Le domande fiorenti e retoriche di un povero salmone

By on 10 giugno 2013

E’ duro procedere in direzione ostinata e contraria come suggeriva il Faber, o nuotare come il salmone controcorrente: verosimile è ritrovarsi da soli contro la massa.

Ma è per il bene della pluralità delle idee, male che vada, e talvolta per onore della verità o semplicemente del buonsenso.

Qualcuno – sottraendosi all’abbaglio delle suggestive foto a caldo e della magnificenza del momento – sa spiegarmi lucidamente a che giova l’Infiorata? Dove risiede il substrato culturale e/o tradizionale che giustifica un tale dispiego di risorse?

Qualcuno è in grado di spiegarmi perché, nonostante l’evidenza della prossimità temporale, non si valorizza invece la tradizione (quella sì nostra) de “i carti rizzi”, che precede di una sola settimana l’evento importato da Noto, così simile se vogliamo e così – perdonate la ridondanza – “nostra” ?

Ricordo perfettamente, nonostante la perfida nostalgia degli anni, il coinvolgimento di noi bambini nelle strade, il divertimento, il sacro legame con la processione. Torno a ripetere: perché non potenziare questa nostra tipicità storica, anche con l’ausilio dei “maestri infioratori” di Noto che però, a casa e al caso nostro, declinerebbero la loro arte in quadri prevalentemente di carta?

Il salmone rischia il linciaggio per una tale insudditanza alle logiche dello spettacolo imperante? Non me ne voglia, ma il dinamico Giovanni La Grua potrebbe comunque dare il suo contributo a questa mia proposta revisionista; e lo stesso la Provincia o chi ne farà le veci.

A cosa giovano gli amministratori culturali di ogni livello se non si preoccupano di incanalare le risorse nella valorizzazione degli elementi distintivi e peculiari dei territori, armonizzandone ed esaltandone i connotati peculiari? Bella, o forse terribile, domanda retorica.

Servono forse ad organizzare presunti “eventi”, termine stuprato che oramai tutto contiene e legittima, che sovente si risolvono in pacchiani banchetti del ridicolo? Servono, ad esempio, a portare cibarie (anche pregevoli, per carità) in luoghi – come il nostro castello – ben deputati ad altro? Panem et circenses.

Che triste spettacolo gli ultimi colpi di coda, e stavolta non del salmone: lo sperpero nel vacuo come lascito istituzionale a memento della nostra contemporanea mediocrità.

A proposito di Satira Danzante

Un commento

  1. Marianna Mercanti

    10 giugno 2013 at 13:29

    sarebbe una splendida idea, “nostra”.

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