Trasferimento di Padre Domenico. Ci scrive P. Piergiovanni da Troina

By on 30 giugno 2016

Riceviamo e pubblichiamo volentieri la lettera pervenuta in Redazione, inviataci dal frate cappuccino Piergiovanni Sanfilippo di Troina, in risposta alle nostre prese di posizione in merito alla triste vicenda che sta coinvolgendo Padre Domenico. Non tarderemo a replicare.


Troina, 28/06/2016

Spett.le Direttore

Castelbuono.org

Sua Sede

Caro Direttore

          La presente in riferimento all’articolo “Anna Verde e Padre Domenico. Un’inchiesta di Lirio Abbate su L’Espresso risolleva il caso”, manifestarLe  da una parte tutto il mio disappunto, e  dall’altra offrire solidarietà e vicinanza a quanti ancora sono oggetto di falsità e calunnie. 

Sa, Direttore, noi cristiani siamo un popolo “strano” e fuori dal mondo”, non facilmente omologabili con la mentalità mondana dominante. Per cui avviene a volte che si scambino e si confondano la pazienza, l’indulgenza e la misericordia (virtù cristiane!), per debolezza, omertà, vigliaccheria e ammissione di colpa!

Noi cristiani non amiamo parlare di diritto alla libertà di stampa per scrivere di tutto e di più; preferiamo parlare (meglio testimoniare) del Vangelo e della dignità di ogni persona umana e del rispetto dovuto ad ogni uomo, fosse il più malvagio degli uomini.

Noi cerchiamo la pecora smarrita non per farne uno scoop e darla in pasto ai lupi; piuttosto,  sull’esempio di Qualcuno che è il nostro Maestro e si chiama Gesù di Nazareth, la cerchiamo,  e,  trovata, la carichiamo sulle spalle e facciamo festa di intima gioia.

Noi crediamo alla Verità-Amore che l’altro, ogni uomo, è “Dio” (Homo homini Deus!), e non il nemico o, eufemisticamente, “l’avversario” da eliminare (Homo homini lupus!).

Noi non amiamo denunciare i malvagi e i peccatori, piuttosto amiamo annunciare il perdono e la misericordia, la grazia della conversione e la possibilità di cambiare vita, per dono di Qualcuno.

Noi non gioiamo quando qualcuno viene colto in flagrante, ma gemiamo e preghiamo per la sua conversione.

Noi non amiamo “sbattere” i malvagi in prima pagina, sul web o nelle carceri, pensando così di punire e pulire il mondo; piuttosto amiamo “portare” su di noi il peccato del mondo, credendo che così si salva e si “pulisce” il mondo, sull’esempio del nostro Maestro e Testimone Gesù di Nazareth.

Noi non ci chiniamo sui “malcapitati”, come quello di Gerico di evangelica memoria, per trovare pretesto e argomento ai facili e farisaici moralismi e denunce; preferiamo chinarci e farci carico senza giudizio e senza condanna di chi non lo fa.

Noi non ci sentiamo farisaicamente giusti e migliori degli altri, disprezzandoli; ci riconosciamo profondamente “peccatori” insieme a tutti gli altri uomini, che amiamo (non i peccati) come fa Dio, il nostro Padre celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i buoni e sopra i malvagi.

Noi non amiamo adire i tribunali (a volte vi veniamo “trascinati”), non giudichiamo e non condanniamo, preferiamo porgere l’altra guancia e rimettere la nostra causa nelle mani dell’Unico a cui spetta giudicare.

Noi cristiani preferiamo alle parole i fatti, e ai maestri preferiamo i Testimoni.

Nelle settimane scorse, a seguito di alcune lettere inviate da P. Domenico Costanzo a me e ad altri, gli ho inviato in risposta una lettera da cui, indiscutibilmente e inequivocabilmente, si evincono “verità” e “personalità” ben diverse da quelle che L’Espresso e/o altri hanno potuto riassumere.

Ma in coerenza ai principi sopra espressi, per rispetto a p. Domenico, a cui mi sento legato da sincero e profondo affetto, e ad Anna Verde, verso la quale anch’io ho voluto farmi “Buon Samaritano”, non riferirò nulla.

Tuttavia, come sopra dicevo, per amore della Verità, in difesa di persone innocenti, e anche per la serenità spirituale dei “semplici”, sento di dover dire quanto segue.

P. Domenico – lui lo sa bene – non è stato trasferito da Castelbuono per avere “difeso” e sostenuto la Sig.ra Anna Verde, che – sempre secondo le personali convinzioni di P. Domenico – sarebbe vittima di torti e di ingiustizie. Non è in questione l’essere e il comportarsi da “Buon Samaritano”, se questa ispirazione evangelica serve a farsi prossimo di ogni persona bisognosa e non viene strumentalizzata per accusare e condannare altri.

Il trasferimento di P. Domenico Costanzo “è dovuto” a un comportamento estremamente negativo nei confronti: 

– del Ministro generale dei Frati Minori Cappuccini: ha abusato della fiducia dei Superiori e  con telecamera nascosta ha ripreso e registrato il Ministro generale, in maniera subdola e a sua insaputa, e poi ha consegnato il tutto a emittenti televisive;

– dei Frati di San Giovanni Rotondo e dell’intero Ordine Cappuccino con dichiarazioni rilasciate ad emittenti televisive, mettendo i frati in cattiva luce, gettando fango, recando sofferenza e smarrimento nell’Ordine, deturpandone e falsificandone l’immagine di fronte a molti telespettatori

Non vi è alcuna logica connessione tra l’essere “Buon Samaritano” e gli altri comportamenti negativi sopra evidenziati. Non ci si può ispirare al principio machiavellico: il fine giustifica i mezzi. No! Non sempre il fine giustifica i mezzi o quanto meno non giustifica tutti i mezzi, né tutti i mezzi sono intrinsecamente buoni e neanche tutti i fini, né mai si può invocare (= strumentalizzare) il Vangelo calpestando il Vangelo.

Per il suo comportamento “criminoso”, P. Domenico avrebbe meritato un processo canonico, ma il ministro Generale non ha adito tale strada, dimostrando così un atteggiamento altamente  evangelico ed encomiabile. Con squisito atteggiamento pastorale, il Ministro generale si è limitato a disporre semplicemente il trasferimento di P. Domenico, fatto di per sé normale per noi frati cappuccini, ma che nella fattispecie era ed è finalizzato a una necessaria riflessione a seguito di un grave incidente di percorso e un altrettanto necessario ravvedimento a seguito dello scandalo dato, delle ferite apportate alla comunione tra i fratelli dell’Ordine e all’immagine dell’Ordine stesso. 

P. Domenico è stato trasferito nel Convento dei Cappuccini di Reggio Calabria, quindi in una casa dell’Ordine, ed è stato inserito in una normale fraternità cappuccina, che ha uguale significato e valore quanto ne aveva quella di Castelbuono o di qualsiasi altro luogo della Provincia di Messina. Pertanto, è del tutto fuori luogo, infondato, ingiurioso e calunnioso parlare di P. Domenico in esilio o, come qualcuna ha scritto, di P. Domenico mandato al “confino”.

La residenza di Reggio Calabria è stata scelta dallo stesso Ministro generale in considerazione della non più giovane età di P. Domenico e perché il convento di Reggio Calabria, benché fuori della Sicilia, è il più prossimo (limitrofo) a Messina. P. Domenico, sempre col permesso dei Superiori, avrebbe potuto o potrebbe venire anche con frequenza a Messina, se ci fossero le condizioni “soggettive… Purtroppo tali “condizioni soggettive” sino a questo momento sono mancate, certamente per cause non addebitabili ai Superiori. Purtroppo è il persistente atteggiamento negativo di P. Domenico che, da un anno (e non “da anni”) impedisce di parlare in maniera diretta. A parte il fatto che, più di una volta, si è parlato con P. Domenico spiegandogli la difficile e incresciosa situazione in cui lui stesso si andato a collocare con tanta imprudenza.

Mi auguro che questa triste e incresciosa vicenda possa concludersi al più presto per la serenità di tutti.

Anche e soprattutto in questo caso vale il principio delle due campane o, meglio ancora, del non giudicare.

La saluto distintamente, e Le auguro un buon lavoro a servizio della Verità e dell’Uomo!

P. Piergiovanni

A proposito di Redazione

La Redazione di Castelbuono.Org, deus ex machina del progetto sin dal 2007, coordinata da Michele Spallino.
  • Laura

    Lettera aperta
    Padre Domenico Costanzo e Anna Verde,
    Siamo un gruppo di amici dei Frati Cappuccini, i collaboratori ed ex collaboratori di P. Piergiovanni nella Casa di Accoglienza di Troina “S. Maria degli Angeli” . Siamo stati particolarmente colpiti e “scandalizzati”dal vostro comportamento tenuto in questa brutta e triste vicenda che vede coinvolti voi e i Frati Cappuccini. Siamo stati impressionati negativamente non solo dal tono e dai modi delle vostre reazioni, ma soprattutto dalle falsità e calunnie imbandite in maniera subdola, tese a infangare la Chiesa e gli stessi Frati Cappuccini, nonché confratelli di P. Domenico. E’ chiaro che noi, e moltissimi con noi, non abbiamo mai creduto alla verità che voi avete preteso di far passare come verità nel programma delle Iene, e nei continui teatrini dei messaggi su Facebook. Singolare, a dir poco, è il fatto, poi, che voi abbiate affidato la vostra difesa ad uno che si dichiara “anticlericale convinto, per essere aiutati ad avere giustizia e ad esseresottratti dalle mani criminali dei frati”! Per un cristiano, e soprattutto per un frate, sarebbe stato più normale affidarsi alla Chiesa, nella difesa dei propri diritti!
    Noi siamo a conoscenza di molti fatti, attraverso testimonianze e documenti.Noi operatori della Comunità avremmo voluto denunziarla, P. Domenico, per quanto ha scritto su di noi e la Comunità nella lettera indirizzata al suo confratello P. Piergiovanni, su suggerimento di Anna. Solo la bontà di P. Piergiovanni ci ha trattenuto sino ad ora. La trascriviamo nella parte che ci riguarda, perché non “sembrino parole buttate al vento”:
    “Carissimo Piergiovanni, avrei desiderato non essere qui (= Reggio Calabria) e nelle condizioni in cui mi trovo, per venire di persona incontro a te, non tanto perché con te c’è Anna verde, che tengo sempre e gelosamente nel cuore, ma per te, proprio per te. Ho vissuto in questi giorni momenti di trepidazione e di paura, e figurati come si vivono questi momenti a distanza e senza potersi muovere e non poter far niente. Ho sentito più volte Anna e anche te. Ho capito che le speranze nutrite e la certezza che Anna finalmente avesse trovato quello che da tempo sospirava, un po’ di pace e di quiete, dopo anni di persecuzioni assolutamente ingiustificata… tutto va sfumando come cera che si scioglie alla luce … tutto diventa carente e svanisce come una bolla di sapone, ma purtroppo, in una situazione di tensione e drammaticità. Per questo, Piergiovanni, voglio raggiungerti, almeno con questo scritto. Ho induito(!) qual è il problema, in linea di massima. La comunità che tu hai messo su, di cui io sono stato entusiasta e ti ho ammirato da sempre, vedendoti come una persona speciale per il coraggio e l’induizione (!) evangelica, il senso della solidarietà e la tensione verso i poveri, i bisognosi, la gente abbandonata a se stessa… tutto questo era per me ossigeno che mi ricreava e motivo di vanto dinanzi ai soliti mormoratori di turno e mi sentivo onorato tutte le poche volte che mi recavo a Troina venire con te a parlare e a conversare e confrontarci”. E quando è capitato il caso di Anna io ero felice della opportunità che tu assicuravi nei suoi confronti sia riguardo al lavoro e alla sicurezza di una sopravvivenza dignitosa. Ora ho capito che la comunità, che non offre per niente una chiara identità specifica, poggia su una specie di piattaforma fortemente minata di gelosie imperanti nei tuoi confronti che ti impediscono di essere te stesso e ti paralizzano al punto che non puoi incidere liberamente nei confronti della comunità stessa e, di conseguenza, va come va, senza ordine e senza leggi con tutto quello che può logicamente seguire. IL peggio è che essendo la gelosia una patologia non facilmente gestibile, può determinare improvvise e non prevedibili scoppii (!) di mine a sorpresa proprio come è avvenuto, cosi ho capito, a proposito della presenza di Anna per la quale tu avevi previsto diversamente, con oculatezza e con l’induito (!) del senso della solidarietà…. Comunque, Piergiovanni, io ritengo che, conoscendo in profondità Anna e la sua spiccata personalità di donna matura e consapevole, non si troverà bene in comunità per i motivi che ti ho esposti prima…. una situazione di chiusura, di un muro che consente nessun respiro, nessuna apertura a causa della piattaforma minata dalla gelosia permanente che determina il rigetto e il rifiuto, senza senso, in questo caso di Anna e del suo inserimento in comunità… sarebbe sempre una continua lotta, dato il tipo di persone che non riescono a uscire dal proprio punto di vista e dalla logica di potere di cui si sentono esclusivi, definitivi nonché unici padroni in assoluto. Cosa questa che nuocerà sempre, per primo a te, Piergiovanni. Anna in questo caso potrebbe fare un lavoro da esterna, stando a casa sua. Peccato, sarebbe un beneficio veramente grande e pertinente per la comunità se si impostasse un lavoro a favore degli ospiti che beneficerebbero della spiccata sensibilità e l’umanità di Anna e il senso di quella solidarietà di cui Anna è dotata con dote naturale. E’ un tema, comunque da studiare con serietà e serenità”.
    P. Domenico, non ce l’aspettavamo da lei che conosceva molto bene P. Piergiovanni, la Comunità, le storie e i miracoli che sono avvenuti nella Comunità, questo giudizio falso e calunnioso. Lei con la sua lettera ci ha profondamente delusi, e nello stesso tempo, offesi e denigrati. Nella nostra Comunità non avviene nulla di quanto lei ha riferito nel brano sopra citato. Anna Verde per il tempo che è stata ospite della Comunità non si è dimostrata affatto quella “donna matura e dalla spiccata personalità”. La verità è ben altra. Per Anna Verde P. Piergiovanni aveva previsto il lavoro per cui, considerata la sua presunta “spiccata personalità di donna matura e consapevole” avrebbe dovuto e potuto affiancare i collaboratori della segreteria. Anche il “lavoro da esterna, stando a casa sua”, P. Piergiovanni aveva previsto per lei. Ma sin dai primi momenti la pretesa di Anna fu quella di diventare l’unica e assoluta segretaria della Comunità, e l’amica speciale di P. Piergiovanni. Da tutto questo è scaturito il mobbing incredibile e pazzesco praticato da Anna nella comunità contro i collaboratori di P. Piergiovanni, e il conseguente turbamento che vi ha portato! Nella Comunità non c’è alcuna sete di potere, ma armonia tra gli operatori e gli ospiti, spirito di collaborazione e di servizio, dove l’autorità morale e spirituale di P. Piergiovanni è indiscutibile. E poi c’è tanto amore verso gli altri poveri del Territorio, solidarietà e promozione verso le tante famiglie bisognose di Troina, proprio come sapeva e aveva visto lei, quando non c’era ancora Anna. P. Piergiovanni ci ha ricordato quando lei, P. Domenico, gli chiese per una persona conosciuta da entrambi, ma a lei molto cara, la somma di L. 7.000.000 (7 milioni) per evitare che compisse qualche gesto insano. Come può dichiarare, e lei lo fa esplicitamente in altri suoi interventi, che nella Comunità di P. Piergiovanni non si fa promozione umana! Molte famiglie a Troina, sfrattate e/o senza casa, abitano case messe a disposizione dalla Comunità S. Maria degli Angeli; a moltissime altre famiglie, oltre i generi di prima necessità, vengono pagate le utenze, e quant’altro. Lo chieda ai Troinesi, e non ad Anna, se P. Piergiovanni fa promozione umana! Doveva giungere Anna, per aprirle gli occhi e farla ricredere dopo 30 anni di conoscenza, di amicizia, di esperienza con P. Piergiovanni, che nella Comunità si vive “senza ordine e senza leggi”! La parola di Anna ormai da tempo vale e conta più della parola di P. Piergiovanni, dei suoi confratelli e delle persone che le sono state a fianco per moltissimi anni, e che lei ha abbandonato solo perché non la pensano come Anna! Sappia, e questo ci dispiace tanto, che anche la gente di Troina ha già imparato a conoscere Anna e la sua personalità problematica. (Ci dica:- Fu espressione della spiccata personalità di Anna,”donna matura e consapevole”, ritenere P. Piergiovanni “malato mentale”, “plagiato”, al punto da “costringerlo” ad andare dalla sua psicologa a Foggia, per farlo “analizzare psicologicamente”, e così distoglierlo dalle sue fissazioni -?! Soltanto una persona saggia e paziente come lei, P. Piergiovanni, ha potuto sopportare le angherie di Anna! Noi da tempo l’avremmo denunziata!)
    Noi siamo a conoscenza, P. Domenico, che il suo trasferimento a Reggio Calabria non è avvenuto – e lei lo sa bene – per avere “difeso” e sostenuto la sig.ra Anna Verde, che – sempre secondo le sue personali convinzioni – sarebbe vittima di torti e di ingiustizie. Non è in questione l’essere e il comportarsi da “Buon Samaritano”, se questa ispirazione evangelica serve a farsi prossimo di ogni persona bisognosa e non viene strumentalizzata per accusare e condannare altri.
    Il suo trasferimento “è dovuto” a un comportamento estremamente negativo nei confronti:
    – del Ministro generale dei Frati Minori Cappuccini: ha abusato della fiducia dei Superiori e con telecamera nascosta ha ripreso e registrato il Ministro generale, in maniera subdola e a sua insaputa, e poi ha consegnato il tutto a emittenti televisive;
    – dei Frati di San Giovanni Rotondo e dell’intero Ordine Cappuccino con dichiarazioni rilasciate ad emittenti televisive, mettendo i frati in cattiva luce, gettando fango, recando sofferenza e smarrimento nell’Ordine, deturpandone e falsificandone l’immagine di fronte a molti telespettatori ( Cfr Castelbuono.org)
    Con la presente vi preghiamo in nome di Dio e della Chiesa in cui professate di credere: “Desistete dal vostro comportamento ostile e calunnioso verso i Frati Cappuccini. Ritrattate le vostre accuse false e calunniose, come ha ritrattato coscienziosamente e onorevolmente P. Ernesto, dichiarando così che ha testimoniato il falso, e che lui non è stato testimone di alcunchè, meno che mai delle presunte violenze e abusi sessuali. Ricordate che dovete rendere conto soprattutto a Dio del male fatto”. Tutti attendiamo da voi questo gesto di ravvedimento. Ma una cosa dovete sapere, che se qualora doveste continuare, non saremo più omertosi, perché finalmente si conoscano le vostre falsità, e si sappia che sinora i Frati Cappuccini sono stati in silenzio non per debolezza, per stupidità, o per colpevolezza, ma per amore cristiano e per rispetto della sua veneranda età. Non costringeteci a pubblicizzare documenti e fatti in nostro possesso e ben documentati, in difesa della verità e dei Frati Cappuccini, che vi coprirebbero ancora di ridicolo, di compassione, e di maledizioni di Dio.
    “Est modus in rebus”!- C’è una misura in tutte le cose, – dice il poeta – vi sono determinati confini, al di là e al di qua dei quali non può esservi il giusto” (Orazio). Voi l’avete abbondantemente superata.
    Restiamo in attesa di un vostro cenno di buona volontà.
    Distinti Saluti.
    Gli amici dei Frati Cappuccini e i collaboratori della Comunità:
    Annalisa Bottitta, Schiera Rosalia, Eugenia Schiera, Tania Liccardi, Marcella Catania, Catalina, Giorgina, Viviana Messina, Pippo Pettinato, Liton, George, Santino, Gabriela, Maria Carovana, Ednir, Renata, Beatrice, Fabiana, Jefferson, Adriana, Franklin, Angela Fallico, Milva Fallico, Stefania Cocomero, Erika Monastra, Francesco L’Episcopo, Arturo Vazzano, Roberta Bongiovanni, Rita Concetta Di Fini.
    P.S. All’Ordine Cappuccino, ai Frati di S. Giovanni Rotondo, in particolare a P. Giammaria Digiorgio, a P. Felice Cangelosi, al sig. Matteo Nardella, esprimiamo il nostro sincero affetto, la nostra stima e la nostra vicinanza.
    Pace e Bene!

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