2° pt: “Paolo Cicero, i Beatles e Jimmy Page. Passando per la cassa con le opere di Crowley”

Nella prima puntata di questa strana e spiacevole saga, comunicavo tutto il mio disappunto per l’iniziativa del 25 agosto – contestualizzata all’interno di una più edificante commemorazione della scomparsa del prof. Di Liberti – in cui si è proceduto al paradosso di una donazione “tramite terzi”.
Curioso che persino la comunicazione ufficiale predisposta dagli organizzatori si ostinava ad appellare la donazione come “Cicero – Speciale”, salvo poi procedere con atti ufficiali in cui a donare erano gli eredi Di Liberti – Sottile…
Come dicevo, questo – nemmeno così piccolo – aspetto formale rischia di istituzionalizzare un’aberrazione storica, e potrebbe offrire una sanatoria sul passato sui pezzi mancanti al difficile appello del nucleo riconducibile alla produzione del pittore Paolo Cicero e degli allievi, e soprattutto su altre opere, di ben altro interesse al più vasto pubblico.
Con un voluto e malcelato mistero, quindi, riferivo della mia scoperta accaduta qualche anno fa, quando attraverso un’approfondita ricerca sul web alla ricerca di opere del Paolo Cicero, mi imbattevo in un remoto blog inglese, in cui si faceva riferimento alla presentazione, avvenuta qualche giorno prima, di alcune opere inedite certamente attribuibili ad un importante quanto controverso inglese del novecento. Adesso, lieto che la politica si stia muovendo – anche se con modi che non condivido, per le ragioni che spiegherò in calce – ritengo giusto svelare pubblicamente il nome del “pittore” che per oltre settant’anni ha atteso in silenzio in piazza Margherita, ed oggi gira il mondo ed è corteggiato (e valutato) probabilmente oltre ogni aspettativa.

Facciamo un passo indietro. In tutte le mie fonti, cartacee e non, tornava in ballo con regolarità una certa “cassapanca”, al cui interno in disordine vennero rinvenuti disegni minori, cartoline e opere degli allievi di Cicero – se ho ben capito il solo nucleo oggetto della recente donazione/restituzione – e certamente altro materiale ancor meno interessante, oltre però ad un certo numero di tele e tavole evidentemente di mano diversa firmate “AC”.
Non fu immediatamente chiara l’attribuzione di queste, probabilmente anche per lo stato in cui versava l’intero contenuto della cassa, al punto persino che – e qui si gioca un altro snodo fondamentale della vicenda – la stessa sig. Guarcello (in qualità di erede della Sig. Rosina Speciale) avrebbe detto che per quanto la riguardava “il contenuto poteva anche essere portato in discarica”.
Ciò, per alcuni, è da tradurre come un regalo diretto al Di Liberti e a Sottile. Oppure, come a me sembrerebbe evidente, resterebbe un’occasione inscindibile dalla funzione istituzionale del presidente pro-tempore e dell’incaricato per l’allestimento della mostra. Il punto centrale resta l’entrata in possesso di un patrimonio, probabilmente in prima istanza non ritenuto degno di importanza dagli amministratori comunali, poi rivelatosi notevolissimo e su cui mai più si ebbe intenzione di proferire parola a Castelbuono.

Fernando Pessoa e Aleister Crowley
Fernando Pessoa e Aleister Crowley

“AC” è infatti Aleister Crowley, la figura forse più significativa di sempre in un certo mondo dell’esoterismo, dalla magia bianca alla magia nera; occultista ma anche scrittore, filosofo e artista, che dal 1920 al 1923, risedette a Cefalù fondando un’Abbazia piuttosto insolita, sede di pratiche esoteriche e, a detta di molti, di riti e celebrazioni a base di droga, sesso e spiritismo: l’Abbazia di Thelema, e sull’argomento è stato già detto e scritto molto. Per ricordare l’importanza del personaggio è sufficiente citare che lo stesso è annoverato dalla BBC tra i 100 britannici più influenti di sempre, che i Beatles inseriscono il suo volto (il secondo in alto, da sinistra) nella loro storica copertina del capolavoro Sgt. Pepper’s, che Jimmy Page dei Led Zeppelin, David Bowie, i Doors, Marilyn Manson e tanti altri artisti internazionali lo venerano e spesso fanno di tutto per acquistare cimeli e memorabilia.

Jimmy Page nella villa "Boleskine"
Jimmy Page nella villa “Boleskine”

Crowley, inoltre, era in costante contatto con Pessoa,  D’Annunzio ed altri grandi intellettuali dell’epoca ed, ancora, di lui hanno scritto in moltissimi, da Maugham fino ai nostri Sciascia e Consolo. Jimmy Page nel 1970 acquistò la mitica Boleskine House, a Lock Ness, dove Crowley soggiornò dal 1899 al 1918, cioè prima di trasferirsi nella villa sita a Santa Barbara a Cefalù.
E’ certo inoltre che Page acquistò molto altro, persino le imposte affrescate da Crowley della villetta cefaludese: una fonte molto attendibile mi dice di avergli stretto la mano, qualche anno fa, mentre passeggiava in incognito per corso Umberto.

paolo cicero
Paolo Cicero

Paolo Cicero negli anni ’20 insegnava all’istituto d’arte di Cefalù, ma non si ha alcuna prova di una frequentazione dello stesso all’Abbazia. Più facile pensare ad un mero contatto attraverso cui Crowley acquistava tele e colori. Con un certa probabilità, Cicero acquisì le opere per finanziare le donne rimaste nella villa dopo la cacciata di Crowley su decisione del fascismo.

A parte le ipotesi relative al tipo di rapporto tra i due, o alle ragioni per le quali Cicero entra in possesso, è cosa certa che più di una decina di opere di Crowley facessero parte del patrimonio rinvenuto nelle due casse di piazza Margherita: col passare del tempo sono entrato in possesso di un numero sufficiente di documenti incontestabili.  Tra questi basterebbe citare alcuni cataloghi che presentano con enfasi la c.d. “Collection de Palerme”, il cui capitolo relativo alle origini della collezione è ovviamente a firma di Giuseppe Di Liberti. E lo stesso non rinuncia a citare

Paolo Cicero, jeune peintre qui a l’époque travaillat à Cefalù […] – fino a dire inequivocabilmente che – […] Cicero mourut en aoùt 1932, et, n’ayant pax des enfants, laissa tout des biens à sa femme. Parmi des possesion, il y avait une caisse qui contenait des draps et le peintures de la présente collection […]”.

Il padiglione nero di Palazzo de Tokyo (Parigi) allestito con le opere di piazza Margherita
Il padiglione nero di Palazzo de Tokyo (Parigi) allestito con le opere di piazza Margherita

Dopo la presentazione a Londra, le opere sono andate in mostra nel 2008 al Pompidou Centre di Parigi, all’interno del grande evento “Traces du sacré”, una retrospettiva con opere anche di Chagall, De Chirico, Dali, Duchamp, Giocometti, Goya, Kandinsky, Picasso e Warhol, che al ritrovamento “di Palermo” ha riservato prioritaria importanza sul resto. Oggi le 13 opere sono in Australia, affidate alla galleria Buratti che ne gestisce il “business”.

Di quasi tutti i passaggi, che negli anni ho ricostruito con passione, sempre d’intesa e col supporto dell’allora direttore del Museo Adriana Scancarello, cercando di continuare a seguire le tappe di questo incredibile tour, ancora oggi in me  prevale lo stupore che – come spesso accade con le storie castelbuonesi – tutto cominci da piazza Margherita. Dove, peraltro, io auspico ancora tutto ritorni… E’ stato entusiasmante e faticoso al contempo, dopo la scoperta sul web, ricercare “prove” ulteriori, interne all’istituzione, tra i vecchi verbali, appunti manoscritti, di vent’anni prima. Alla fine, grazie al lavoro meticoloso dell’allora direttore, ci siamo riusciti*.

Se su diversi aspetti della ricostruzione è possibile che alcune sfumature possano avere una tonalità diversa da ciò che ho riferito, e che ciò possa incidere sugli esiti legali della vicenda, a me importa davvero poco: so solo come mi sarei comportato io, se mi fossi trovato al posto di alcuni attori di questa narrazione. E questo mi basta. Ognuno è legittimato a trarne un proprio giudizio, e prima di tutti a farlo deve essere l’Amministrazione pubblica e le Istituzioni culturali preposte, che hanno il dovere di scegliere come perseguire l’interesse collettivo.

Castelbuono, 5 settembre 2014
Michele Spallino

 

PS:
Egregio Sindaco,
come è del tutto evidente, la mia volontà a contribuire alla ricostruzione dei tanti passaggi è assoluta. Non di meno non ritengo un’assemblea pubblica il contesto dove ciò possa avvenire con la necessaria dovizia di particolari, precisione e, anche, riservatezza. E’ già doloroso esporsi ed esporre informazioni di questo tipo, coinvolgendo persone stimate e uomini scomparsi; ma rischierebbe di diventare addirittura un “tritacarne” un’assemblea in cui tutti propongono la propria versione dei fatti – peraltro su tanti e diversi argomenti – rischiando il guazzabuglio ed un poco dignitoso scaricabarile di responsabilità e accuse. Ricostruire la verità storica richiede studio, e lo studio richiede riflessione e approfondimento. Nel mio contributo ho cercato, il più possibile, di evitare nomi e soffermarmi sulle leggerezze enormi di alcuni. Pertanto non mi associo al coro, ma resto disponibile ad approfondire nelle sedi opportune quanto già riferito. Possibilmente ricevendo un invito per tempo, intestato alla figura chiamata in causa, e specificando di volta in volta l’argomento specifico in oggetto.

 

Per pubblica utilità, infine, cito due soli passaggi, ma a mio avviso piuttosto eloquenti:

« […] In riferimento alle espressioni contenute nella pagina 38 dell’inventario: “sono state regalate sia a Di Liberti che a Sottile casse con materiale vario” lo scrivente può testimoniare, perché nella qualità di Sindaco era presente, che la Sig.ra Guarcello in qualità di erede della Sig.ra Rosina Speciale, quando durante la trattativa per l’acquisizione dell’intero immobile abbiamo visitato la casa, dopo aver disposto per pochi oggetti il trasferimento a casa sua ed aver ricordato che la donazione dei libri era legata all’uso della casa Speciale come centro per i giovani, ebbe a pronunciarsi che tutto il resto per quanto la riguardava poteva anche essere buttato. È indubbio che le condizioni in cui si trovavano oggetti, documenti, vestiti, cartoline, disegni, tele era di estremo abbandono e sudiciume e solo l’occhio attento di persone esperte poteva intravedere le potenzialità di tale materiale ed evitare il rischio di mandare il tutto in discarica. In ogni caso la valorizzazione di tale materiale è stato da me interpretato come funzione istituzionale del presidente del Centro Civico e dell’incaricato per conto di esso dell’allestimento della mostra. […] »
prof. Angelo Ciolino – presidente Museo Civico
(prot. n° 207 del 5/10/2004 – Oggetto: “Opere di Paolo Cicero”)

 

* « Nel fondo “Paolo Cicero” abbiamo trovato molte tele di Aleister Crowley, che dovranno essere restaurate ed esposte. Si tratta di una acquisizione quasi incredibile che viene donata assieme a tutto l’archivio Speciale – Cicero e che deve essere ancora formalizzato. »
Prof. Roberto Di Liberti
(prot. n° 34/97 del 7/10/1997 del Centro Civico – “Richiesta contributo straordinario”)

 

Altri Link:

 

Abraxas, autorevole annuario internazionale di esoterismo, dedica copertina e uno speciale alla Collezione di Palermo.
Abraxas, l’annuario internazionale di esoterismo, nel 2013 dedica copertina e lo speciale alla “Collezione di Palermo”. All’interno, anche un articolo di Giuseppe Di Liberti
 

 

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