quale, successivamente, sono pervenute le tessere di altri iscritti al partito, che anch’esse saranno inviate alla segreteria provinciale.

Fin qui quello che è successo domenica sera.

Questo coordinamento ha scelto di non trattare queste questioni in termini regolamentari ma ha posto in tutte le sedi un tema politico, quello di una deriva dannosa e pericolosa del partito, nella speranza che si potesse aprire un confronto a partire da questo. Il fatto che alcuni ex iscritti al PD castelbuonese, all’indomani della sconfitta alle  primarie per la candidatura a sindaco del 2012, siano passati armi e bagagli in una lista civica di centro-destra, non è forse un problema politico? Il fatto che “qualcuno” della segreteria provinciale li abbia tesserati nonostante il parere negatico del circolo castelbuonese, non è forse un problema politico?

Invece da circa due anni la dirigenza provinciale del partito sta cercando in tutti i modi, con argomentazioni risibili ammantate da giustificazioni “politiche”, di mantenere lo status quo. E nella giornata di domenica, alla fine, è emersa in maniera drammatica una situazione che è l’evidente frutto del metodo distorto e malato che ha contraddistinto la gestione del PD in Sicilia. A Castelbuono, circolo storico del centrosinistra, da domenica sera i cittadini hanno avuto la rappresentazione plastica che non c’è più nessuna differenza tra destra, sinistra e centro. Esiste, ormai, solo una melassa indigeribile fatta di ambizioni personali, micro potere, favori ed inciuci. Praticamente una rappresentazione teatrale di una famosa opera dell’artista Piero Manzoni.

Per la storia politica di cui siamo portatori e per le battaglie nelle quali ci siamo impegnati in prima persona, non possiamo accettare di continuare a stare in un partito che trasmette all’esterno, su fatti così gravi, un atteggiamento omertoso e ponziopilatesco del tutto in contraddizione con i valori della democrazia e della trasparenza.

Non possiamo neanche accettare che le denunce di militanti e dirigenti del PD castelbuonese vengano squalificate alla stregua di pretestuosi attacchi al partito: normalmente chi denuncia fatti specifici, fa il bene del partito mentre chi li nega a priori o li minimizza reca danno al partito.

Abbiamo sempre ritenuto il PD un partito che su questi temi è contraddistinto da una profonda diversità rispetto ad altre forze politiche con cui combattiamo una dura battaglia. Vorremmo che questa diversità non si limitasse alle parole e alle dichiarazioni, ma si traducesse nei fatti; soprattutto quando si fa del “nuovismo” e della “rottamazione” una bandiera. Se così non dovesse essere, allora vorrebbe dire che non ci sono ragioni per poter proseguire in questa esperienza politica.

Un partito che non vede, non sente e non parla non è certo quello per cui tanti di noi hanno lavorato.

Al Segretario provinciale, in particolare, ma a tutti i cittadini di buonsenso chiediamo se è accettabile che in un partito serio, quale è il Partito Democratico, che è espressione di valori e principi noti, alla luce delle contraddizioni già enunciate sopra, sia consentito di rappresentare non una un’univoca linea politica che veda il Partito da una parte (sia essa di maggioranza o di opposizione), ma, al contrario, possa essere contemporaneamente maggioranza e opposizione.

Tutto ciò, negli elettori crea confusione e favorisce la disaffezione alla politica, promuovendo la concezione personalistica della stessa, che non tiene conto del rispetto di valori di correttezza e di coerenza in un quadro ben definito di linea politica, che caratterizza la storia politica di un Partito rispetto ad un altro.

Per questi motivi, abbiamo quindi preso la decisione di riconsegnare le tessere inviandole a Palermo insieme al verbale del voto delle Primarie, perchè questa era l’ultima azione di cui potevamo disporre, liberamente.

Adesso la palla passa al Segretario provinciale.

 

Per il coordinamento dimissionario del Circolo PD

Michele Di Donato

 

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