“Acqua chiara, acqua scura….”, Il M5S chiede chiarimenti sulla gestione della Casa dell’Acqua

[riceviamo e pubblichiamo]

Le Case dell’Acqua sono un servizio di erogazione acqua pubblica potabile di qualità, naturale o frizzante, refrigerata o a temperatura ambiente tramite apposite strutture, (impianti di filtrazione ed erogazione) posti in genere in chioschi. L’impianto può essere destinato agli utenti di un quartiere o collocato all’interno di condomini. Generalmente, non sono previsti costi per l’utente (nei casi in cui il sistema è finanziato dalle tasse pubbliche). Mira a sostituire il consumo di acqua in bottiglia con risparmio sulle spese di trasporto, bottiglie di plastica e costi per i consumatori finali.

Quando apprendemmo che a Castelbuono sarebbe stato messo a disposizione dei cittadini il servizio della Casa dell’Acqua, ne fummo positivamente sorpresi, e sperammo che tutto ciò fosse un tentativo, da parte dell’Amministrazione, per far tornare il nostro Comune sui giusti binari di quel “virtuosismo ambientale” che lo aveva caratterizzato in un recente passato.

Così appariva a primo impatto (e questo voleva lasciare intendere il Sindaco Tumminello), per cui – nonostante le voci in circolazione all’avvio dei lavori ci facessero temere il peggio – siamo riamasti a guardare prima di esprimerci.

Consultando l’Albo Pretorio trovammo i documenti inerenti La Casa dell’Acqua, ovvero la Proposta di Partenariato della ditta proponente e la Delibera di Giunta n° 53 del 10 Luglio 2015 con la quale l’organo faceva propria la proposta della ditta.

 

Ed alla luce di questi documenti (che potete visionare cliccando qui) le domande che ci siamo posti sono le seguenti:

  1. Come mai è stato fatto un affidamento diretto e non c’è stato alcun bando?
  2. Come mai dai documenti i costi dei lavori, del suolo pubblico e delle utenze sono totalmente a carico del comune?
  3. Considerato l’impatto visivo, la Sovrintendenza ha autorizzato una struttura con tali caratteristiche, considerato il contesto in cui si trova?
  4. E’ da escludere che l’approvvigionamento delle vasche che alimentano la Casa dell’Acqua non influisca nell’approvvigionamento delle utenze domestiche nella zona di ubicazione della struttura?
  5. Cosa accadrà quando l’azienda, che gestisce la struttura, avrà finito di ripagarsi i costi di installazione della Casa dell’Acqua? 
  6. Tale opera passerà a gestione pubblica con tutti i relativi introiti, escluse le opere di manutenzione e sostituzione parti usurabili?

In ogni caso ci teniamo a sottolineare con fermezza che siamo sostenitori di qualsiasi metodo che punti alla riduzione dei rifiuti e ad un vantaggio per i cittadini.
Auspichiamo pertanto che iniziative come quella in oggetto vengano inserite in un più ampio ed articolato sistema di prevenzione della produzione dei rifiuti del nostro comune che, ci auguriamo, possa venire al più presto corredato da un meccanismo di tariffazione proporzionato alla quantità di rifiuto indifferenziabile conferito da ciascuna utenza, nella logica “chi meno produce, meno paga”.
Ma soprattutto ci auguriamo che l’indagine di cui dà conto il periodico “Supra U Ponti”, non porti a una interruzione del servizio della “Casa dell’Acqua”, o ad una sua svalutazione, ma solo ad un opportuno chiarimento riguardo la realizzazione, la gestione e il futuro della stessa.

Gli Attivisti del Meet-Up “il Grillo di Castelbuono” 

 

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