Salinas, alla scoperta della jungla (parte 2)

By on 1 dicembre 2016

A distanza di un anno dall’ultima uscita ritorna la rubrica OltreFiumara in occasione del decennale di Castelbuono.org, torna con un edizione speciale, chiamata Molto Oltre Fiumara.

Il nome è dovuto al fatto che io, Aneurisma (alias Alessandro Piro), racconterò fatti e curiosità dal Sud America, dove viaggerò per un anno.

Ogni articolo sarà accostato ad un album musicale. Non ci sono relazioni tematiche con quanto raccontato, ma solo affinità emotive e magari sarà tutto molto soggettivo, ma cosa importa… vi assicuro che si tratta in ogni caso di buona musica.

 

[continua dalla prima, che trovate qui]

Nel pomeriggio, prendiamo un’altra ranchera per Muldiahuan, lì ci aspetta un tizio incontrato lungo il cammino al mattino che vuole fare accoppiare Gazpacho con la sua cagna. All’arrivo al paesino ci accolgono gridando “vaffanculo!” dalla piazza principale, è un simpatico cittadino che saluta in questo modo ogni italiano che passa per lì, probabilmente ignora il significato della parola, l’ha imparata da qualche nostro connazionale in passato e lo utilizza come benvenuto a Muldiahuan.

L’uomo in questione ha dei modi di fare poco delicati, si avvicina a me e mi chiede sussurrando se Alice fosse uomo o donna, da queste parti è molto raro che le donne portino i capelli corti. Io gli rispondo che non solo è donna ma è anche la mia ragazza, e lui rincara la dose chiedendomi come faccia visto che oltre ad avere i capelli da uomo è pure senza seno. Glisso facendo finta di non capire. Intanto, il romantico incontro canino non va a buon fine, la femmina attira piuttosto le simpatia di un randagio passante a cui il padrone tira delle pietre. Non c’è niente da fare, al cuor non si comanda.

In seguito, incontriamo un signore che insiste per far sì che nel pacchetto turistico di Giulio possano essere inserite due grotte di sua proprietà, che a suo dire conservano dei reperti incaici. Andiamo alle grotte e ci rendiamo conto che i reperti consistono in statuine giusto uguali ad altre che si possono incontrare al costo di un dollaro al mercato artigianale di Quito e altri fantomatici strumenti di lavoro appartenenti alla stessa civiltà utili alla produzione di beni che però gli Inca non hanno mai prodotto. Proviamo a parlargli di questi dubbi invano, il nostro interlocutore è troppo coinvolto nel mostrarci altri imperdibili luoghi di interesse e una serie di piante medicinali (quelle sì davvero interessanti).

Nella sua prosopopea arriva anche a dire che suo nonno era Inca, quando gli facciamo notare l’ambiguità storiografica, ci dice che si può definire Inca per lo stile di vita che conduceva (!). Prima di congedarci, ci porta dal cognato che con la famiglia al completo è intento a produrre con metodo artigianali la “panela” che non è altro che un blocco di zucchero prodotto scaldando il liquido estratto schiacciando le canne da zucchero; da questi blocchi si ricava infine lo zucchero di canna.

Tornati a Chazojuan ceniamo e dormiamo. Al mattino presto abbiamo appuntamento con Palluca per andare su un colle a vedere le scimmie che lì vivono tra gli alberi. Palluca ci tira un bidone e allora, senza farci prendere dallo sconforto, in cambio di pochi dollari ci facciamo guidare da un ragazzo vicino di casa, che conosce la strada. Machete in una mano e nell’altra in figlio di pochi anni, ci apre il cammino. La facilità con cui procede è incredibile se si pensa che il percorso è via via sempre più difficile: passiamo dall’attraversare fiumi su ponti traballanti fatti da qualche canna di bambù legata, a salite scivolose dove noi comuni mortali ci aggrappiamo a liane e rami. L’arrivo in cima è un sollievo. Le scimmie ci sono ma sono sui rami più alti, su alberi di 20 metri. Li vediamo davvero piccole, però le sentiamo eccome! Gridano come impazzite. D’altronde si tratta di scimmie urlatrici.

A pranzo ci concediamo uno squisito “encebollado”, preparato dalla moglie di Palluca. Si tratta di un piatto tipico ecuadoriano, una zuppa a base di platano, pesce, gamberi e calamari con aggiunte di mote (un tipo di mais più grosso e bianco) e patacones (rondelle di platani fritti).

Il nostro weekend nella jungla si conclude con altri viaggi indimenticabili sul tetto di una ranchera a schivare rami di banani e fili della luce (arrivati da queste parti solo da pochi mesi), vedendo volare a pochi metri tucani e altri uccelli strani, passando da villaggi apparentemente dimenticati da Dio, ma in realtà premiati da una natura generosissima e ancora incontaminata, dove ci sono una serie di matti italiani che lì si mettono a produrre formaggi, insaccati, a curare piante telecomandando dei droni e, tra un paio di mesi, a proporre pacchetti turistici avventurosi e unici.

Consiglio musicale:

 

A proposito di Alessandro Piro

Trentunenne laureato in Ingegneria Gestionale, musicista amatoriale, è un abituale frequentatore del blog con lo pseudonimo Aneurisma e cura la rubrica settimanale OltreFiumara con cui ha la pretesa di "castelbuonesizzare" tutto ciò che avviene oltre le cinta murarie.

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