Scribblitti: storie delle persone e delle loro case. Una “call” per portare il progetto di arte indoor di Hu-Be a Castelbuono

By on 23 maggio 2017

Dopo il successo delle ultime “Parentesi” d’artista, proseguono a pieno ritmo gli appuntamenti di PUTIA Art Gallery che, questa volta, torna ad accogliere il pubblico con gli “Aperitivi-operativi”, format volto ad approfondire il lavoro di artisti contemporanei in un clima di piacevole convivialità, all’insegna dell’incontro e del coinvolgimento partecipativo. 

Un atteggiamento di apertura e confronto che sembra quasi voler riflettere il modus operandi dell’artista protagonista della “call”, Emanuele Sferruzza Moszkowicz, in arte “Hu-Be”.

Nato a Reggio Emilia da madre francese e padre castelbuonese, Hu-Be ha maturato le sue esperienze principalmente all’estero (Parigi, Bruxelles, Riga, Londra e NewYork sono le città che di recente ha toccato), approdando nel 2011 alla 54º Biennale di Venezia con la mostra collaterale “Future Pass”, che ha toccato il Wereldmuseum di Rotterdam e nel 2012 il National Fine Arts Museum  di Taichung a Taiwan.

Il linguaggio di Hu-Be, dopo l’esperienza della Biennale, improvvisamente, cambia. Hu-Be decide, infatti, di allontanarsi dalle sue Wonder Lines e da quel segno grafico riconoscibilissimo per non correre il rischio di cadere nella decorazione. 

Inizia così cinque anni di intenso studio nel quale costruisce un nuovo linguaggio composto da tre fasi raccolte nel progetto Unknown Instructors. Le prime progressioni con Hacking Biometrics portano a Light Vessels o “Teste d’Angelo” per raggiungere un codice astratto in Nursehult. Nel 2016 sente di poter riprendere il segno che lo contraddistingue arricchito di esperienza e significato.

Ecco che prende forma un nuovo e ambizioso progetto: Scribblitti.

Sarebbe riduttivo definirla “opera murale”, piuttosto vera e propria performance, processo inclusivo, conoscitivo o, ancora, vero e proprio rituale esperenziale che si attua nel preciso momento in cui s’instaura la relazione tra artista e committente. 

Siamo piuttosto lontani dall’idea di committenza che caratterizza generalmente l’odierno mercato dell’arte, dove gli artisti lavorano su ciò che considerano appropriato e che, solo in un secondo momento, vanno alla ricerca di un acquirente. Così come siamo altrettanto lontani dall’epoca in cui le maestranze dovevano mettere a disposizione le loro capacità in virtù di precise disposizioni inerenti il soggetto da raffigurare, o l’utilizzo di colori e di determinati materiali. 

Se questo è innegabile, allora in Scribblitti la parola chiave potrebbe essere fiducia, che nasce dall’interazione, dal dialogo, dal confronto e dallo scambio. 

«Tenersi in ascolto è una cosa molto importante […] tutta la ricerca serve per costruire un linguaggio» – afferma l’artista.

Progetto iniziato un po’ per gioco, un po’ per caso – Hu-Be per impiegare il tempo si mise a scarabocchiare con un pennarello su un muro di un locale fino a che non si accorse di essere fotografato e ripreso – Scribblitti – temine coniato dall’artista e che deriva da scribbling, scarabocchio – in breve tempo è arrivato all’Istituto francese di Lettonia. 

Durante le quattro giornate della Quadriennale di Scultura del 2016, Hu-Be intervistò in un campo di rifugiati il padre di una famiglia di Aleppo, riportando sul muro la sua storia, quella determinata storia; quella dei suoi figli e di sua moglie. 

La performance di Hu-Be dura un giorno. Comincia la mattina quando l’artista raggiunge l’abitazione del committente e, tra biscotti e diverse tazze di caffé, s’instaura un dialogo tra perfetti sconosciuti. «Li trovo con ancora la riga del cuscino sulla fronte» – afferma – e, tra racconti, ricordi e suggestioni, sogni o incubi, viaggi, visioni improvvise, canzoni, simboli ed esperienze, l’artista ascolta, prende appunti, e diviene depositario di segreti. 

«Qualcosa viene fuori dal disegno ma è il segno di un’intesa tra me e la persona. Alcuni sono semplicemente innamorati del ritorno delle cicogne nella propria città e desiderano un’elaborazione di quel tema. Altri mi hanno raccontato cose agrodolci, d’inusuali proposte di matrimonio e di quello che si è spalancato davanti, immediatamente»¹.

Da questa interazione prendono allora forma le opere di Scribblitti, caratterizzate da un tratteggio fitto, serrato, intenso, a metà tra fumetto e illustrazione, rappresentazioni di un vissuto, immaginario o reale. 

Come se fosse quasi un’esperienza catartica o, forse, liberatoria, l’arte, integrata nel proprio vissuto, diventa «strumento consolatorio» e, l’artista, colui il quale questo vissuto vuole interpretarlo.

E il muro non è solo un posto su cui esprimere liberamente la propria creatività e neanche più uno spazio che separa dall’altro da sé, che protegge, che non permette di vedere oltre. Diventa invece una grande tela bianca che unisce, invece di separare, che accoglie invece di isolare, che colma, anziché metterle, le distanze. Il muro, raccoglitore di storie, diventa custode e generatore di un dialogo.

Nel 2016 l’artista ha portato la sua performance a Milano, dove quindici proprietari di abitazioni private hanno messo a disposizione per un mese le pareti della loro casa. 

Al termine della performance, alla fine dell’arco di  tempo stabilito, il progetto prevede un Open Day, una giornata di porte aperte per la collettività, in cui gli inquilini aprono le porte delle loro case, da una parte per consentire ad amici e curiosi di ammirare gli spazi investiti di nuovi significati, dall’altra affinché la visita stessa divenga parte integrante dell’esperienza.

L’artista, ad oggi, continua a essere impegnato nel suo progetto ed è perennemente alla ricerca di nuovi luoghi da visitare, di nuove persone da conoscere, di nuove storie da ascoltare, e da raccontare. Chissà se Castelbuono vorrà aprire le proprie porte: PUTIA si offre a far da tramite affinché questo accade…  E le prime adesioni lasciano ben sperare. 

Costanza Carzo 

¹ Citazione tratta da http://www.ilpost.it/emanuelesferruzzamoszkowicz/2016/05/10/scribblitti-for-dummies/

 

 

 

A proposito di Redazione

La Redazione di Castelbuono.Org, deus ex machina del progetto sin dal 2007, coordinata da Michele Spallino.

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