Salinas, alla scoperta della jungla (parte 1)

By on 20 novembre 2016

A distanza di un anno dall’ultima uscita ritorna la rubrica OltreFiumara in occasione del decennale di Castelbuono.org, torna con un’edizione speciale, chiamata Molto Oltre Fiumara.

Il nome è dovuto al fatto che io, Aneurisma (alias Alessandro Piro), racconterò fatti e curiosità dal Sud America, dove viaggerò per un anno.

Ogni articolo sarà accostato ad un album musicale. Non ci sono relazioni tematiche con quanto raccontato, ma solo affinità emotive e magari sarà tutto molto soggettivo, ma cosa importa… vi assicuro che si tratta in ogni caso di buona musica.

 

Facendo i migliori auguri a Castelbuono.org per i suoi primi 10 anni (di cui 5 convissuti con Oltre Fiumara), inauguro l’edizione speciale di questa rubrica raccontando un’esperienza vissuta in uno dei posti più sperduti che abbia mai visto: il sub tropico della provincia di Bolivar nella sierra Ecuadoriana.

Mi trovo a viaggiare per il Sud America con Alice, la mia ragazza. La prima tappa è l’Ecuador. Dopo qualche giorno di viaggio per le città principali, decidiamo di scalare il Chimborazo, il più grande vulcano del mondo (6310 metri), nonché il punto più lontano dal centro della terra. In realtà a conti fatti scaliamo solo 4800 metri e poi stanchezza, freddo e nebbia ci fanno optare per la ritirata. Saliamo su un pick-up in autostop e scendiamo a valle. A quel punto dobbiamo trovare una meta per la notte, Lonely Planet alla mano leggiamo di Salinas, un piccolo paesino famoso per la presenza di diverse realtà produttive, soprattutto alimentari, dove dicono si produca il miglior formaggio dell’Ecuador.

Ci fidiamo e ci ritroviamo in un borgo di 3500 metri piuttosto desolato. La sera facciamo due passi per andare a cena e ci rendiamo conto che ci sono diversi italiani. Da lì a poco scopriamo che Salinas era stato il luogo prescelto da un gruppo di missionari salesiani che nel 1970 vennero qui, scegliendola perché era il posto più povero del Paese. A distanza di 46 anni, soprattutto per il fervore e il sacrificio di Padre Antonio Polo, è diventato un centro industriale importante, dove la povertà e la disoccupazione sono un ricordo lontano. All’inizio i missionari rischiarono parecchio, inimicandosi i grandi proprietari terrieri, perché convincevano i contadini a mettersi in proprio, grazie a micro crediti che gli avrebbero concesso, svincolandoli così da una situazione di vera e propria schiavitù.

Le attività create negli anni sono gestite da cooperative che reinvestono gli utili per opere di utilità sociale e a beneficio della comunità, rendendo Salinas il paese delle meraviglie che abbiamo conosciuto. Oggi si producono formaggi, insaccati, cioccolata, funghi secchi, oli essenziali, estratti dalla soia, lana, alpaca, abbigliamento tradizionale, palloni da calcio e compost. Inoltre, la comunità accoglie ragazzi di tutto il mondo in attività sociali e di volontariato, tra loro conosciamo Giulio con cui facciamo amicizia e ci racconta il suo progetto di un percorso eco turistico per le frazioni sperdute di Salinas. Sono circa 30 piccolissime comunità, collegate solo con strade sterrate e con altitudini che passano dai 4000 metri agli 800. Il progetto consiste in percorsi turistici personalizzabili con attività che coinvolgano tutte le comunità.

Dopo poche ore abbiamo già deciso di passare 3 giorni con Giulio, in giro per le frazioni di Salinas, a noi si aggiunge anche Max, giovane fotografo tedesco e Gazpacho, il cane di Giulio. Si tratta di un vero e proprio viaggio nello spazio tempo. Le comunità più basse hanno un clima definito sub tropicale, la vegetazione è quella tipica della jungla e ce ne accorgiamo subito quando, partendo alle sei del mattino, iniziamo la discesa a bordo di una “ranchera”, una sorta di mini bus adatto ai sentieri impervi, dove viaggiamo seduti sul tetto. I paesaggi sono fantastici con colline di boschi di alberi altissimi e le nuvole che formano uno strato di bianco da cui, di tanto in tanto, fuoriescono le cime dei monti, appaiono esattamente come un mare con le isole.

Quando la ranchera si ferma, scendiamo ancora di qualche chilometro e, alternando un autostop con un furgoncino dove ci aggrappiamo al cassone a lunghe camminate per sentieri, arriviamo alla nostra prima meta: Chazojuan. Qui ci sistemiamo in una casetta di canne di bambù, giusto il tempo di posare gli zaini e andiamo a pranzare da tale “Pagliuca”, l’unica osteria del borgo. Ci aspettiamo di essere accolti da un uomo che somigli al portierone ex Bologna, Inter e nazionale, in realtà si tratta di un omone grassoccio con i rasta, Pagliuca è il suo soprannome per altre ragioni e in realtà si scrive “Palluca”. Il pranzo delizioso viene accompagnato dai suoi racconti di leggende un po’ esoteriche un po’ assurde, tra cui quella di un vecchio compaesano che aveva l’abitudine di sparare alle guardie mandate dal Governo a riscuotere le tasse e anche ai lavoratori che da fuori andavano a prestare servizio presso la sua azienda di produzione di panela e a cui sparava subito dopo avergli consegnato la paga, riscuotendo il denaro.

[trovate la seconda parte qui]

Consiglio musicale:

A proposito di Alessandro Piro

Trentunenne laureato in Ingegneria Gestionale, musicista amatoriale, è un abituale frequentatore del blog con lo pseudonimo Aneurisma e cura la rubrica settimanale OltreFiumara con cui ha la pretesa di "castelbuonesizzare" tutto ciò che avviene oltre le cinta murarie.

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