Nietzsche in Viale Regione Siciliana

Nietzsche si pronuncia ?Nice? e si scrive N-i-e-t-z-s-c-h-e. Sono segreti corporativi ma qualcuno prima o poi doveva svelarlo: così come gli iscritti in Farmacia passano mesi a studiare calligrafia per poter poi decifrare i messaggi in codice dei colleghi medici, gli iscritti al conservatorio passano due anni solamente a studiare come si apre e chiude il leggìo, così gli studenti del primo anno di Filosofia impiegano l?intero primo semestre a imparare come si scrive ?Nietzsche?. Appena arrivato a Lipsia, dove seguiva certi divertentissimi corsi di filologia classica, Nietzsche si ferma ad un?edicola e trova un?edizione economica de ?Il Mondo come Volontà e Rappresentazione?, il capolavoro di Schopenhauer. Nietzsche viene folgorato da quella filosofia: laddove il mondo del diciannovesimo secolo vedeva ordine e disciplina, Schopenhauer vedeva dolore, lotta, crudeltà, e questo piaceva moltissimo a Nietzsche. Solo che il pessimismo di Schopenhauer non gli calava molto: se Schopenhauer era il bambino che al gioco del bastone restava col bastone in mano, Nietzsche era il bambino che quando Schopenhauer si avvicinava col bastone glielo sbatteva in testa e continuava a ballare con la sua bella fräulein. Dunque da una stessa visione della vita sorgono due reazioni diversissime: Schopenhauer si ritira a vita privata a coltivare il suo dolore, Nietzsche conclude che se la vita è dolore allora tanto vale andare a fare l?aperitivo alle sette,  tanto almeno Mimmo Cicero lo trovi sicuro. E dopo l?aperitivo, una birretta Nietzsche non se la prendeva? E questa la pago io, e questa la paghi tu, Nietzsche si sarebbe trovato benissimo nell?atmosfera da sabato sera castelbuonese. Non per nulla prende Dioniso come simbolo dell?accettazione totale della vita: non esiste alcun aldilà, la vita è dura e incomprensibile, e non ci resta che affrontarla con coraggio, determinazione, e una gradazione di 0,5 g/L di alcool nel sangue.

Nietzsche non le mandava a dire, e non si fermava davanti a nessuno, preti, vescovi, carabinieri. Secondo lui l?esistenza è un flusso caotico e assolutamente irrazionale,  nessuna regola, nessuna logica. In pratica l?esistenza è come un incrocio a Palermo. Gli uomini hanno cercato di dare un senso a questo caos assoluto, e hanno quindi coniato una serie di certezze, di valori, ai quali aggrapparsi come a dei punti fermi: un po? come dei semafori piazzati all?incrocio a Palermo. La vita, come l?incrocio a Palermo, è irrazionale. Ma l?irrazionalità dell?incrocio palermitano è tale solo a uno sguardo distratto: in realtà nell?attraversamento si seguono dei criteri strettissimi, l?ordine atavico delle cose, gerarchie di forza intervengono a dettare il passaggio prima della Seat smarmittata guidata dal pregiudicato, poi della signora col Suv che già ha cominciato a santiare, poi del giovanotto in moto, e infine del vecchietto col Pandino (Perché il vecchietto ha sempre il Pandino. Prima aveva sempre la 500, ma ad un certo punto il sindacato dei vecchietti ha deciso di passare al Pandino). Se non sei aggressivo resti lì, all?incrocio. Ma se arriva qualcuno che segue il codice della strada, che dà precedenza a destra, allora il botto è inevitabile. Allo stesso modo Nietzsche ci invita a tralasciare, ad abbandonare qualunque pretesa di regolamentazione, di regole, di valori: chi vi dice di dare la precedenza a destra lo fa solo perché non è mai stato in grado di attraversare l?incrocio a Palermo con le proprie forze. Per Nietzsche un tale atteggiamento è rinunciatario, vigliacco: il mischino che è rimasto all?incrocio, risentito di fronte al prepotente che attraversa prima di lui, avrebbe inventato dunque le regole, i valori, per indebolire con essi la vitalità dell?uomo forte (che sarebbe il pregiudicato di prima). Per lo stesso motivo il debole ha anche inventato un Paradiso dove va chi dà la precedenza a destra, e non ci va chi attraversa quando gli pare.

L?uomo deve per Nietzsche abbandonare tutte queste fandonie, capire che i valori sono stati dettati unicamente per privarlo della propria gioia di vivere, della propria irruenza, della propria vitalità: solo così potrà diventare un Superuomo. Di questi personaggi che non seguono le regole e si credono Superuomini sono piene le autostrade. Sono quelli col macchinone che vi arrivano dietro a tremila all?ora quando state penosamente cercando di superare un TIR: ignorando la distanza di sicurezza, cominciano a lampeggiare e vi costringono a ritornare nella corsia di destra di scatto, rischiando di sfracellarvi. A questi Superuomini dedico un Supersaluto. Ma il concetto più famoso di Nietzsche è anche il più provocatorio: ?Dio è morto?.  Nietzsche vuole dire che l?uomo ha infine perso tutte le certezze, tutti i valori, tutti i simboli e le regole che aveva usato fino a quel momento per spiegare un?esistenza altrimenti caotica, inspiegabile, folle. Invece di rattristarsi per una simile perdita, l?uomo deve invece gioire e vivere più che può, perché la vita è una e non possiamo passarla una volta mettendo e una volta togliendo il divieto di svolta a sinistra supra u ponti. Ma chi è in realtà il Superuomo? Chi sia in grado di accettare fino in fondo la vita con tutte le sue difficoltà e le sue irrazionalità, chi sappia vivere con irruenza e gioia, chiunque sappia abbandonare la morale e i valori tradizionali, insomma, chi sa attraversare un incrocio a Palermo, è un Superuomo.