Parco delle Madonie, proposta di riforma del procedimento di nomina del presidente

[madoniepress.it] Questa mattina il Consiglio del Parco delle Madonie è tornato a riunirsi, per la quarta volta, su un tema molto caro ai sindaci ed all’attuale vice presidente dell’Ente, il primo cittadino di Collesano Giovanni Meli che, al momento, data la particolare situazione di “vacatio” venutasi a creare, svolge le funzioni di presidente.

All’ordine del giorno c’era infatti la proposta di modifica dell’attuale procedimento di nomina del presidente del Parco che ad oggi, secondo quanto disposto dall’art. 9 bis della legge regionale 98 del 1981 “viene nominato con decreto del Presidente della Regione, previa delibera della Giunta regionale, su proposta dell’Assessore regionale per il territorio e l’ambiente, ed è scelto tra persone che si siano particolarmente distinte nella salvaguardia dell’ambiente e che siano in possesso di titoli culturali o professionali adeguati”.

La proposta, portata per l’ennesima volta sul tavolo di Corso Paolo Agliata, vuole modificare sostanzialmente questa norme e mettere nelle mani dei sindaci dei Comuni facenti parte del Parco, l’individuazione del suo presidente.

Tutto pacifico e tranquillo? Non esattamente. In realtà è stata una seduta quanto mai agitata con un lungo braccio di ferro fra i sindaci presenti (11 su 15; mancavano Cefalù, Scillato, Gratteri e Isnello). Due essenzialmente le scuole di pensiero: chi voleva mandare ai voti immediatamente la sola proposta di riforma del procedimento di nomina del presidente e chi invece avrebbe preferito prendere altro tempo per formulare una proposta più organica che, al di là del punto sulla presidenza, mettesse in discussione l’intermo impianto normativo e di governace degli “Enti Parco” siciliani.

Si e giunti infine ad una soluzione mediata, evitando un nuovo rinvio (bocciato seccamente da Meli) ed inserendo una integrazione all’unico punto all’ordine del giorno in accoglimento della proposta formulata, ad inizio seduta, dal sindaco di Castellana Sicula Pino Di Martino.

In definitiva, la determinazione votata oggi all’unanimità dal Consiglio del Parco delle Madonie, che verrà inviata all’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente, alla Presidenza della Regione, Alle commissioni regionali ed agli altri organi competenti contiene, oltre alla proposta di “autodeterminazione” del presidente del Parco da parte dei rappresentanti del territorio (i sindaci appunto) anche altri aggiornamenti normativi volti, ad esempio, ad introdurre l’obbligo del rispetto del protocollo di Kyoto. Si propone inoltre la riforma del Comitato Esecutivo, non più composto da sindaci ma da tecnici esperti (sulla falsa riga delle qualità richieste per la carica di presidente dalla L. 81/98); l’introduzione effettiva della “Comunità del Parco” quale organo propositivo e di controllo per il territorio; l’introduzione di specifiche diposizioni normative volte ad agevolare le comunità montane, al fine di contrastare il fenomeno dello spopolamento ed infine una riforma normativa sul piano della vigilanza, mettendo da parte la figura dei guardia parchi per utilizzare  dotazioni e personale del Corpo Forestale.

Questo quindi il documento votato dai sindaci che presto sarà sui tavoli palermitani deputati a decidere delle sorti del nostro territorio. Ma, realisticamente, non c’è da aspettarsi molto da parte di chi ha sostanzialmente abbandonato a se stesso il sistema dei Parchi e delle Riserve siciliane, lasciandoli nella impossibilità di gestire urgenze ed emergenze. Come nel caso del Parco delle Madonie, ridotto ad uno zombie dalla politica regionale, senza vertici e senza bilancio.

 

Michele Ferraro

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