Voto di scambio, si dimette il sindaco di Termini Imerese

L’inchiesta sul voto di scambio travolge il sindaco di Termini Imerese.

Francesco Giunta, eletto quasi due anni fa in una lista di centro destra, si è dimesso dopo avere ricevuto un avviso di garanzia con altre 95 persone. L’indagine della Procura ha delineato il profilo di un “sistema” di scambio di voti, favoritismi e promesse di posti di lavoro che si sarebbe messo in moto in occasione di due appuntamenti elettorali: le regionali del 2017 e le amministrative dello stesso anno.

Giunta è indagato anche per peculato per il presunto uso personale dell’auto di servizio del Comune. Il sindaco ha annunciato le sue dimissioni con una diretta su Facebook.

“Come sapete – ha detto – nei giorni scorsi ho ricevuto insieme a 96 persone un avviso di garanzia. Ad oggi non ho avuto il tempo di acquisire la documentazione. Ho la coscienza a posto. Sono certo di dimostrare la mia estraneità dei fatti contestati. E mi sono dimesso con grande dolore visto che stavamo ottenendo ottimi risultati. Ma l’ho fatto perché così riuscirò meglio a difendermi da una serie di attacchi personali violenti di questi ultimi giorni. Devo ringraziare tutti gli assessori, i consiglieri comunali i dipendenti comunali per il lavoro svolto”. 
Ho grandissimo rispetto – ha aggiunto – per la magistratura, sia quella inquirente che giudicante. Non è una frase fatta. Sono avvocato e tornerò a fare l’avvocato. Non sono mai stato duro negli attacchi. Sono fatto così. Ho rispetto per la persona umana. Profondo rispetto. Quel rispetto che qualcuno che con i capelli bianchi dovrebbe avere – conclude Giunta – godendosi una lauta pensione e non gettare e continuare a spargere veleno“. 

C’è in quest’ultimo passaggio un riferimento alle polemiche infuocate che ha innescato l’inchiesta sul voto di scambio nella quale sono coinvolti, oltre a Giunta, anche l’ex presidente della Regione Totò Cuffaro, scarcerato nel dicembre del 2015 dopo avere scontato una condanna a sette anni per favoreggiamento alla mafia.

Tra gli altri indagati anche l’assessore regionale territorio, Toto Cordaro; il capogruppo all’assemblea regionale di “Diventerà Bellisima” (lista che fa capo all’attuale governatore Nello Musumeci) Alessandro Aricò; gli ex coordinatori della Lega in Sicilia, Alessandro Pagano e Angelo Attaguile; il candidato (non eletto) in una lista di centro sinistra alle regionali, Giuseppe Ferrarello. È indagata pure Loredana Bellavia, che quando il caso è esploso si è dimessa da assessore comunale.


L’indagine, condotta dal pm Annadomenica Gallucci, è stata avviata due anni fa sull’onda delle polemiche suscitate dalla candidatura nella lista della Lega di Mario Caputo, fratello dell’ex deputato regionale ed ex sindaco di Monreale Salvino che non poteva essere candidato per una condanna per abuso d’ufficio. Al suo posto era stato presentato il fratello ma nella promozione elettorale sarebbe stato utilizzato un espediente: il nome di Mario Caputo era accompagnato dalla specificazione “detto Salvino” che avrebbe, secondo la Procura, indotto gli elettori a confondere l’identità del candidato.
In occasione delle due elezioni sarebbe stato organizzato un sistema di scambi e di promesse. Per avere i voti i candidati e i loro promoter promettevano posti di lavoro, promozioni agli esami di maturità, ammissioni ai test di facoltà a numero chiuso. Esploso il caso, Giunta ha tenuto un basso profilo. Non si è esposto se non con qualche dichiarazione con la quale si dichiara estraneo alle accuse che gli vengono mosse e ha seguito in seconda fila le vicende della Blutec: un altro caso giudiziario che ha investito Termini Imerese con l’arresto dei vertici della società che avrebbe dovuto rilanciare il polo industriale. Ora tutto è fermo e i lavoratori sono fortemente preoccupati per il futuro dello stabilimento.