Verso l?abbattimento dei cinghiali: la Regione vuole cambiare la legge

[GDS.it] In aumento i pericoli creati dalla presenza di cinghiali e ibridi sul territorio, in particolare sulle Madonie. «Danni all?agricoltura, all?igiene e al turismo», dice il sindaco di Castelbuono

di ROBERTO URSO

PALERMO. La Regione vuole fare sul serio per contrastare i disastri creati dai cinghiali. Entro l?autunno l?assessore regionale alle Risorse agricole Dario Cartabellotta presenterà all?Ars una proposta di modifica legislativa per consentirne l?abbattimento, secondo piani controllati, e ridurre così i pericoli per l?uomo, gli altri animali e le colture. La richiesta di intervenire in questo modo arriva dal territorio, in particolare dalle Madonie, la zona più colpita.
«Contro simili calamità non esiste altro rimedio che arrivare ad un piano di abbattimento selettivo e controllato dei cinghiali», dice il sindaco di Castelbuono, Antonio Tumminello, che dopo il verificarsi degli ultimi episodi, denunciati due giorni fa dal Giornale di Sicilia, invierà all?assessorato regionale alle Risorse Agricole un?ulteriore nota di allarme. In paese ora gli abitanti delle case periferiche o delle villette in montagna temono per la loro incolumità.

I danni procurati finora nei territori delle Alte Madonie (ma potrebbero estendersi più in basso) dai circa 10.000 capi di suidi sono elevati e potrebbero colpire la salute e l?incolumità delle persone se non si pone un rimedio. Cinghiali e consimili ibridi, dopo incroci con i vicini suini dei Nebrodi, continuano a spadroneggiare sul territorio madonita. Scavano il terreno in continuazione, distruggono radici e tuberi, muretti di recinzioni, canali sotterranei di deflusso delle acque e saccheggiano i campi coltivati. «Un danno triplice», insiste Tumminello, che spiega: «I danni all?agricoltura in primo luogo. Poi il timore di malattie ed epidemie per i cittadini, visto che ormai i cinghiali arrivano pure in pieno giorno e assaltano i cassonetti dei rifiuti. Infine, i cinghiali scoraggiano turisti e villeggianti, che scappano via».

Un fenomeno che si acuisce di anno in anno per l?alta proliferazione. Una scrofa partorisce due volte all?anno da 25 a 30 piccoli cinghiali. Cosa fare allora? Non basta la cattura nelle venti gabbie esistenti sul territorio di circa quindici capi a settimana.

«Negli ultimi tre anni ? affermano dall?ente Parco delle Madonie ? per tre volte abbiamo sollecitato l?assessorato alle Risorse Agricole proponendo un emendamento alla legge regionale 23 del 2001 che vieta l?uso di armi da fuoco in aree protette. Con gabbie e chiusini non si combatte il problema. Occorre procedere, consentendo a gruppi di cacciatori seguiti da guardie forestali e vigili urbani, all?abbattimento di questi animali. In altri parchi come il Pollino o il Cilento è permessa la caccia controllata per tutelare l?incolumità pubblica e la salvaguardia del territorio. Anche per le associazioni ambientaliste tali procedure non sono più un tabù».

L?assessorato Risorse Agricole non sminuisce la portata del fenomeno. «Non è stato facile ? afferma Mario Candore, capo delle segreteria tecnica ? arrivare a questo auspicato ?piano di controllo? di selezione dei cinghiali. Un progetto complicato, su cui ormai anche gli ambientalisti sono ?più morbidi? e riconoscono i pericoli. Siamo impegnati a mettere ordine su tutto il territorio regionale, non solo sulle Madonie ma anche nel Messinese. Ma esistono altri problemi come quelli creati dai conigli nel Trapanese. Comunque, posso assicurare che l?assessore Dario Cartabellotta darà il suo totale contributo. Ha preso l?impegno di portare in aula all?Ars, entro l?autunno, una modifica alla legge regionale 33 sulla caccia per fare approvare questi ?piani di controllo? che puntino a ridurre i capi di suidi che arrecano tanti danni alle coltivazioni e sono un pericolo per le persone».

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