Socrate â Chiazza nnintra

By on 13 marzo 2013
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Dopo aver studiato Socrate, ogni studente che si rispetti mette da parte un?arma dialettica incontestabile in caso di impreparazione: ?Professò, io questa cosa non la so, ma almeno so di non sapere!?, scusa alla quale il professore non può fare a meno di rispondere sorridendogli e segnando un bel 2. La storia del ?So di non sapere? prende piede nel momento in cui un amico di Socrate, Cherefonte, si trova a Delfi e decide di andare dall?oracolo. L?oracolo di Delfi era un tempio nel quale una sacerdotessa in trance rispondeva a qualunque domanda gli venisse posta, e le cui risposte venivano usate per risolvere anche problemi internazionali, come il momento in cui intraprendere una guerra: è molto probabile che se chiedeste oggi all?oracolo di Delfi come risolvere la situazione politica italiana la sacerdotessa si alzerebbe dal suo scanno e scapperebbe via urlando. Cherefonte dunque chiese all?oracolo di Delfi: ?Chi è l?uomo più sapiente del mondo?? e l?oracolo rispose: ?Socrate?. Che è come se oggi rispondesse: ?Giovanni?: come faccio a sapere di chi stai parlando se non usi almeno un cognome, un soprannome? Ma visto che Cherefonte era amico di Socrate capì che stava parlando proprio di lui. Quando Socrate sentì la risposta rimase sbigottito: lui si credeva un uomo assolutamente ignorante, come poteva essere il più sapiente di tutti? Cominciò quindi ad andare in giro a cercare gli uomini che erano considerati i più sapienti del suo tempo, per dimostrare che essi erano più sapienti di lui e confutare così l?oracolo. Un altro al suo posto come minimo avrebbe formato un governo tecnico.

Socrate cominciò quindi a parlare con gli uomini considerati più sapienti e più in vista della città, come se oggi parlasse con tutta la gente che va a ?Porta a Porta?: in questi fantastici dialoghi Socrate chiedeva all?interlocutore di spiegargli esattamente la definizione di una cosa, perlopiù di cose di cui si occupava l?interlocutore; ad esempio chiedeva ?Cos?è la Politica?? a un politico, e dichiarandosi assolutamente ignorante in materia, cominciava a bombardarlo di domande, tipo ?Che cos?è??, ?Perché dici questo?? ?Spiegati meglio!?, proprio come un bambino di tre anni che vi chiede ?E perché?? in continuazione. Socrate usava le domande e una penetrantissima Ironia per far cadere a poco a poco le certezze dell?interlocutore e fargli capire la propria sostanziale ignoranza: ovviamente se faceste questo gioco con qualche neoeletto del Parlamento non ci vorrebbe tutto questo tempo.

Resosi conto che tutti i sapientoni con cui parlava erano in realtà ignoranti, Socrate capì il senso del responso dell’oracolo: Socrate era il più sapiente di tutti perché sapeva di non sapere, perché non aveva la presunzione dei “dottoroni” ed era continuamente teso ad imparare, a cercare di capire quello che gli stava attorno. Ma Socrate non si impegnava in queste discussioni per il puro divertimento del fare cadere in contraddizione gli avversari: appena l?interlocutore cadeva nel tranello dell?Ironia di Socrate, quest?ultimo non ne approfittava per instillare nella sua mente – in quel momento in difficoltà ? convinzioni politiche, tesi di complotti, progetti eversivi di destabilizzazione della società, ma mirava piuttosto a fargli partorire il proprio personale punto di vista sulle cose. Hai detto niente. Socrate voleva che l?interlocutore si ponesse dei dubbi sulle proprie personali convinzioni, e da questo nuovo punto di vista, traesse fuori di sé la propria verità. Socrate era un Ostetrico: come l?ostetrica aiuta le donne a far nascere i bambini, Socrate aiutava ognuno a partorire il proprio punto di vista. Non si potrà mai sottolineare abbastanza la grandiosità di un simile approccio: mentre tutti gli altri filosofi tentavano con la forza delle parole e dei concetti di attirare a sé quanti più discepoli per formare una scuola filosofica, quasi una setta, potremmo dire ? ricordiamo ad esempio Pitagora, che aveva fondato un movimento di seguaci attivissimi, e che aveva tra le regole del suo non-statuto quella del divieto di mangiare fave ? , Socrate invece tentava di rendere l?interlocutore libero da tutti i pregiudizi che lo limitavano e lo lasciava libero di giudicare poi da sé le cose da un nuovo punto di vista: il proprio.

Un personaggio del genere era possibile solo nella dimensione di un?Atene del quinto secolo a.C. , una potenza del mondo antico ma che tuttavia manteneva intatto il suo senso di Polis, di città raccolta intorno a una piazza, un?Agorà, in cui avveniva tutto ciò che aveva rilevanza cittadina. In piazza si comprava e si vendeva, ci si incontrava per caso o per appuntamento, si tenevano riunioni e assemblee: vi ricorda qualcosa? Il senso preciso di un?Agorà è perfettamente sopravvissuto fino ad oggi nelle piazze di Castelbuono, almeno fino all?avvento di Facebook. Socrate ai giorni nostri in pratica sarebbe stato di continuo â Chiazza nnintra, si sarebbe guardato qua e là, avrebbe conversato brevemente con questo e con quello, e una volta individuata la vittima, l?avrebbe invitata a una bella passeggiata lungo il corso, fino al castello e girare. E in una Piazza Margherita piena di gente, tra quelli che escono da messa e quelli semplicemente appoggiati alla pinnata della Matrice Vecchia, con un gelato o un giornale in mano, Socrate comincerebbe un dialogo. E di gente disposta a dialogare, avendo come obiettivo della discussione non il prevalere o il prevaricare, ma la continua ricerca della verità, e del modo in cui rendere migliori la Città e i cittadini, ce ne sarebbe davvero il bisogno, â Chiazza nnintrama anche su Facebook.

 

 

 

A proposito di Vincenzo Castagna

Laureato in Filosofia e Storia delle Idee, gli è venuta l'Idea di fare una Storia della Filosofia per divertirsi un po'. Ha cominciato ad andare in bici per stare in forma, ha smesso perché in bici gli è venuta la bronchite. Si vanta di saper concludere il primo livello di Sonic in 29 secondi.

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