Una seconda lettera aperta risponde all’appello lanciato ieri sulla riammissione al sacerdozio di Padre Domenico

By on 26 agosto 2018

Pubblichiamo la seguente lettera aperta, inviataci in risposta a quella pubblicata ieri sulla riammissione al sacerdozio di Padre Domenico.

Lettera aperta

Al sig. Targia Rosario

Sua Sede

Rileggo sul giornale on line Castelbuono.org, dopo averlo fatto su facebook, la sua “Lettera aperta a sostegno della riammissione(!) al sacerdozio di Padre Domenico”.

Mi consenta, ora   con la presente, di esprimere il mio disappunto per le falsità e calunnie ivi contenute, e, nel contempo, offrirle la mia collaborazione pubblica e sincera  per la soluzione positiva della triste vicenda.

Ribadisco ancora una volta, per l’amore alla Verità tanto calpestata in questa bruttissima storia, che l’allontanamento di P. Domenico dal Convento di Castelbuono “non è stato dovuto al fatto che avesse difeso la sig.ra Anna Verde, ma alla circostanza che avesse abusato della fiducia dei Superiori e  con telecamera nascosta avesse ripreso e registrato il Ministro generale in maniera subdola e a sua insaputa, e poi avesse consegnato il tutto a emittenti televisive;  e che avesse  rilasciato dichiarazioni  ad emittenti televisive, mettendo i frati  di s. Giovanni Rotondo in cattiva luce, gettando fango, recando sofferenza e smarrimento nell’Ordine, deturpandone e falsificandone l’immagine di fronte a molti telespettatori”, non dimostrando al presente alcuna resipiscenza. 

Per quanto riguarda il divieto di celebrare in pubblico e di ascoltare le confessioni, questo è stato dovuto al fatto che senza, contro e in spregio  all’obbedienza dei Superiori avesse lasciato la sede conventuale di Reggio Calabria e si fosse trasferito a Castelbuono. A questo riguardo aggiungo che vari furono i tentativi per riportarlo all’obbedienza attraverso le lettere del Provinciale, le mediazioni di avvocati e di frati inviati dal Provinciale, appuntamenti richiesti da frati amici: tutti inutili e disattesi, salvo a denunciare che era stato lasciato solo.  Sono a conoscenza che  Sacerdoti di Castelbuono e di Troina, oltre molti laici suoi amici,  si offrirono per aiutarlo a ritrovare e a ritornare nella sua Famiglia francescana, che dice di amare. (Meschina e infame mi sembra l’illazione tratta e dichiarata da Domenico che P. Felice lo volesse morto!). Provo sinceramente vergogna per lui per quanto scritto o dichiarato nei mie confronti da Domenico, al quale mi sentivo legato un’amicizia bella e profonda  di oltre 50 anni!  Mi creda, e lo dico senza ironia: lei è ipocritamente patetico e non afferma la verità  quando riferisce che Domenico, lontano dal popolo, dai suoi bambini, dalle persone che lui ha tanto amato e continua ad amare … (è) costretto a malincuore, stanco, avvilito, umiliato dalle continue ingiuste e meschine persecuzioni a dare le sue dimissioni alla venerabile età di 85 anni dopo 60 anni di sacerdozio encomiabile dall’ordine francescano che lui ha tanto amato e continua ad amare”. 

Se Lei fosse in buona fede e avesse letto la documentazione in suo possesso, sono certo che  la sua reazione sarebbe stata come quella di una persona amica e legatissima a Domenico:  “Sono arrivato a metà fascicolo ma sono già sconvolto….ma può la cattiveria umana arrivare a tanto????? Io non ho parole… Si…solo il demonio può esserci dietro a tutto questo male… E non si spiega diversamente… per quanto si possa essere cattivi, per arrivare a questi livelli di malvagità deve esserci per forza il maligno dietro…che orrore!!!!!!!!…

P. Piergiovanni pace e bene…ho letto il suo memoriale…tutto e più volte…e ancora non riesco a capacitarmi del perché di tanta malvagità…vorrei semplicemente esprimerle la mia solidarietà e l’affetto  (anche se non ci conosciamo ) insieme alla mia famiglia per le cattiverie ingiustamente subite…e, se per lei non è disturbo,  mi farebbe piacere parlare con lei uno di questi giorni…un saluto affettuoso e una buona giornata…”. 

Reputo altrettanto ingenua   e certamente non idonea la proposta di andare a Palermo, in occasione della vista del Papa Francesco,  a perorare la causa di Domenico. Questi conosce benissimo la via certa, sicura e canonica da seguire per essere riammessi all’esercizio del Ministero presbiterale: fare richiesta formale, e non tramite facebook, appelli sindacali o populisti,  ai Superiori di volere accettare e di essere riammesso all’Obbedienza. Mentre quella che ha sinora seguita “provocatoriamente”  è la via per volere uscire dall’Ordine, come egli stesso del resto ha dichiarato. 

Coinvolto a pieno  in questa brutta storia, mi verrebbe di dire, utilizzando un certo slogan  d’occasione, che “forze occulte, massoniche e anticlericali stanno dietro all’intera vicenda”. Mi era stata anticipata già nel lontano 2015 la notizia che Domenico avrebbe  lasciato l’Ordine. Per questo giudico la sua lettera ipocrita, il suo appello inutile,  e pretestuoso per continuare a infangare la Chiesa e l’Ordine francescano, che invece, a mio parere,  da questa vicenda  escono moralmente ed evangelicamente più limpidi e più credibili. Non ci sono mai stati scheletri nascosti negli armadi, ma vite e vocazioni da salvare. A quanti “pretendevano” che la Chiesa agisse con forza e con immediatezza nel fare giustizia dei malvagi, essa attraverso l’Ordine francescano ha  risposto non secondo criteri e ragioni umane, ma secondo il Padre celeste, paziente e speranzoso verso i figli prodighi, che aspetta per abbracciarli e rivestirli di Vita nuova: infatti non vuole la morte del peccatore ma la sua conversione! 

Inoltre non mi spiego, insieme ad altri,  come e perché Domenico abbia scelto per uscire dall’Ordine la via dell’odio rancoroso e dell’inimicizia, estranei, al dire di quanti lo hanno conosciuto, ai suoi principi, valori e comportamenti morali, anziché la via pacifica,  concordata con i suoi Superiori. Alcuni  frati  abbandonano l’Ordine francescano, ma pochi o nessuno sbattendosi la porta alle  spalle e sputando odio e calunnie contro coloro con i quali avevano condiviso vita e ideali. 

Mi chiedo anche con rammarico e dolore quale torto o ingiustizia io abbia commesso contro di lui per essere stato giudicato e trattato come un “mafioso e un delinquente”. Come mai, nonostante le mie reiterate richieste e vivendo nello stesso paese non abbia sentito il bisogno di incontrarmi per chiarire. Non trovo altra risposta che quella di tanti: “Domenico è plagiato e impedito”! 

Sig. Targia, nonostante il male ricevuto,  le offro  la mia attiva, sincera e pubblica collaborazione perché Domenico possa ritornare, se non nell’Ordine, almeno al Ministero sacerdotale. 

Le chiedo gentilmente un riscontro a questa mia. 

P. Piergiovanni

A proposito di Redazione

La Redazione di Castelbuono.Org, deus ex machina del progetto sin dal 2007, coordinata da Michele Spallino.

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