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Una piastrella del Municipio viene giù (prima ancora che questi apra i battenti)
Il 16 agosto una piastrella che si trova accanto al manifesto di Rossana Casale del Jazz Festival (vedere foto) si stacca e si spiaccica a terra. Meno male che ancora questa parte dell’edificio comunale che da in via S. Anna non è ancora aperta (almeno questo ritardo una cosa positiva l’ha sortita) perché poteva esserci la possibilità che colpisse qualche impiegato o qualche cittadino che entrava o usciva. E per fortuna non c’era nemmeno nessuno seduto nella scalinata d’ingresso perché il pericolo che qualcuno si facesse male sarebbe stato ancora più alto. A questo punto è chiaro che la colla con cui hanno attaccato queste piastrelle, che credo siano abbastanza pesanti, non è sufficiente a garantire la loro stabilità e, ancora più importante, l’incolumità di chi si troverà nell’edificio. Per cui una soluzione dovrebbe essere quella di tassellare tutte le piastrelle così come hanno già fatto in fase di messa in opera per quelle piastrelle che sono poste all’ingresso della scalinata sotto l’architrave. L’estetica verrà un po’ meno, ma la sicurezza è più importante.
Comunque sarebbe anche il caso da appurare se i materiali usati per attaccare queste piastrelle e, a questo punto, anche per quelli usati per il resto della costruzione, sono di buona qualit? e in generale se ci sono responsabilità da parte di chi ha progettato, realizzato,… E’ doveroso verificare ciò.
Antonio2













Rosario Polisi
19 agosto 2011 at 10:00
Quello che ? accaduto ? un fatto grave che non doveva assolutamente accadere e non sarebbe acceduto se quella piastrella fosse stata collocata con gli stessi accorgimenti di tutte le altre: zanche in acciaio inox ed adeguato collante. ?Per fortuna (o per miracolo) nessuno si ? fatto male ma ci ? mancato poco.Dall?esame dello stato della piastrella distaccata si ? constatato che la superficie interna di contatto non presentava residui di collante n? evidenti tracce della sua passata aderenza, mentre nel corrispondente vuoto sulla parete si notavano inalterate tutte le striature lasciate dalla cazzuola dentata sulla malta collante. A distanza ravvicinata (su cestello elevatore) ho potuto accertare che la piastrella aveva avuto un solo punto di contatto con il collante (pochi cmq all?estremit? sinistra) a causa dell?insufficiente quantit? della sola malta applicato sull?intonaco; infine non sono state rinvenute tracce di zanche di ancoraggio (ben visibili invece sul bordo della piastrella sottostante). ?Se ne deduce che la piastrella assurdamente non era fissata in alcun modo e che probabilmente era stata posizionata provvisoriamente ?a secco? e non pi? fissata in maniera definitiva mediante la zanca in acciaio e l?ulteriore collante applicato anche sulla superficie interna della stessa piastrella. Pertanto, da un?attenta analisi dell?accaduto e dalle risultanze degli accertamenti effettuati in sito, si ritiene che il distacco della piastrella rappresenta un caso isolato imputabile alla fortuita disavvedutezza di avere lasciato in opera l?elemento lapideo senza zanche ed adeguato collante.A garanzia della pubblica incolumit? ? stato disposta la verifica della stabilit? di ogni elemento del rivestimento. Il personale dall?impresa appaltatrice ha effettuato un controllo diretto e puntuale su ogni singola piastrella in pietra ed ha riferito di non avere riscontrato alcun elemento semovente e/o pericolante.Si rimanda al Collaudatore tecnico-amministrativo dell?opera nominato dall?Assessorato Regionale (che non ha ancora depositato il certificato di collaudo), ed al Responsabile Unico del Procedimento l?adozione di eventuali provvedimenti di competenza finalizzati ad accertare la corretta realizzazione del rivestimento e l?adeguatezza dei materiali e tecniche impiegati.
? ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? Arch. Rosario Polisi (Direzione dei lavori)
Antonio2
19 agosto 2011 at 14:28
Architetto Polisi la ringrazio per le delucidazioni sull’accaduto.
Anch’io ho notato (come si vede anche nella foto) che nello spazio lasciato sulla parete dal distacco della piastrella, le striature della cazzuola dentata impresse sulla colla erano praticamente intatte. Per cui la piastrella non si era incollata per niente salvo che in qualche estremit?. E mi meravigliava anche che non ci fosse nessun ancoraggio meccanico a dare ulteriore stabilit? alla piastrella, per cui si supponeva che anche le altre fossero state messe in opera senza le zanche in acciaio inox di cui lei riferisce essere presenti in tutte le altre. Visto che dal controllo effettuato, di cui lei ci informa nel suddetto commento, risulta tutto OK, speriamo possiamo essere pi? tranquilli quando ci si trover? davanti al Municipio. Soprattutto quando questo sar? operativo.
Anzi vorrei cogliere l’occasione per chiederle quando potr? avvenire, tenendo conto del collaudo e delle eventuali ulteriori verifiche in seguito a questo inconveniente.
Antonio2
Rosario Polisi
21 agosto 2011 at 08:09
Mi risulta che l?Amministrazione Comunale si sta adoperando per ritornare quanto prima con tutti gli uffici nella sede storia di via Sant?Anna e presumo che questo potr? avvenire alla fine di quest?anno.Rosario Polisi
piro
23 agosto 2011 at 22:48
Una contraddizione in termini quella di Polisi; incomprensibile se vista nel rapporto esistente tra la committenza (pubblica o privata che sia) e il progettista, direttore e contabile dei lavori. Quest’ ultimo, nella saggia prassi della conduzione dei lavori in Germania, senza se e senza ma, ? l’ unico soggetto tecnico-giuridico il quale, sulla basei degli esecutivi di cantiere (Piante, prospetti e sezioni alla Scala 1:50), dei dettagli (Scale 1:20, 1:10, 1:5 e, se necessario, 1:1), della descrizione accurata di ogni categoria dei lavori di cui al computo metrico estimtivo, delle norme e prescrizioni di capitolato e nel rispetto delle riconosciute “Regole dell’ Arte e della Tecnica”, dopo aver ottemperato all’ esecuzione dei collaudi in corso d’ opera e finale di “tutte” le categorie dei lavori, sollecita la committenza (pubblica o privata che sia) a prendere in consegna l’ opera eseguta “priva di difetti di esecuzione visibili e non visibili”. Nel merito rimando ad una trattazione pi? esaustiva nell’ area tematica “Diritto” del mio sito web:
.
http://www.np-teorico.de
Il
ricorso
ad
un sedicente “collaudatore tecnico-amministrativo dell’ opera nominato dall’ Assessorato Regionale. . .” altro non ? che l’ espressione pi? autentica di quella disonest? morale e irresponsabilit? politica che connotano la perversa prassi fatta di deregolazioni nel rapporto tra committenza (pubblica o privata che sia) e il progettista, direttore e contabile dei lavori, perseguita in Italia ad opera di una (mala)politica invasiva degli ambiti specifici di quella che in un paese normale dovrebbe essere una sana ed efficiente Pubblica Amministrazione.
Dipl.- Architekt Nicola Piro
piro
24 agosto 2011 at 17:46
La salutare polemica sullo stacco e la caduta di una tavella della facciata della Casa comunale test? ristrutturata dovrebbe innestare un dibattito tecnico, ma anche politico, rispettivamente all’ interno della locale associazione dei tecmici, “citt? e territorio”, e della Pubblica Amm. ne (nel caso specifico rappresentata dall’ UTC, Ufficio Tecnico Comunale) in guisa da trasferire alla Politica (ad una sana Politica !) il peso di quelle responsabilit? primarie che istituzionalmente le competono e che non si possono (e devono) quantificare soltanto sulla base di discutibili manifestazioni pi? o meno culturali o gastronomiche. Una sana Politica trasferisce alle istanze istituzionali competenti (che in Italia regolarmente sono assenti o invase dalla malapolitica) i bisogni e le solleitazione della societ? civile, ne segue i percorsi per, infine, reintrodurre le eventuali risultanze correttive nel ciclo sociale. Un aspetto che dovrebbe sensibilizzare sia la pubblica opinione che la P.A. ? senz’ altro quello relativo allo stato di conservazione degli edifici pubblici e, di questi, quello inerente le strutture portanti murarie e in conglomerato cementizio armato, in particolare. Assunto come paradigma il pessimo stato di conservazione del plesso scolastico sito in via Isnello, l’ attenzione non pu? che non facalizzarsi sull’ avanzato processo di carbonatizzazione di alcune strutture in c.c.a. a contatto con gli agenti atmosferici dello stesso: in particolare il cornicione a coronamento dell’ edificio. Il risanamento di tali strutture ? sempre necessario allorch? elementi costruttivi, sistemi o edifici in conglomerato cementizio semplice o armato, considerati nei loro processi di costruzione, uso e esposizione, a cagione dell’ influenza di fattori esterni sono sottoposti ad un degrado estetico e funzionale. Il risanamento delle strutture in c.c.a., insomma, considera il ricorso a quelle tecnologie necessarie al ripristino ed al prolungamento della durata degli elementi in calcestruzzo semplice e armato. Le caratteristiche e le modalit? degli interventi richiedono competenze specifiche in relazione alla conoscenza dei materiali sia da parte dei tecnici che delle maestranze. La materia ? cos? complessa da essere regolata, in Germania, da una apposita direttiva, “Difesa e risanamento di strutture in conglomerato cementizio armato (c.c.a.)”, della Commissione tedesca per il c.c.a. (DAfStb). In ambito europeo, dal 2006 il risanamento di strutture in c.c.a. ? regolato dalla Norma EN 1504 (in Germania DIN EN 1504), “Prodotti e sistemi per la difesa e il risanamento di strutture portanti in c.c.a.”.
Gi? una superficiale osservazione – in particolari di edifici pubblici e di civile abitazione costruti con decorrenza dagli anni Sessanta ad oggi – nei centri minori e nella citt? di Palermo (senza ancora voler entrare nel merito dello stato di salute delle infrastrutture viarie), mi sollecita a sottolineare l’ improcastinabile urgenza – coniugata con una indilazionabile assunzione di responsabilit? comune e presa di coscienza – d’ intervenire con puntualit? e professionalita nel merito, prima che sia troppo tardi.
Rosario Polisi
24 agosto 2011 at 19:14
Devo informare il collega Piro che ci troviamo in ITALIA e specificatamente in SICILIA. La NOSTRA normativa in materia (l’unica che siamo obbligati ad osservare) non prevede NULLA di quanto viene richiamato nei suoi commenti. Lo invito pertanto a dare una occhiata (per esempio) al REGOLAMENTO D?ATTUAZIONE DELLA LEGGE QUADRO IN MATERIA DI LAVORI PUBBLICI DPR 21 dicembre 1999 n. 554 (S.O. n. 66/L della Gazzetta Ufficiale n. 98 del 28 aprile 2000) Recepito dalla Regione Siciliana.
Se avessimo seguire solo una delle sue “tedesche” indicazioni saremmo gi? tutti in galera.
piro
25 agosto 2011 at 11:54
Ed allora meglio in galera che continuare a commettere “minchiate” e sperperare risorse economiche che non si hanno, caro collega Polisi. Le “mie” tedesche indicazioni sono sani e corretti pricipii pensati ed elaborati da “teste” che sanno bene cosa significhi cultura del Diritto e rispetto delle riconosciute Norme della Tecnica e dell’ Arte. Inoltre soltanto le pecore sono “condannate” a seguire il percorso indicato loro dal pastore e dal suo cane. L’ uomo, egregio collega Polisi, ? stato dotato del lume della ragione per ragionare con criticit? e, pertanto, sollecitato a non portare il cervello all’ ammasso. Se una normativa non va (e quella vigente ? vuota oltre ad essere stupida) , allora si deve trovare il coraggio e la forza di metterla in discussione, mobilitare i sedicenti partiti e le associazioni professionali (Ordini di giuristi, architetti, ingegneri, geometri, etc.) e far presente a chi di dovere che altrove, cio? in Germania, le cose vengono risolte diversamente e in modo migliore. Un discorso che estenderei alla riforma dello Stato in senso federale, all’ abrogazione dell’ insignificante provincia “politica sostitendola con la provincia “ammininistrativa”, posta tra il “Comprensorio” di pi? Comuni ed una rivisitata e razionalizzata Amministrazione reg. le al servizio unico dei cittadini. Ed in questo senso caro Rosario, la Germania ? un Paese esemplare. Quindi agire, fare casino e cambiare. Altrimenti si vada a coltivare banane al Polo Nord.
Antonio2
25 agosto 2011 at 12:09
Da questa discussione tra l’Arch. Piro e l’Arch. Polisi e dalle conclusioni di quest’ultimo, mi viene solo una frase da esprimere: POVERA PATRIA E POVERI NOI! Ovviamente il tutto ? riferito alla “seriet?” di ci governa e di chi ci ha governato in passato sia a livello nazionale e, peggio ancora, a livello di istituzioni periferiche (regione, provincia, comune).
Antonio2
Rosario Polisi
25 agosto 2011 at 18:36
Non ci sto! Di fronte a precise responsabilit? professionali (ed anche penali) ?non possiamo fare poesia o impegnarci in battaglie civilizzanti. Ma soprattutto non si pu? parlare di illegalit? con tanta disinvoltura senza sapere di che cosa si parla. sono mesi che Piro denuncia (anche a mezzo stampa) violazione di leggi che non conosce e invoca ?l’applicazione di norme che NON ESISTONO. Qualunque tecnico (italiano) sorride di fronte a certe affermazioni ma tutti gli altri si fanno un’opinione sbagliata e assolutamente campata in aria. E’ come se un italiano si mettesse a pagare le tasse applicando le norme fiscali tedesche solo perch? le ritiene pi? eque e pi? nobili.
Io la chiudo qua (dopo avere smentito anche sulla stampa certe affermazioni disinvolte). Mi voglio augurare che in futuro, prima di muovere una qualsiasi pubblica accusa, ci si documenti con la dovuta RESPONSABILITA’.
piro
25 agosto 2011 at 20:28
Culturalmente deludente, ma anche carente nella sostanza e nella forma ? la presa di posizione di Rosario Polisi. Capisco che ? difficile uscire dal guscio dell’ uovo senza romperlo. Ma ognuno, come si diceva una volta, cuoce con la propria acqua. Con una differenza: che Castelbuono fa parte dell’ Italia e l’ Italia dell’ Europa. Donde la scelta tra cultura e/o culturame. E per Cultura, nello specifico, io intendo quella del Diritto e della Respomsabilit?, del Piano e del Progetto, politica e amministrativa. Polisi, per favore, chiudiamola qu? . . . tanto per non farci male. Chiaro cos? ?
Gaetano Zerbo
26 agosto 2011 at 00:47
Durante tutto l?iter della sua realizzazione, il dibattito sulla nuova casa comunale ? stato vivace, aperto e interessante, e sin da subito abbiamo (credo) dato ampia disponibilit? ad accettare il confronto con tutti i cittadini sia a mezzo stampa che durante le riunioni pubbliche. Tuttavia ritengo che il tono utilizzato dall?Architetto Piro soprattutto nell?ultima frase del commento (?chiudamola qui?tanto per non farci del male. Chiaro cos???) sia, sinceramente, inaccettabile e quasi ?intimidatorio? soprattutto quando si gioca con le parole sulla pelle e sulla professionalit? di un progettista.
? per caso l?Architetto Piro a conoscenza di qualche episodio in cui qualche regola, norma o legge non sia stata rispettata? Se ? cos? lo dica chiaramente!
L?ottima Legge Quadro sui lavori pubblici vigente in Italia, peraltro concepita, elaborata e modificata sulla base di indicazioni dell?Unione Europea, ? l?unica legge che possiamo e dobbiamo rispettare (a proposito, per fortuna che in Italia esiste la figura del collaudatore).
Per il resto ? oggettivamente difficile rispondere ad un complesso e articolato ragionamento che racchiude svariati interventi concettuali: dalla soppressione delle Province al recupero degli edifici degradati. Forse Lei, Egregio Architetto Piro, ha fatto un po? di confusione, nella Sua appassionata critica, tra Architettura e Politica.
Quando e se vuole, possiamo fare un incontro pubblico per parlare sia dell?una che dell?altra, sperando che il dibattito non scada in una sterile e pregiudizievole polemica.
piro
26 agosto 2011 at 11:42
Chiusa la parentesi (mi auguro) non su una questione margile, bens? su aspetti – anche se toccati marginalmente – di qualit? e di etica professionali con Polisi in relazione alla complessa vicenda relativa alla ristrutturazione della Casa Comunale, restano, ora, da chiarire ruoli e funzioni della Pubblica Amm. ne latu sensu, cio? comunale e regionale, nella gestione delle OO.PP., precipuamente alle interconnessioni correnti tra committenza pubblica, progettista-direttore e contabile dei lavori, e presunti o reali organi di controllo a tutti i livelli amministrativi e giudiziari. Occorre in casi di s? eclatante e pacchiana violazione delle pi? elementari regole di buona condotta nella gestione del pubblico denaro (specialmente allorch?, come nel caso in esame proviene da fondi comunitari) quanto meno avviare un dibattito, lasciando a chi di competenza i ncecessari approfondmenti di merito tecnici, amministrativi e giuridici. Una tale prassi ? necessaria (quanto irrinunciabile) allorch? avvalorate sono circostanze oggettive di violazione di precise regole (scritte e non scritte) e procedure comportamentali, di invadenza della malapolitica in ambiti che non le sono propri (P.A., societ?, etc.), di puntuali e acclarate circostanze riconducibili a carenze nei meccanismi istituzionali di controllo, insomma quando si ? in presenza di quel convoluto di carenze che, in definitiva, finiscono per inficiare l’ autorit? morale dello Stato e trasferire sulla scena europea l’ imaggine di un Italia nella quale si ha l’ impressione (o la certezza ?) che a declinarsi siano soltanto i noti fenomeni delle pi? varie forme di deregolazione, abusivismi, sanatorie. Attivare un dibattito in questo senso ? salutare per la democrazia la quale, in s?, si alimenta di quella linfa fatta di informazione e formazione della pubblica opinione dalla quale, infine, discende o meno – a secondo del grado di maturit? di un popolo – la genuinit? e la valenza del voto. Scritto questo, e nell’ imminenza di una competizione elettorale che presumo non sar? arida di contenuti, occorre in primo luogo focalizzare l’ attenzione sul dato di fatto reale, assunto come parametro di valutazione, che dal mio osservatorio identifico in quel degrado (culturale, morale, spirituale, edilizio, sociale, politico, etc.) che, poi
piro
26 agosto 2011 at 15:21
rispecchia l’ altro generale nel quale la malapolitia tutta, cio? senza disitnzione di tinte cromatiche, ha condannato a vegetare l’ Italia. E cos? che dobbiamo guardare al futuro o, al contrario, ognuno deve incominciare a fare la sua parte ? ? tutto qu? il punto. O, invece, deve essere il “corpo sociale” – non quella societ? civile vageggiata da Gramsci e trasformata dalle metamorfosi comunisteggianti in piazzaiole “repubblicchette democratiche socialiste” da festivals dell’ Unit? e dai gemmellaggi insignificanti in stile narcisistico e carmelitano locale – ad attivare una grande rivoluzione delle coscienze ? Dipende da ognuno di noi. Staremo a vedere se il tempo ci dar? ragione. Intanto incominciamo.
Redazione
26 agosto 2011 at 18:37
Ringraziamo Antonio2 per l’articolo e per le foto e l’architetto Polisi per aver fornito con celerit? informazioni tecniche sull’accaduto.?
piro
26 agosto 2011 at 23:49
Ci voleva proprio l’ intervento dell’ ing. Zerbo ? O si ? trattata di una pip? fuori dell’ orinale . . . cosa che pu? accedere anche nelle migliori famiglie ? In medias res, ingegnere, e in stile tutto di Germania secondo la mia sana considerazione per la quale quanto Ella mi vuole servire come “stato conseguito dalla tecnica in Italia” (Stand der Technik”) ? semplicemente babbio, intrattenimento ludico, carta neanche buona da riciclare, oltre ad essere comportamento disonesto verso la committenza, sia essa pubblica o privata, e la societ?. Le scrivo questo in quanto nel corso della mia esperienza di studio, prima, e professionale, in particolare, in diversi Paesi europei, mi sono confrontato (e continuo a confrontarmi con passione e diletto) con ambiti precipui del Diritto e della Giurisprudenza che in Germania, mi creda, sono cosa molto seria, oltre a compendiarsi come parte consustanziale dell’ essere “architetto” (per G. Vasari “architettore”) al servizio della committenza, riscrivo ancora una volta: sia essa pubblica o privata. Nel merito: la facciata (senza voler entrare nell’ ambito dei parametri di fisica tecnica), per la superficie concernente il rivestimento lapideo, ? inqualificabile e decadente sia nella tessitura che nella costruzione. Certamente il progettista (che ? stato anche direttore e contabile dei lavori) avr? disegnato gli esecutivi e i corrispondenti particolari costruttivi di cantiere sulla base dei quali (e non diversamente) da noi, in Germania, vengono eseguiti i computi metrici estimativi. Inoltre il progettista avr? messo a disposizione del locale UTC (Ufficio Tecnico Comunale), assistente del rappresentante della committenza pubblica (il Sindaco), le indicazioni relative al sistema di ancoraggio (certamente brevettato o omologato a cura di una istituzione all’ uopo deputata, tenuto conto anche delle reazioni alcaline della malta, causa di corrosione degli ancoraggi,questi in ragione di 4 per ogni piastra) di quelle sottilissime lastre (o sfoglie di testa di turco) di materiale lapideo (spessore minimo in Germania: 30 mm !) sottoposte alle sollecitazione termiche dall’ interno (diffusione del vapore acqueo) ed alle variazioni termiche esterne che nel caso specifico (facciata con esposizione a est) impongono il ricorso a giunti (o fughe) aperti sui quattro latii o a sigillature con materiale elastico, il tutto – sempre secondo le saggie Norme DIN EN – previsto di un materassino d’ aria (tra piastrella e coibente termico) dello spessore minimo di 20 mm (aerazione). In breve e concludo: responsabile dei collaudi in corso d’ opera e finali di tutte le categorie dei lavori – sempre da noi, in Geramia – ? il progettista, direttore e contabile dei lavori, giammai parassiti nel ruolo di cariatidi di un sistema fatto di fradiciume come quello italiano. Inoltre l’ istituto giuridico del collaudo – sempre da noi, in Germania – oltre ad essere ancorato nel costrutto del Codice Civile (Art.614), ? saldamente ingabbiato nelle maglie delle rigide norme di capitolato. E il collaudo strutturale ? . . . .potrebbe Ella domandarmi. Beh, se proprio Ella vuole appagare la Sua curiosit?, mi raggiunga al mio confessionale. Le prometto um poco di divertimento e tanta. . .tanta cultura, nell’ anticipazione che il campo d’ azione dell’ architetto – al centro di una vasta rete di relazioni d’ ordine economico, sociale e politico – ? vastissimo al punto da richiedere, oltre ad una notevole preparazione culturale e professionale, una buona dose di tolleranza. Men che meno arroganza. Buona notte, ingegnere Zerbo !
piro
27 agosto 2011 at 00:28
Chiedo venia al lettore per le non poche sviste (causa la stanchezza e l’ ora tarda !) sfuggitemi nella formulazione della risposta all’ ing. Zerbo al quale, volentieri, lascio il diletto degli incontri pubblici e delle dissertazioni salottiere. Noi, in Germania, nella nostra sfida quotidiana, ci confrontiamo con cosette pi? serie e edificanti. Intanto staremo a vedere se questa polemica dar? o meno buoni buoni frutti e se questi verranno raccolti da giuristi, tecnici, ordini professionali, magistratura civile, istituzioni di controllo e, soprattutto, dalla malapolitica, al fine di ridare dignit? e decoro a quell’ ultimo umanista che, mi si creda in fede, ? l’ ARCHITETTO.
Gaetano Zerbo
27 agosto 2011 at 10:56
Mi spiace dover leggere una serie di frasi che denigrano in maniera del tutto gratuita la figura dell’ingegnere (peraltro, cosa c’entri col dibattito sul municipio rimane, per me, un mistero).
In ogni caso, prima di parlare, si informi Egregio ARCHITETTO Piro… io non sono un ingegnere! Ma anche se lo fossi, non sarebbe, almeno per me, un problema.
piro
27 agosto 2011 at 12:59
L’ arch. Zerbo ? dispiaciuto ed allora occorre far qualcosa. E subito. Cos’ abbia scritto io che possa aver minimamente scalfito il mito della figura professionale dell’ ingegnere non mi ? dato di capire. Specialmente allorch? si ? di fronte a giganti come Torroja, Maillart, P.L. Nervi o Santiago Calatrava. No, egregio architetto, al punto in cui siamo, e al fine di attivare una buona volta per sempre le necessare riflessioni in relazione ai rapporti professionali che intercorrono tra il progettista-direttore e contabile dei lavori (ingegnere, architetto, geometra) e la committenza (per la terza fiata riscrivo: pubblica e/o privata che sia) interrogiamoci sul destino che attende la ristrutturata Casa Comunale (5 anni di cantiere !), sperando che l’ attesa non debba essere lunga. Successivamente, in un salotto settecentesco, potremmo dilettarci a disquisire per quale comittenza e modello di societ? sia pi? saggio adottare la prassi dei collaudi vigente in Germania o l’ altra in Italia. Nell’ intervallo una semplice sbirciatina sull’ area tematica riservata al Diritto del sito internet
http://www.np-teorico.de potrebbe aiutare a rischiarare le idee. Al punto in cui siamo, la partita ? per me definitivamente chiusa.
peppe
29 agosto 2011 at 18:48
e dopo tanti tuoni , lampi e fulmini da tutte le direzioni professionali
NON PIOVVE
domenico
30 agosto 2011 at 20:39
vorrei dare un contributo tecnico circa l’accaduto.
Il fenomeno che si ? verificato non ? assolutamente da sottovalutare se il rivestimento in pietra non ? centinato come la parete. Poich? il formato della lastra ? di notevole dimensione, se le condizioni sono quelle della premessa, vuol dire che ? stato applicato un rivestimento piano su una superficie curva. Pertanto non ? da escludere che nel tempo, con condizioni climatiche variabili ( estate – inverno ) come si verificano a Castelbuono, il fenomeno si possa facilmente ripetere.
Antonio2
31 agosto 2011 at 12:24
Sono molto felice che da un accadimento che per fortuna non ha avuto alcuna tragica conseguenza, ovvero il distacco della ormai “mitica” piastrella, sia scaturito un dibattito, anche acceso, che per? ci ha messo a conoscenza di quanto in Italia, ed in particolar modo in Sicilia, siamo molto indietro in fatto di normative e soprattutto di volont? politica nella cura di ogni cosa che riguardi gli edifici pubblici per non parlare poi di quelli monumentali dove i termini: fatiscenza e abbandono sono, purtroppo, i pi? gettonati. Spero proprio che coloro che hanno letto i suddetti articolo e commenti, facciano una riflessione del perch? in una nazione evoluta come l’Italia ed in una bellissima terra come la Sicilia possa accadere ci?, ovvero leggi e soprattutto pratiche poco serie sulla tutela di ci? che ? pubblico. E spero altres?, che questa discussione possa in futuro servire da trampolino di lancio per un dibattito, per? in una sede reale, con tecnici (l’Arch. Polisi, l’Arch. Piro, l’Ing. Zerbo e altri tecnici castelbuonesi potrebbero farsi promotori), politici, cittadini,… dalla quale possano scaturire delle proposte per cambiare le regole in fatto di conservazione e cura dell’edilizia pubblica da presentare a quei politici che ?dovrebbero? a sua volta ?rappresentarci?. Insomma che si possa passare: DALLE PAROLE AI FATTI. Magari sar? velleitario, per? farsi sentire con delle proposte vere, ? come mandare un messaggio ai governanti, ossia che ci sono persone che non solo si lamentano di come stanno le cose, ma che hanno il coraggio di organizzarsi e di proporre alternative concrete. Alternative che possano cambiare davvero ci? che non va senza fare solo chiacchiere e piangistei come spesso siamo soliti fare noi italiani. E questo dovremmo farlo per ogni problema che ci ritroviamo di fronte, soprattutto quando si ha a che fare con il ?pubblico?.
Antonio2
piro
2 settembre 2011 at 16:25
Che il tono
saggio ed equilibrato di “Antonio2″ possa finalmente avviare un dibattito edificante, in primis finalizzato ad allontanare, senza possibilit? di ritorno, la malapoltica dai santuari della democrazia e da quella societ? malata che la esprime, per consegnare il bene comune a sane istituzioni democratiche e a consapevili associazioni di categorie e professionali nel loro ruolo irrinunciabile di leve di pressione dal basso. Bando della malapolitica dalla Pubblica Amm. ne a tutti i suoi livelli operativi, significa fare di questa il motore vero della macchina di un nuovo modello organizzativo in senso federale e corporativo, laddove, secondo me, per “corporativo” deve intendersi la consegna degli interessi generali pi? disparati della Nazione a quelle forze (artigianali, industriali, professionali) di produzione ch’ essa esprime, articolate in sindacati responsabili sottoposti soltanto al controllo dello Stato. A livello locale un istituendo “Comprensorio” di pi? Comuni di una nuova Provincia “amministrativa” (al posto dell’ attuale malsana Provincia “politica”), interposta tra un istituendo “Comprensorio” di pi? Comuni (bando alle Comunt? montane !) della stessa Provincia ed una rivisitata Amm. ne reg. le, non servirebbe ad altro che a consolidare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Nello specifico significa andare alla identificazione di dignitose offerte di lavoro in assonanza con le capacit? individuali di ciascuno in una societ? (del sapere) in continua trasformazione. Che in un siffatto contesto articolato e complesso la scelta di amministratori preparati debba essere preminente, mi sembra preminente. Nel merito Castelbuono sin da ora deve incominciare a disintossicarsi dalle sbornie di nefaste esperienze politico-amministrative recenti e trascorse, in primo luogo quelle relative alla gestione delle politiche urbane, riviste alla luce sia del dissennato fenomeno di espansione degli anni Sessanta e successivi che dei fenomeni di implosione e contrazione che contrassegano il momento attuale e dell’ urgenza improcastinabile legata al recupero di una immagine urbana da reinterpretare secondo nuovi parametri di vivibilit? nel segno del decoro, dell’ estetica e di una rigorosa disciplina del traffico di sosta, parcheggio e percorrenza. La Casa comunale – nelle sue due ultime versioni attuale e precedente risultato, rispettivamente, di comparanze e ricatt – ora, pi? che mai, deve sollecitare: 1. Il regresso dall’ incarico gi? conferito a terzi e relativo al recupero del Teatro “Le Fontanelle”; 2. La redazione di un Masterplan curato dall’ ipertrofico Ufficio Tecnico e urbanistico comunale (ingg., archh. e geomm., a iosa) concernente l’ intera area intorno al Castello, propedeutico di un, 3. Piano Particolareggiato per la stessa area, mentre ad un, 4. Concorso di progettazione tra architetti-paesaggisti dovrebbe essere consegnato il recupero della Villa comunale e del Parco delle Rimembranze. Non c’ ? da pardere pi? tempo per dare a Castelbuono nuove propspettive e nuovi soggetti politici.
piro
3 settembre 2011 at 14:46
Silenzio e vento di bonccia sul fronte del dibattito relativo alla Casa comunale, o immersione nello studio della normativa da parte di giuristi, archh., ingg. (tutti, naturalmente, dottori e dottoresse) e geomm. (semplici e “dottori”) ? Non lo sappiamo e non lo sapremo mai. Fatto, per?, ? che la nuova Casa comunale sta e rester? l?, nella via S. Anna, a perenne memoria dell’ operato del Sindaco Mario Cicero e delle “sue” (tutta sue) Giunte municipali e delle maggioranze che lo hanno sostenute nel corso delle “sue” (tutte sue) sindacature. Non so se sulla pancia o su altre parti del corpo dei castelbuonesi e dei visitatori delle bellezze artistiche di Castelbuono. Di Diritto urbanistico (Legge urbanistica naz. le, giammai reg. le, Ordinamento sull’ uso dei suoli e dei lotti edificabili, etc.), Diritto edilizio (Regolamenti edilizi regionali, giammai comunali, Statuti urbani, etc.), Giurisprudenza (Sentenze delle Corti d’ Appello nel merito), per non parlare di Diritto contrattuale e Diritto professionale, neanche l’ ombra e la penombra. La complessit? del processo progettale e costruttivo in Germania ? ambito delle due prime tipologie o discipline del Diritto. Nello specifico il Regolamento edilizio della Regione (Land) Nordreno-Vestfalia, al ? 6, Superfici di distanza (Abstandfl?chen), cos? recita: “Le superfici di distanze devono giacere sullo stesso lotto edificabile. Esse possono giacere su superfici pubbliche destinate al traffico, su superfici pubbliche destinate a verde e a acqua, per? sino alla loro linea mediana”. Pi? chiaro di cos? si muore. E pi? avanti: “L’ altezza dell’ edificio risultante H (riferita all’ altezza di gronda o a quella dell’ attico. Ndr): La larghezza delle superfici di distanza deve essere di: 0, 8 H, 0, 5 H nei centri urbani, 0, 25 nelle aree destinate al commercio e all’ industria”. Pi? chiaro di cos? si muore per la seconda volta. Chiss? dove erano con i loro pensieri i progettisti dello Studio Polisi & Partners impegnati nel processo di composizione architettonica. Fatto acclarato ? che la Casa comunale (in sostituzione di quella in stile “fascista”, per il Signor Carmelo Mazzola) con la sua “delicata” volumetria sulla via S. Anna sublimer? per l’ eternit? la percezione artistica dei castelbuonesi e dei visitatori di Castelbuono. Il Sindaco, da parte sua, sulla base dei controlli meticolosi dell’ Ufficio tecnico com. le e sentito il parere illuminato degli accademici della Sovrintendenza ai Monumenti, ha concesso il permesso a costruire. E cos? vissero e vivranno tutti felici e contenti. Da parte mia, continuer? a seguire il dibattito “culturale” dalla Germania che, di sicuro, sar? intenso, stimolante, edificante e istruttivo.