VIII: “Breviario di autodifesa dalla comunicazione politica”

By on 4 maggio 2017

Alla fine siamo arrivati alla conclusione che probabilmente la cosa migliore sia lasciarvi all’agone politico congedandoci con un piccolo regalo: vi omaggiamo un breve corso di autodifesa dalla comunicazione politica

In commercio abbondano corsi d’autodifesa di ogni tipo, ma incomprensibilmente manca l’utilissimo vademecum per la difesa personale dalle elezioni, che di certo avrebbe tanta fortuna ovunque in circostanze simili. Ma prima di passare all’autodifesa vera e propria è necessario studiare il nostro aggressore ed il suo vocabolario. Passiamo intanto in rassegna tre aspetti fondamentali: il simbolo, la retorica e la piazza.


IL SIMBOLO

Sono quelle palle variopinte che accompagnano quasi sempre la comunicazione politica. Non sono le uniche palle, ma sono quelle con i disegnini all’interno che troverete nei tazebao, sui balconi e nei post su Facebook di ogni insindacabile candidato. Nel nostro caso ne esistono solo una palla per ognuno, per un totale quindi di quattro, che andiamo qui ad analizzare in ordine alfabetico:


Andiamo Oltre: la strada che non spunta. Una trazzera in salita che porterebbe ad un simil-castello colorato. I più attenti notano che in cotanto paesaggio non si intraveda anima viva… E, fino ad ora, il logo sembra il più coerente tra i quattro…

Castelbuono in Comune: sbagliano i maligni a ritenere che vi sia ritratto il classico gioco da fare con foglio e forbici, quello che alla fine ti fa ottenere un girotondo con una moltitudine di pupini mano-nella-mano (a quanto pare in omaggio alla pratica più in voga durante le giunte): nulla di tutto ciò. Nel simbolo sono ritratte dal vero tutte e 8 le persone che hanno “in comune” di sostenere convintamente il progetto. Ex “area di servizio”, nome successivamente abbandonato per le minacce delle principali sigle sindacali dei benzinai, “Castelbuono in Comune” è un lungimirante invito a barricarsi in Municipio, prima che giunga l’esito delle urne.

Democratici per Castelbuono: tentativo senza pudore di somigliare al logo dell’Ulivo, per far finta che nulla sia successo, ma sostituendolo col frassino. Fogliame su identico sfondo celeste sfumato, nonostante il grosso di quel gruppo sia altrove. Il nome è la riduzione di un’affermazione più estesa: Democratici non siamo stati per via del fatto che Mario pretende di tornare a fare il sindaco di Castelbuono.

Svolta popolare: in questo caso la palla ospita un ottagono, probabilmente in omaggio alle fontane delle due piazze principali. C’è di tutto: testi, cielo, lo skyline in bianco del paese ed una famiglia corredata da nonno con bastone. A giudicare dalla vista (Santuzza ad occhio e croce), la svolta popolare a cui il logo fa riferimento è la bella curva che dalla chiesetta consente di andare verso sinistra, evitando la ripida discesa a ciottoli. Ed effettivamente quella è una svolta che gode di grande consenso – molto popolare appunto – proprio perché evita una pendenza pericolosa da dove, come è noto, rotolarano e si persero anche le botti durante l’omonima festa.

 

LA RETORICA (da Palco, Balcone o Tastiera)

Castelbuono virtuosa è … una comunità laboriosa che si alza la mattina presto per andare lavorare, con orgoglio e la schiena dritta…. ecc.

Si accettano scommesse sul fatto che sentiremo questa frase. Sentiremo tante cose vecchie, è vero, ma non è detto che le cose nuove siano per questo necessariamente migliori! A proposito di retorica, attendiamo con ansia anche la Romé, la quale – per non esser da meno – pare abbia intenzione di citare Margaret Mead e ricordare anche lei al mondo di “non dubitare mai che un piccolo… ecc.”  Nel frattempo, complimenti per la fantasia: guardate qui.

Alla retorica appartengono innanzitutto gli slogan. I principali al momento sembrano essere (sempre e solo in ordine alfabetico per movimento):

– Castelbuono Cambia.

– Insieme si può.

– Castelbuono In Comune. Incontriamoci.

– L’alternativa siamo noi.

Ma autodifesa vuol dire anche rispondere all’attacco. E vi immaginate poter rispondere ai manifesti? In due casi, provate a cliccare e ad attendere…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LA PIAZZA

Ma l’autodifesa è innanzitutto consapevolezza, coscienza di sé. Per questa ragione ci preme sottolinearvi quanto, oltre al vigore degli applausi e al resto della vostra comunicazione non verbale, persino la vostra posizione spaziale durante un comizio rappresenti un preciso messaggio al politico comiziante ed al resto della comunità. Salvo folle speciali, da comizi di chiusura o apertura, la piazza Margherita (prendiamo questa per semplicità e maggior capienza) si compone di 7 zone erogene principali:

  1. il sottopalco: la zona degli attivisti, dei candidati al consiglio e dei parenti più stretti.
  2. fontana nord: “schierati” davanti alla fontana, disposti cioè a beccarsi qualche goccia d’acqua se gira il vento, vi sono gli elettori già convinti, i simpatizzanti, che ideologicamente si propongono di allungare la folla del sottopalco fino al centro della piazza. Auspicando che serva a far dire ai passanti quatomeno “… ‘a chiazza era china però
  3. fontana sud: La cuspide della fontana funge da bandierina delimitativa: bastano pochissimi metri e le cose cambiano. Nella zona “fontana sud” stazionano i principali indecisi ma… possibilisti, che aspettano ancora quella parola giusta, la trovata, che li possa convincere e portare qualche passo in avanti. Tra i militanti della fontana nord.
  4. i passanti: coloro che percorrono le vasche della passeggiata snobbando i comizianti. Alcuni carpiscono qualche frase, e più moderati rallentano e commentano qualcosa, ma comunque passano, come nella poesia di Brassens cantata da De André. La maggior parte degli appartenenti alla categoria “passanti” praticano il più totale disinteresse nei confronti di chi parla e persino della competizione in sé (la cosa sfocia in genere in astensione o scheda bianca. O insulto su scheda) ed anche fastidio per l’assembramento. Alcuni parlano di sport ed altri persino di elezioni politiche. Ma di quelle francesi. 
  5. la pinnata: il campo neutro, occupato in prevalenza dagli osservatori. Si pongono anche fisicamente al “di sopra” il dibattito. In realtà è generalmente la collocazione degli oppositori al comiziante di turno, i quali però volentieri ospitano gli osservatori neutri per commentare talvolta insieme, con riferimenti e confronti complessi. Va detto che alcuni osservatori lo diventano solo perché, nel pomeriggio, hanno osservato il cielo e capito che due gocce d’acqua potrebbe farle…
  6. i panchinari: altro campo neutro, occupato da pochi fortunati capaci di accaparrarsi i 3 posti della panchina nel lato sinistro della piazza. In genere gli stessi vecchietti del circolo limitrofo, che permangono per curiosità e per capire “a chi appartengono” i volti nuovi sul palco.
  7.  i baristi: i finti disinterassati, gli astenzionisti, ed anche qui gli avversari. Una variante più curiosa del passante, costretto quindi a stazionare per sentire quanto di più, disposta anche a consumare qualcosa da Fiasconaro o Cin Cin. Varianti possibili: barista salutista – prende un gelato – e barista alcolista: spritz o altro aperitivo a base alcolica.

Ed ancora: ne vogliamo parlare dei programmi e dei “santini”? Delle colonne sonore che anticipano il comiziante? Degli alberi genealogici o degli attestati di famiglia allegati al CV per determinare l’appartenenza in lista o la giunta? Sì, forse ne vogliamo parlarne, ma non adesso. Per il momento godiamoci i primi comizi caldi.

Alla prossima.

 


Gli Insindacabili – nelle scorse puntate:

  1. Il sesso dei sindaci
  2. The Gianfrix
  3. Ypsiflix. Il mondo ci guarda
  4. I Vespritz
  5. Il ritorno di Rocky La Forgia
  6. San Valentino: dell’ammore e di coppie scoppiate
  7. Rocky 2 – Il “cambiamento” 

A proposito di Michele Spallino

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