Ypsigrock, la grande sfida di un piccolo museo siciliano

[dailystorm.it di Raffaella Ceres] Un polo gestito da donne che cerca di emergere con le proprie forze, ospitando mostre originali e curate. Che nascono nel palermitano con l’aspirazione di rivoluzionare il contesto artistico nazionale. E, perché no, anche internazionale. A parlarcene è la direttire Laura Barreca

[Foto di Roberto Panucci]

Fino al prossimo 8 novembre 2015 sarà possibile lasciarsi coinvolgere dalla contaminazione artistica fra la musica elettronica e l’arte contemporanea visitando presso il Museo Civico di Castelbuono (Palermo) le mostre dei due noti artisti Seb Patane e Luca Trevisani. A introdurcela è Laura Barreca, direttrice del museo e curatrice delle mostre insieme a Valentina Bruschi, in occasione della doppia inaugurazione e dell’importante sinergia con l’Ypsigrock Festival svoltosi negli stessi giorni di apertura al pubblico delle installazioni.

Dopo una prima formazione italiana, Laura ha scelto di proseguire il suo lavoro di ricerca a New York con un post dottorato alla Columbia University, ha lavorato per l’Istituto Italiano di Cultura di New York, per la biennale del 2012 a Shangai, per la Fondazione di Parigi, e poi il Maxi di Roma, il Museo Riso della Regione Sicilia. Insegna anche Fenomenologia dei media in accademia. Nel suo ruolo di direttore del Museo Civico di Castelbuono ha scelto di riportare il suo ricco portfolio di esperienze a servizio della sua amata Sicilia. Ci ha spiegato come e perché.

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In che cosa consiste il tuo progetto come direttrice qui a Castelbuono?

Ho scelto di creare un progetto di management culturale che molti musei normalmente tentano di fare ma che non riescono a sviluppare perché offuscati dalla parte politica e dalla burocrazia che non ti aiuta a fare nulla. Qui a Castelbuono possiamo godere di una gestione illuminata delle potenzialità del territorio.

Da cosa ha origine quella che definisci come una “gestione illuminata”?

Intanto gestione illuminata nell’aver scelto un team di professionisti che ci permette di organizzare una programmazione di eccellenze all’interno del Museo. In secondo luogo lavoriamo molto sull’identità mediterranea. Io sono profondamente convinta che il museo sia come un organismo, un essere vivente che ha la propria storia, identità e capacità di muoversi e per queste ragioni tale identità deve essere raccontata a vari livelli.

Tutto quello che facciamo punta all’eccellenza attraversando una lettura autoctona in una visione allargata, come l’immagine dei centri concentrici, per usare una possibile metafora: ragioniamo sull’attività locale e sulla storia del territorio per poi allargarci verso un’identità territoriale mediterranea. Questo è il macrotema che abbiamo scelto per l’organizzazione e il concepimento del nostro programma espositivo e che identifica questo posto, perché ci affacciamo sul Mediterraneo, siamo mediterranei e perché un museo ha la sua funzione civica proprio nell’incidenza che ha sul territorio e che può e deve raccontare al pubblico.

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In che modo vi rivolgete al territorio e al pubblico?

Realizziamo delle mostre che definiamo stagionalizzate, nel senso che operiamo anche in base al target di pubblico, perché l’affluenza è assolutamente diversa durante l’anno. In questo periodo, durante l’Ypsigrock, scegliamo degli artisti che abbiano a che fare con la musica elettronica. Lo scorso anno Riccardo Benassi ha esposto un’installazione ambientale il cui cuore pulsante è stato un suono proveniente da una fonte invisibile agli occhi. Le mostre di questo anno sono di Seb Patane e Luca Trevisani, due artisti contemporanei di grande valore.

Luca Trevisani con Grand Hotel et des Palmes ha realizzato il suo progetto fra Parigi, Madrid Palermo e Castelbuono, in collaborazione con l’Istituto di Cultura Italiano a Parigi dove ha precedentemente fatto una resident a gennaio e ancora con l’orto botanico di Palermo, da dove ha prelevato le piante che, attraverso un processo chimico, ha trasformato in oggetti preziosissimi grazie al solfato di rame che si cristallizza. Cristallo chiama cristallo formando le sculture molto preziose che sono in mostra e lavorando su questa identità ibrida fra uomo e natura.

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Quello che stai illustrando è molto interessante. ma come sostenete questi progetti?

In Italia le cose che costano poco si possono fare, con grandissimo sforzo e grandissima fatica ma si possono fare semplicemente mettendo insieme le professionalità, le capacità e non spendendo un centesimo in più di quello che non sia necessario.

Musica e arte messe in stretta relazione, dunque. In che modo?

Le mettiamo in relazione perché sono due discipline contemporanee che si toccano e, nell’ibridazione dei linguaggi contemporanei e nella loro variabilità, questo avviene continuamente. Non può esistere più solo la pittura attaccata al muro, sopratutto perché se noi continuassimo a pensare questo, risulterebbe vana la lezione diDuchamp sull’oggetto decontestualizzato. Più semplicemente, gli artisti hanno una produzione talmente varia ed una pluralità linguistica così ampia che, in molti casi, finisce per toccare le note e i tasti della musica contemporanea e della produzione musicale.

Così è stato per Seb Patane che in As Unreal as Everything Else lavora con l’identità sonora, la produzione e il linguaggio della musica elettronica. Lo stesso vale per Luca Trevisani che concepisce il suono dei suoi video come elemento portante e costituente dell’opera d’arte. L’ Ypsigrock è per noi un’esperienza d’eccellenza ed insieme a Vincenzo Barreca e Gianfranco Raimondo, direttori artistici del Festival, non potevamo non creare un vero e proprio lavoro di sinergia artistica che porterà ad organizzare nei prossimi mesi dei concerti di musica elettronica dentro il castello.

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Come ha reagito il pubblico e cosa ti aspetti ancora?

Il pubblico ha reagito e sta reagendo positivamente. Castelbuono è un posto che ha grande rispetto e sensibilità per la cultura e l’ambiente. Il museo quest’anno compie 50 anni: una storia che si è evoluta, che ha portato questo museo ad essere acquistato nel 1920 attraverso una colletta dei castelbuonesi, che si sono riappropriati di un bene pubblico.

Un primissimo esempio di crowdfunding dell’arte, potremmo dire.

Assolutamente! Noi promuoviamo la realtà di questo museo attraverso il contemporaneo come viatico per arrivare a un target di persone che normalmente non sono vicine ai linguaggi del contemporaneo, in modo da affiliarle attraverso un contesto architettonico monumentale come quello del Castello di Ventimiglia, che è uno dei manieri medioevali meglio conservati e restaurati tutt’oggi esistenti in Sicilia.

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Laura, una parola che riassume tutto quello che ci hai raccontato?

La sfida. Il nostro è un museo al femminile. Siamo tutte donne a lavorare qui: grandissime lavoratrici. Con Angela Sottile e Valentina Bruschi abbiamo unito le nostre professionalità che vengono da anni fuori dalla Sicilia e stiamo cercando di portare questo progetto proprio da dove tutto è partito, da dove noi stesse siamo partite. La nostra sfida è produrre mostre sempre originali, che nascono qui per poi essere magari esportate. Produciamo, esponiamo e creiamo un’implementazione del nucleo collezionistico del museo, abolendo la voce di spesa degli artisti e chiedendo loro di donarci quello che viene prodotto. La semplicità di una sfida a suo modo rivoluzionaria.

Concludiamo con le parole di Luca Cerrizza, noto autore e critico d’arte che ha collaborato alla stesura di entrambi gli interessanti cataloghi delle mostre di Seb Patane e Luca Trevisani: «Costruire un territorio comune fra l’arte visiva e la musica, proprio nei giorni dedicati all’Ypsigrock qui a Castelbuono, è una componente estremamente importante della cultura contemporanea. Ci troviamo di fronte a un lavoro di eccellenze, un microcosmo perfetto nel quale puoi immergerti, vivere il paese, l’esperienza dell’Ypsicamping: una scala di misurazione più piccola per un’ esperienza culturalmente più grande».

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