Vicenda Lena. I professionisti dell’antimafia e la fine di un’ingiustizia

By on 10 aprile 2018

Trentuno anni fa il Corriere della Sera pubblicava un articolo di Leonardo Sciascia intitolandolo “I professionisti dell’antimafia”. Fin da subito l’articolo innescò polemiche feroci, in un certo senso mai placate, alimentando un dibattito complesso ma certamente proficuo. Secondo altri infatti lo scrittore fu capace, con grande coraggio e lungimiranza, a smascherare i rischi “dell’impostura” dell’antimafia, gli abusi celati dalle posizioni di potere e visibilità ed il rischio delle distorsioni. La storia di Francesco Lena è certamente un tassello, ancor più perché intrecciato con la scandalosa vicenda del giudice Saguto, che i detrattori di Sciascia non potranno non considerare.

Pubblichiamo con estrema soddisfazione due articoli – tratti da Repubblica.it e Meridionews – che danno conto della restituzione dei beni all’imprenditore Francesco Lena. E’ un finale lieto, nonostante il “calvario” insanabile durato oltre 7 anni, che restituisce non solo l’azienda vitivinicola “Abbazia Santa Anastasia”, ma soprattutto la piena onorabilità ad un imprenditore che tanto si è speso per il nostro territorio, valorizzando – prima di moltissimi altri – una vocazione d’eccellenza siciliana e scegliendo Castelbuono come sede naturale per la propria scommessa.

In calce riportiamo alcuni link ad alcuni articoli con le tappe principali della vicenda, lieti di mettere finalmente un punto a questa storia, quantomeno alla sua parte buia. Ben contenti e speranzosi, invece, di tornarne a parlare presto in tutt’altro modo.

 

[Repubblica] Sette anni e mezzo dopo il sequestro, chiesto e ottenuto dalla Procura di Palermo, vengono restituiti tutti i beni all’imprenditore Francesco Lena, assolto definitivamente dall’accusa di essere un prestanome dei mafiosi.

Nel patrimonio di Lena torna l’azienda vitivinicola “Abbazia Santa Anastasia” di Castelbuono (Pa). La sezione Misure di prevenzione del tribunale di Palermo ha dato ragione all’imprenditore e ai suoi legali, gli avvocati Andrea Dell’Aira e Rosario Vento.

Il nome di Lena era stato associato a boss del calibro di Bernardo Provenzano (secondo l’accusa, il defunto padrino corleonese era il vero proprietario dell’Abbazia), Salvatore Lo Piccolo, Nino Madonia e Antonino Rotolo. Si partiva da alcune intercettazioni in cui i boss parlavano di favori resi da Lena.

Secondo il collegio, però, “non è possibile comprendere in cosa sia consistito il favore”, né i pentiti hanno saputo aggiungere ulteriori elementi.

 

[Meridionews] «Finalmente giustizia ad un uomo, un imprenditore, un padre, Francesco Lena, che ci ha insegnato il rispetto, la forza d’animo e l’orgoglio di una vita. Sono felice». Così Stefania Lena commenta sui social la notizia del dissequestro del patrimonio del padre, Francesco Lena, accusato sette anni e mezzo fa di avere dei legami con Bernardo Provenzano e di esserne un prestanome. 

Un calvario iniziato nel 2010 e che giunge definitivamente alla sua conclusione oggi. Dopo il sequestro, chiesto e ottenuto dalla procura di Palermo, il tribunale di Palermo gli dà ragione e gli restituisce tutti i beni. Torna nel suo patrimonio anche l’azienda vitivinicola Abazia Sant’Anstasia di Castelbuono.

Il nome di Lena era stato associato a boss del calibro di Bernardo Provenzano (secondo l’accusa, il defunto padrino corleonese era il vero proprietario dell’Abbazia), Salvatore Lo Piccolo, Nino Madonia e Antonino Rotolo. Si partiva da alcune intercettazioni in cui i boss parlavano di favori resi da Lena. Secondo il collegio, però, «non è possibile comprendere in cosa sia consistito il favore», né i pentiti hanno saputo aggiungere ulteriori elementi. 

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La Redazione di Castelbuono.Org, deus ex machina del progetto sin dal 2007, coordinata da Michele Spallino.

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